Prima di inoltrarci nel teatro rinascimentale, occorre riservare particolare attenzione alla diffusione che hanno, nel basso Medioevo, i Giullari e i musici. Costoro, si esibiscono in luoghi vari, come taverne, strade e piazze, o nelle corti signorili . Improvvisano veri e propri spettacoli di intrattenimento, comprendenti recitazione e canto, nonché l’arte del mimo o del giocoliere. Abbiamo già accennato che i Giullari si rivolgono ad un pubblico che non conosce il latino, quindi usano le lingue volgari, non solo, per la mancanza di una base culturale del pubblico, i testi usati devono essere comprensibili e da ricordare facilmente. Tali forme di intrattenimento, considerate “minori”, vengono disapprovate dal contesto di allora infarcito di cattolicesimo. Una forma poetica del giullare è il “sirventese”, cioè la canzone del servitore.

Alcuni “sirventesi” sono dediti a smascherare l’ingiustizia dei governanti. Altri, ancora, esaltano gesta eroiche, mentre criticano crudeltà, barbarie, ipocrisia. La maggior parte dei giullari, con le loro canzoni, tessono le virtù dell’amore cortese, pur non disdegnando le questioni sociali e politiche dell’epoca. Negli intrattenimenti popolari tutta la società viene coinvolta in un’unica festa, con maschere, travestimenti in ruoli diversi, invertendo le gerarchie sociali, insomma prendendole in giro e ridendone.
Tommaso di Chobham, teologo inglese dell’epoca, considera negativamente anche gli artisti che svolgono tale professione al seguito delle grandi corti. Oltre ad essere considerati calunniatori e parassiti, l’accusa maggiore per loro è quella di compiacere in tutto ai potenti, e di compromettere l’ordine sociale , incitando la gente al sovvertimento delle cose. L’imitazione, sempre da parte della Chiesa, è considerata un falso, in quanto offre un’immagine illusoria della realtà. Nonostante tale visione negativa, con la costituzione degli ordini mendicanti, i predicatori, nel XIII° secolo, sono costretti a confrontarsi e misurarsi in piazza con i giullari, visto che l’aspetto discorsivo e gestuale di questi ha una presa straordinaria sul pubblico. Nel contempo il giullare diviene anche musico, con recitazione di testi scritti e composti spesso da lui stesso. I musici, nel periodo descritto, sono distinti in due categorie: quelli che si esibiscono con canzoni lascive e quelli che cantano le canzoni di gesta e le vite dei santi. Questi ultimi, definiti da San Tommaso “ioculatores” testimoniano la volontà di riabilitazione della categoria, legittimando la professione dell’artista, finora considerata immorale. E ci vorrà San Francesco d’Assisi che considererà la letizia e giocondità come vero rimedio contro le tentazioni. Lui stesso si definisce “il giullare di Dio.
Il Cristianesimo condanna il riso,
e quindi condanna il mimo, il
buffone, l’attore comico, il giullare
ed ogni forma di questo teatro.
Nella società cristiana e nelle regole
monastiche il riso è descritto come
il modo più osceno.
Amati e disprezzati, ricercati o condannati, i giullari si rendono utili nelle loro funzioni, portando il divertimento in città, in strada in piazza o a corte, anche se la loro fama dipende sempre dalla fortuna o sorte di trovare un pubblico tollerante. Ma, sappiamo benissimo, attraverso i secoli, che il pubblico ha la sua enorme importanza e legittimità per la funzione del Teatro.
Tonino Cicinelli