Non ci restache andarcene?

Fassa Bartolo, Biogas e… insediamenti inquinanti


Nel 1972 usciva il Rapporto Meadows sui limiti dello sviluppo. Aggiornato più volte negli anni, esso ha previsto le conseguenze sul pianeta in base alla crescita della popolazione sull’ecosistema e sulla stessa sopravvivenza umana. Siamo arrivati a utilizzare 16.000 di acqua per produrre 1 Kg di carne bovina. Il rapporto Brundtland nel 1987, che prese il nome dalla presidentessa della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo delle Nazioni Unite, introdusse per la prima volta il concetto di “sviluppo sostenibile”, “è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Da questo assunto mi è stato inevitabile riflettere su cosa la regione Lazio sta prospettando sulla “destinazione d’uso” dei territori appartenenti al Comune di Cori e limitrofi. Sto parlando del raddoppio della dimensione dell’attuale impianto della Fassa Bortolo, del biogas a Cori e del biometano al Colubro. L’espansione avverrebbe sul confine a ridosso con Artena, comune sul quale è già sito il cementificio, ma di fatto impatterebbe sul nostro Comune.

L’11 giugno di quest’anno, con la sentenza n. 05241 emessa dal Consiglio di Stato, è stata ribaltata completamente la sentenza del TAR del Lazio, che si era espresso favorevolmente rispetto alle rivendicazioni di comitati ed ambientalisti, e del Comune di Cori, poiché risultavano lacunose e poco chiare, le ripercussioni sull’ambiente circostante.

Il Consiglio di Stato ha ravvisato il ritardo del Comune di Cori nella presentazione del ricorso, “Dall’accoglimento delle su esposte premesse consegue che-si legge nella sentenza- nel caso in esame, i provvedimenti di VIA e di AIA, in quanto dotati di autonoma efficacia lesiva rispetto al provvedimento di PAUR, avrebbero dovuto costituire oggetto di espressa impugnazione da parte del Comune di Cori entro il termine di 60 giorni decorrente dalla data della rispettiva pubblicazione sul BURL.” (Bollettino Ufficiale regionale). “(…) La sentenza del Consiglio di Stato non è intervenuta nel merito della vicenda, affrontando le questioni relative alla tutela ambientale e alla salute dei cittadini, ma ha semplicemente ritenuto tardivo il ricorso fatto dal Comune di Cori sulla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) e sull’ AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Silvia Carocci, Sindaca di Artena, 13 Giugno 2024. Oltre la sentenza, che ad oggi ha espresso parere favorevole, mancherebbe il coinvolgimento dei cittadini che, sempre ad oggi, sono ignari e lontani dalla consapevolezza di ciò che comporterebbe la realizzazione dell’ampliamento.

Frosinone Today del 23 ottobre 2023, plaude le autorizzazioni della Regione, per l’ampliamento dedicato alla produzione di calce, “un materiale fondamentale per l’edilizia moderna e contro l’inquinamento”, oltre nell’occhiello si legge, “nuovi posti di lavoro nel rispetto dell’ambiente”. Dicono! L’impianto si avvarrà di 2 bruciatori di calcinazione a ciclo continuo per la produzione di idrossido di calcio, le quali aumenteranno la dispersione di particelle solide o liquide stabili nell’aria (PN2,5-PN10). E’ prevista la costruzione di 30 canne fumarie fino ad un diametro di 1,5 metri con altezze fino a 48 metri. 42 Comuni coinvolti, poiché le emissioni avrebbero un raggio di 50 Km, fino a Frascati, Grottaferrata, Gallicano. Le polveri sottili emesse dai bruciatori finiranno nel terreno destinato ai pascoli, nei vigneti, negli uliveti. Che fine faranno tutte le aziende agricole, i produttori vinicoli, olivicoli? I nostri piccoli oliveti per la produzione domestica dell’olio? Gli orti?

L’OMS stabilì che il diritto alla salute, riguarda “il godimento delle migliori condizioni di salute fisica e mentale è uno dei diritti fondamentali (…)”. A me sembra l’ennesima occasione per aumentare il capitale della Fassa Bortolo. Inoltre, hanno previsto un impianto per il biometano al Colubro di Artena e uno di biogas a Cori. Roma così risolverebbe la questione dell’immondizia a scapito della salute e della devastazione ambientale. Monumenti ambientali esistenti come il Lago di Giulianello, Ninfa, il Parco dei Castelli Romani, non hanno peso sul progetto, al fine della tutela ambientale. Perché le persone dovrebbero avventurarsi nel triangolo della morte? Il turismo etico, enogastronomico, ecosostenibile, che fino ad oggi ha distinto queste zone per la salubrità dell’aria, per la produzione biologica, per la bellezza dei paesaggi, sarà destinato a sparire, insieme alla tutela della nostra salute.

L’On. Filiberto Zaratti, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, il 29 novembre 2024 ha portato la questione in parlamento, con un’interpellanza al Ministro dell’Ambiente e al Ministro della Salute, per fare chiarezza sull’iter che ha autorizzato il progetto, il quale riguarda un’area dove è prevista la costruzione della bretella Cisterna-Valmontone, appunto l’impianto per il biometano e l’inceneritore. Mancherebbe la valutazione di Incidenza Ambientale obbligatoria e sarebbero in dubbio i titoli autorizzativi rilasciati con “dubbio di legittimità”. Restiamo a guardare o ci mobilitiamo?

Giuliana Cenci
Dott. Ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”

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