Victor Hugo, Federico Barbarossa e Cori

Come costruire una storia
viaggiando nei tempi passati?
Al buio non vedo confini,
né fili spinati tracciati…
Proseguo portando lumini…
Il vento arruffa il percorso,
non frena però il discorso.

Siamo nella metà del XII secolo, periodo contrastato tra Chiesa e Impero. La Chiesa acquistò sempre più potere; l’imperatore Costantino V a Papa Zaccaria donò Ninfa (metà sec. VIII d. C.) divenuta tappa commerciale importante tra vie di acqua e l’Appia controllata in seguito dai Conti di Tuscolo. Intorno all’anno Mille Papa Pasquale II riconquistò la città che donò ai Frangipane. Dopo la morte di Adriano IV nel 1154 vennero eletti due papi: Alessandro III appoggiato dai Frangipane, Vittore IV sostenuto dall’imperatore Federico Barbarossa. Alessandro III fu imprigionato da Vittore IV e liberato dal Frangipane; il Barbarossa s’infuriò e con il suo esercito incendiò Ninfa passando per Cori che saccheggiò. Questa notizia è racchiusa nel dramma epico Les Burgraves di Victor Hugo che tratta il feudalesimo germanico. Mi chiedo: come Hugo lo seppe? La risposta è incredibile: Barbarossa stesso glielo comunicò…in una seduta spiritica…!

Domani, all’alba

Domani all’alba, quando imbianca la campagna
io partirò. Lo vedi, so bene che mi attendi.
Andrò per la foresta, andrò per la montagna.
Non posso stare ancora così a te distante.

Camminerò, lo sguardo intento ai miei pensieri,
senza vedere niente, senza ascoltare suoni,
ignoto, solitario, mani incrociate, chino.
Triste, e per me la luce sarà come la notte.

Non guarderò né l’oro del giorno che declina,
né i veli che ad Harfleur cadon di lontano,
e, giunto in tua presenza, poserò sulla tomba
un mazzo d’agrifoglio e l’erica fiorita.

A volte la conoscenza si presenta in modo diverso rispetto all’ordinario, mi dico, l’evidenza di una notizia “storica” proveniente dall’oltretomba non si può ignorare, semmai è da approfondire perché V. Hugo e la storia di Cori meritano attenzione. Ed ho cominciato a trovare motivi oltre l’apparenza dando un senso a tale “novità”. Con stupore volevo saperne di più ed ho “scoperto” V.Hugo che, per vita, arte, personalità mi ha restituito una costellazione di argomenti singolari notevoli. Brevemente: V.Hugo (Besançon 1802-Parigi 1885) di Joseph Léopold Sigisbert ebbe quattro figli. Subito s’impose con un’attività prolifica letteraria di grande spessore culturale. La figlia ventenne Léopoldine incinta, in gita sulla Senna morì con il marito perché la barca si ribaltò. Il fatto lasciò indimenticabili scie di dolore. Egli fu esiliato da Luigi Napoleone III in un’isola della Normandia. Decise di praticare sedute spiriti che in famiglia per comunicare con la figlia. Si trascrissero i fatti vissuti alla presenza di molti ospiti importanti venuti da lontano per partecipare ai fenomeni. Notevoli e illustri entità si presentarono, tra queste il Barbarossa che si premurò di mettere al corrente gli astanti di essere passato qui per Ninfa. Hugo non conosceva Cori e neanche Ninfa, riporta che i colloqui con l’oltretomba furono pieni di riscontri. Incuriosita mi chiedo: Barbarossa percorse l’Appia o la via pedemontana? -Su quest’ultima portai gli alunni in escursione scolastica per misurare e fotografare il tratto rimasto in prossimità delle Rave Rosce)-.

I papi Gregorio VII, Pasquale II, Alessandro III vi passarono per andare a Ninfa da Cori, perché la pianura era impaludata. (COSTE J. La Via Appia nel Medio Evo e l’incastella mento, in «Quaderni del Centro di studio per l’archeologia etrusco-italica 18 (1990)».Anche l’imperatore potrebbe aver intrapreso lo stesso cammino. Tra il 1162 e il 1171 venne nel territorio più volte, distrusse e saccheggiò Cori, Cisterna, Ninfa, Norma, il monastero di Marmosolio, dalle parti di Castel Tiberio (Tivera). Come costruire una storia viaggiando nei tempi passati? Al buio non vedo confini, né fili spinati tracciati… Proseguo portando lumini… Il vento arruffa il percorso, non frena però il discorso. Stupita ho cercato di trovare una direttrice di sviluppo narrativo chiedendomi chi fossero i Burgravi. Erano i signori dei castelli su monti e valli bagnate dal Reno ed ognuno aveva il suo dominio. Cosa c’entra questo territorio con quello germanico? Possibile, in piccolo certamente, che questo enclave tra monti e il Ninfa,la Teppia, con borghi governati e difesi da signori diversi gli ricordasse i popoli sul Reno? A Cori dove potrebbe essersi accampato? Ipotizzo: per andare a Ninfa dovette passare per via Ninfina sulla quale…guarda caso, si affaccia la piazza di Pozzo Dorico con tanto di acqua fresca e pulita da utilizzare. La struttura sottostante si apre su via Ninfina e… guarda un po’, sotto una finestra si trova il bassorilievo in pietra di un uomo con cuffia rigata a punta sulla fronte e una collana al collo. Potrebbe raffigurare il Barbarossa scolpito da uno scalpellino locale per indicare che lì si era fermato lasciando il ricordo della sua presenza? All’epoca le città erano combattute tra chiesa e impero, la nuova coscienza di governo comunale si andava formando. Barbarossa difendeva l’impero. Si presentò a V. Hugo attratto dalla sua arte, dal suo valore umano, dall’anima aperta alla comunicazione “occulta”, da altro cosa…?

Il padre J.L.S. Hugo, colonnello di Napoleone (1773-1828), per recarsi ad Avellino come governatore con il battaglione passò per l’Appia o per la via Latina? V. Hugo tra il 1806 e il 1807, visse alcuni mesi ad Avellino con la madre e i fratelli e mai dimenticò la gioia, la libertà, la luce di quel luogo. Quale strada percorse la carrozza in andata e ritorno? Quando si scrive del passato, diviene necessario accostarsi ai fatti percorrendo un ”altrove” che può aprire realtà nascoste ed avviare racconti con nuove domande. L’oblio del tempo oscura la storia ma non elimina gli uncini dei punti interrogativi dove si attaccano domande senza risposte! Potrebbero aprirsi realtà nascoste e nuovi accaduti da esplorare…chissà? Il motivo per cui l’imperatore si è “presentato” in casa Hugo ricordando Cori è sconosciuto, certo è che tale notizia singolare è confermata dalla Storia.

Giancarla Sissa

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