“La guerra è dappertutto chi ci salverà?”

I conflitti in atto alimentati soprattutto dalle grandi industrie di armi occidentali.
Un mercato osceno sulla vita degli altri

Questo recitavano i bambini in un girotondo di De André. L’orrore delle armi detta la scaletta dei nostri notiziari, ma l’assuefazione è dietro l’angolo. Lo scacchiere mondiale è poco più che un Risiko, dove, a turno, la nostra attenzione si sposta di giorno in giorno da un teatro di guerra all’altro: Ucraina, Gaza, Libano, Siria, Sudan, Myanmar e in più le tensioni politiche in Georgia, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan, Venezuela, Kossovo, Nigeria, Mali, Etiopia.

Oggi anche la Siria di Paolo Dall’Oglio, un frate molto legato a Cori ed alla sua comunità di San Francesco, che proprio in quei luoghi è stato rapito a causa della sua instancabile fede nel dialogo interreligioso. Difficile non prevedere che ondate migratorie raggiungeranno quei paesi che, pur apparentemente estranei ai conflitti, saranno una sponda naturale di salvezza per milioni di rifugiati.

La foto della bambina della Sierra Leone in balia delle onde aggrappata ad un copertone è così esplicita che non richiede didascalia! “Chi semina vento raccoglie tempeste” ed i paesi, in prevalenza occidentali, che le guerre le incentivano con la vendita di armi e lo sfruttamento delle risorse minerarie altrui, si vedranno costretti a far fronte all’arrivo di coloro che dalle guerre e dalla fame scappano a buon motivo. Le guerre e le armi, infatti. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (istituto internazionale indipendente per la ricerca sui conflitti e gli armamenti) gli Stati Uniti rimangono il più grande esportatore di armi, responsabili del 40% delle vendite nel mondo, fornendo armi a più di cento paesi. La Russia con il 16,8% rimane al secondo posto di questa classifica, con una quota, in calo dopo l’inizio della guerra in Ucraina. La Francia ha continuato a far crescere le sue esportazioni di armi, mentre l’importanza relativa della Germania nel mercato globale degli armamenti si è ridotta. Il paese è stato superato come quarto esportatore dalla Cina. L’Italia è sesta tra i maggiori produttori di armamenti con due grandi società: Leonardo e Fincantieri in 13° e 47° posizione. Crescono, rispetto allo scorso anno, le sue esportazioni il cui più grande committente è l’Egitto, (proprio quello di Regeni!), seguite da Qatar, Turchia e Kuwait. Le prime 100 industrie belliche mondiali fatturano 597 miliardi di dollari e fino al quinto posto sono aziende Usa. A rappresentare la potenza militare dell’Ue in classifica ci sono anche: 6 società francesi, 4 aziende tedesche, una spagnola, una polacca ed una svedese.

In Medio Oriente, caduta la dittatura del sanguinario Assad ed in attesa di conoscere quali saranno le fazioni in grado di prevalere dalle rovine di quel paese, l’esercito sionista piani fica la realizzazione del Grande Israele. “Due stati due popoli” è già fuori dall’agenda, Gaza e la Cisgiordania resteranno sotto il controllo israeliano. Nel mirino, a breve, oltre ad una fetta del Libano meridionale, le alture del Golan ed una striscia fino a pochi chilometri da Damasco, poi magari il Sinai ed una parte della Giordania, appena si sarà insediato Trump. Un bel risultato per Israele che sarà perennemente circondato dall’odio del mondo arabo. La Russia di Putin è ora pronta a tratta re l’annessione del 20% del territorio ucraino già conquistato, Crimea compresa, ottenendo più di quello che aveva chiesto sin dagli accordi di Minsk e l’Ucraina fuori dalla Nato, come avrebbero dovuto prudentemente restarci Polonia e Stati Baltici. In Georgia ed in Romania le elezioni regolari sono state annullate, non aveva vinto il “candidato giusto” gradito all’occidente. In Francia Macron perde tre elezioni di fila, ma non crede opportuno dimettersi o permettere, a chi le elezioni le ha vinte, di tentare formare un governo. In Italia abbiamo “Il miglior premier del mondo”, forse generato dall’IA di Elon Musk, e questo spiega, ma solo in parte, il 30% di analfabeti funzionali nei dati OCSE sul livello di comprensione nel nostro paese!

Ettore Benforte

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