Care amiche e cari amici del Corace, vi racconto le emozioni passeggiando per Roma immersi nel cuore della città eterna che ad ogni suo angolo ti fa sognare.
Roma ti fa rivivere la storia, l’arte, le tradizioni, i quartieri, l’humus di un popolo che ha sovrastato il mondo e che ora si gode la bellezza infinita di un tesoro a cielo aperto, a disposizione del mondo intero: squarci di storia che ti restano impressi nella mente e nel cuore. Roma ti strega, ti ammalia, ti emoziona ogni giorno.Via Margutta è una piccola strada del centro storico nel rione Campo Marzio, alle pendici del monte Pincio, dietro la famosa via del Babuino.
La Via Margutta era in origine soltanto un vicolo secondario sul retro dei palazzi di Via del Babuino, nel quale si affacciavano i magazzini e le scuderie; era frequentato da stallieri, muratori, marmisti, cocchieri.

Nel XIX secolo un arcivescovo belga, Saverio de Mérode, faccendiere del Vaticano, a seguito dell’Unità d’Italia, intuì le enormi opportunità di sviluppo della città ed investì molto per acquistare i terreni delle pendici del Pincio, facendo smantellare gli orti e impiantare le fognature, per poi trasformare il secondario vicolo in una vera strada inserita nel piano regolatore.
Nonostante la radicale trasformazione, la strada ha conservato il particolare aspetto di “strada fuori porta”, con colori ed atmosfere che la rendono una sorta di museo all’aperto che ha affascinato i protagonisti del la musica, della letteratura e della cinematografia; al civico 110 una targa ricorda che vi hanno abitato Federico Fellini e Giulietta Masina.
Luca Barbarossa ha dedicato una canzone a questa strada e mi ha raccontato come è nato quel brano e perchè.

«Via Margutta è una canzone significativa per il luogo specifico; è la strada della mia infanzia perché sono nato in un vicolo adiacente, Via S. Giacomo. Non ne comprendevo il fascino fino a quando mio nonno mi portò all’interno di uno dei suoi grandi portoni. Entrai così in un “mondo” che da fuori non si percepisce, fatto di storie, di segreti e di cortili, tutte cose che non si vedono perché nascoste dalle facciate dei palazzi. Ci si arrampicava su scale, scalette e mansarde che conducono sui tetti di Roma, lì dove sono nate le opere dei pittori di un tempo, di quegli artisti oppositori del regime fascista che non potevano esprimersi e lavorare nella piena libertà e visibilità. Via Margutta è una canzone d’amore: quel luogo esatto, sotto lo stesso cielo dove giocavo, dove sognavo e dove iniziavo ad innamorarmi, era stato un luogo di terrore, di violenza, di bombe, di guerra e di morte. Ma anche un luogo dove, nonostante tutto, riusciva a sbocciare l’arte dei pittori e l’amore dei giovani clandestini”
Amore vedessi
com’è bello il cielo
a via Margutta questa sera
a guardarlo adesso
non sembra vero che sia lo stesso cielo
dei bombardamenti, dei pittori
dei giovani poeti e dei loro amori
consumati di nascosto
in un caffè.Amore vedessi
com’è bello il cielo
a via Margutta insieme a te
a guardarlo adesso
non sembra vero che sia lo stesso cielo
che ci ha visto soffrire
che ci ha visto partire
che ci ha visto.
Massimiliano Pistilli
Presidente Associazione Stampa Libera