Le due leader alle prese con alleati riottosi: Salvini e Conte
L’anno appena trascorso è stato caratterizzato dalle “performances” di due donne della politica italiana, entrambe ai vertici dei loro schieramenti, antagoniste e contrapposte; da una parte la Premier Giorgia Meloni, a capo del centrodestra di governo; dall’altra la segretaria del Partito Democratico, perno di ogni coalizione di centrosinistra, Elly Schlein.
Entrambe hanno distanziato gli altri contendenti (uomini) dei due schieramenti, imprimendo forti connotazioni alle loro “leadership” (di governo per l’una e di opposizione per l’altra).
Nel centrodestra Lega (con Salvini) e Forza Italia (con Taiani) e centristi minori – al di là dei protagonismi ricercati (soprattutto dal primo) – cedono il passo al partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia.
Nel centrosinistra il P.D. della Schlein ha rafforzato consistentemente i propri consensi e il ruolo di perno di ogni alternativa al centrodestra, distanziando di molto l’antagonista interno (Giuseppe Conte alla guida dei Cinque Stelle) – che però sfugge da ogni logica coalizionale, cercando continuamente di smarcarsi. A seguire le altre componenti minori: prima Sinistra-Verdi e poi con vari distinguo Azione di Calenda, Italia Viva di Matteo Renzi (sul quale pendono veti da parte di Conte) e radicali e altri c.d. di centro (un centro molto frastagliato).
Per Giorgia Meloni, dobbiamo segnalare come la stessa si sia mossa e si muova costantemente su due piani diversi: da una parte è la Premier responsabile, forte di una solida maggioranza e portatrice di stabilità in un Europa dove invece altri alleati di peso si trovano in uno stato di forte criticità (la Francia di Macron e la Germania di Scholz, da poco sfiduciato); la premier, dopo aver negato il voto alla Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, alla fine ha votato però la Commissione dove ha inserito un commissario moderato ed europeista come Raffaele Fitto (di scuola democristiana), che ha ricevuto il voto anche dal P.D.
La stessa Meloni, però, negli ultimi mesi ha voluto caratterizzare la sua immagine dando sfoggio di una poco comprensibile aggressività verso chi non la condivide.
E’ intervenuta prima alla festa del suo partito (Atreiu) e poi persino in Parlamento sfoderando toni inusuali per una che riveste la carica di capo del governo, carichi di rancore e di spirito di rivalsa (facendo così riemergere sempre quelle radici della destra antisistema e quasi estremista); attacchi per tutti: per la Schlein e Conte e Renzi (e possono anche starci) e sin anche per due ex capi di governo fuori dall’agone politico, come il senatore a vita Mario Monti e l’ex premier (per due volte) e ex Presidente della Commissione UE, Romano Prodi, quasi a caratterizzare la completa estraneità e contrarietà all’establishment che da decenni, pur con forze diverse, guida i processi politici in Italia e in Europa.
Il neonato 2025 sarà decisivo per comprendere quale sarà il vero profilo della nostra Premier e che ruolo vorrà giocare nello scacchiere europeo e se farà prevalere il tratto da leader neoconservatrice rassicurante (che dialoga con la Presidente UE Von der Leyen) o se si abbandonerà nuovamente verso derive sovraniste per giocare un ruolo di cerniera con la destra internazionale (Trump, Le Pen, Orban): per il nostro Paese ci auguriamo fortemente riesca a prevalere la prima ipotesi.
Questo nuovo anno decreterà anche le sorti dell’antagonista Elly Schlein, sempre alle prese con la costruzione di una compagine alternativa di centrosinistra che metta dentro tutte le componenti che si contrappongono al centro-destra: strada obbligata ma nello stesso tempo tutt’altro che scontata, soprattutto per i tatticismi dei Cinque Stelle di Conte. E comunque va precisato e delineato un quadro riformista che possa far intravedere nell’elettorato medio un’ipotesi concreta di capacità-possibilità di governo e una premiership chiara ed autorevole (come fu a suo tempo quella del prof. Prodi, non a caso fatto oggetto degli strali della nostra premier).
Antonio Belliazzi