A settanta anni dalla morte.
Un artista che la tradizione accademica dell’epoca non comprese
Settanta anni fa: il 3 novembre 1954 moriva Henri Matisse, uno degli artisti più famosi del Novecento, padre della corrente artistica dei Fauves. Era nato il 31 dicembre 1869 a Cateau-Cambreris, nel Nord Est della Francia, ai confini con le grandi pianure fiamminghe e qui trascorre i primi ventidue anni della sua vita, studia al liceo e s’appassiona al violino, strumento che continuerà a suonare per tutta la vita.
Dopo aver studiato diritto a Parigi si era impiegato presso lo studio di un avvocato a Saint-Quentin ma, un attacco di appendicite cambierà la sua vita, costretto ad una lunga convalescenza, riceve dalla madre in regalo una scatola di colori e subito capisce che è la pittura la strada da seguire.
Lasciando dunque quel lavoro, il giovane Henri disillude ogni speranza verso l’avvocatura da parte dei genitori e per completare la formazione artistica fino a quel momento da autodidatta, s’iscrive nel 1891 all’Accademie Julian a Parigi dove seguirà i corsi del maestro William-Adolphe Bouguerau e in seguito gli insegnamenti del pittore simbolista Gustave Moreau dell’Ecole des Beaux-Arts.
È Cezanne la sua più grande fonte d’ispirazio ne, nel 1899 aveva acquistato da Ambroise Vollard, il mercante d’arte proprio “Le tre bagnanti” di Cezanne.

Agli inizi del Novecento inizia la sua rivoluzionaria sensibilità cromatica che lo porterà a usare colori vibranti, accesi e spesso arbitrari rispetto all’apparenza della realtà. Le pennellate cominciano a delineare i contorni con linee rimarcate da un segno deciso normalmente di colore nero tipici in alcuni nudi maschili e femminili di questi anni.
Ormai, nonostante le incomprensioni dei critici più legati alla tradizione accademica Matisse è stimato e richiesto non solo a Parigi, ha mecenati facoltosi che acquistano le sue tele, ha abbandonato le “violenze” del fauvismo, la sua arte è diventata pura, equilibrata e tranquilla, le grandi tele della “Musica” e del la “Danza II” oggi a San Pietroburgo al museo dell’Ermitage sono un esempio.
Nella Musica sono raffigurati cinque giovani personaggi in rosso, nudi e all’aria aperta: uno in piedi che suona il violino, uno accovacciato con un antico strumento a fiato, gli altri ascoltano e forse cantano, tutto sullo sfondo azzurro del cielo e verde del prato.

Con gli stessi tre colori, blu oltremare, verde smeraldo e rosso raffigura la Danza II, tutti i personaggi danzano nudi sullo stesso ritmo, elimina ogni elemento superfluo tutto è con centrato nel ritmo sinuoso dei ballerini. Matisse è il pittore, dei colori, imita le stoffe, le carte da parati e i decori sulle ceramiche, dipinge quadri all’interno delle sue tele, per lui tutta l’arte è un grande cantico di bellezza che vola più in alto delle possibilità storiche e personali.
Ciò che lo rende inconfondibile, e lo distingue da tutti gli altri grandi maestri delle avanguardie artistiche è la totale mancanza di retorica; non stende manifesti, non fa dichiarazioni d’intenti, non ha programmi stilistici, ma di volta in volta sembra stupito dalla bellezza del mondo, da quel piccolo frammento di vita che cattura con i suoi colori, attento a cogliere l’attimo di un raggio di sole.
Un gentiluomo senza tempo, spesso alle prese con problemi fisici, anche gravi, ma capace di innamorarsi di un sorriso con una voglia inesauribile di dipingere, anche seduto su una sedia a rotelle, con il pennello legato ad una canna ed un inno alla grazia e alla leggerezza.
Giorgio Chiominto
Architetto