La stella di Natale

Una meraviglia di colori e di freschezza, quanto mai speciali nel cuore dell’inverno, diventata simbolo delle festività natalizie la cui bellezza si può godere, e difendere anche oltre.

Tra le varie piante come l’Abete rosso (Picea abies), il classico “Albero” (erede di tradizioni e culture remote di popoli scandinavi, legata al ritorno della luce dopo il solstizio d’inverno, e simbolo della Natività per eccellenza), sono ritenuti tuttora simboli augurali come Vischio (Viscum album), pungitopo (Ruscus aculeatus), agrifoglio (Ilex aquifolium) e poinsettia. Infatti, poinsettia (Euphorbia pulcherrima),
nota anche come “stella di Natale”, è una pianta ornamentale originaria del Messico, Paese in cui cresce ottimamente allo stato spontaneo e raggiunge, peraltro, incredibili dimensioni come un’altezza che si aggira tra i due e i quattro metri.

E. pulcherrima, comunque è un’essenza vegeta dei climi subtropicali dell’Europa meridionale e dell’Africa; è una specie molto apprezzata per la vivacità dei colori delle sue brattee; molto “allegra” e decorativa e si è ambientata a meraviglia inoltre nell’importante e singolare atmosfera gioiosa dei vari regali, delle numerose luci e dei tanti bei canti del Natale.
La Stella di Natale, è una pianta ornamentale della famiglia delle Euforbiacee originaria di Messico e Guatemala. All’interno del suo tronco e dei suoi rami vi è una sostanza lattiginosa (il lattice), leggermente irritante per la pelle. Il nome “Poinsettia” deriva da Joel Roberts Poinsett, primo Ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, il quale introdusse la pianta negli USA nel 1825.

Altri nomi comuni di questa meravigliosa e nota pianta sono: Mexican flame leaf, Christmas star, Winter rose, Noche Buena, Lalupatae, Atatürk çiçeği («Fiore di Atatürk”, in Turchia), Αλεξανδρινό (traslitterato ”Alexandrinò”, cioè Alessandrino, in Grecia).
La bellezza più apprezzata è senza dubbio legata alla fioritura al contrario di quanto si può pensare, il suo fiore, detto ciazio, ha petali e sepali disposti a coppa, non è rosso ma di colore giallo e circondato da una corona di cinque brattee rosse (sebbene ve ne siano anche di colore rosa (var. Annette Hegg Pink); bianco (var. Annette Hegg White) e rosso acceso (var. Annette Hegg Supreme).

È una pianta tipicamente fotoperiodica o brevidiurna e per questo la sua fioritura avviene in pieno inverno quando le giornate sono più brevi. Una buona luminosità favorisce una crescita rigogliosa, ma per avere una buona fioritura tale pianta deve stare per buona parte della giornata al buio. Andrà quindi posta in un luogo dove non riceva luce artificiale e in un ambiente comunque illuminato da non più di otto ore di luce solare. La sua coltivazione, praticata specialmente nelle aree più calde del Mediterraneo, richiede una temperatura tra i 14 e i 22 °C. Può vivere anche a temperature più basse, ma non sopporta il gelo. E’ bene concimarla, nel periodo invernale, almeno ogni quindici giorni con prodotti a base di potassio e di fosforo e innaffiata regolarmente quando il substrato (terreno) risulta asciutto in superficie. In primavera va potata e rinvasata prestando molta attenzione al fusto e alle radici che sono molto delicati.

La stella di Natale è una pianta tipicamente natalizia e spesso, quando perde le foglie, viene buttata via; se invece ha delle buone radici e viene posta in un luogo luminoso, lasciandola vegetare per tutta l’estate, a fine settembre, quando verrà riportata all’interno riprenderà la sua fioritura. Durante il riposo estivo la si potrà tenere al sole, dopo averla fatta abituare con un’esposizione graduale in modo che la pianta non si ustioni, con innaffiature regolari da effettuare quando la pianta presenta le foglie flosce, ma con alcune concimazioni mensili. La riproduzione di questa pianta avviene normalmente in primavera per talea (avendo cura però di usare una lametta anziché le forbici, in modo da evitare lo schiacciamento del rametto), così la parte tagliata va posta poi in un bicchiere di acqua tiepida e lasciata radicare e quindi invasata. E. pulcherrima è molto coltivata in Italia nelle zone a vocazione floricola anche se negli ultimi anni c’è stata una sensibile diminuzione a causa del costo del riscaldamento delle serre. A livello mondiale è coltivata anche nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti.

Giovanni Conca
Fitopatologo

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