Buoni e cattivi

La guerra dei droni

Elenco dei buoni: USA, Stati UE (Ungheria no), Israele, Ucraina e bimbi palestinesi morti. Elenco dei cattivi: Russia, Cina, Iran, Nord Corea, Venezuela, Jihad ed Huthi (qualsiasi cosa siano) e bimbi palestinesi vivi.

I buoni siamo noi, gli altri no! I buoni hanno sempre ragione a prescindere, perché la ragione è dei buoni. I buoni fabbricano e vendono armi, ci guadagnano, ma le fanno usare agli altri, perché loro sono i buoni. I buoni sono amici degli USA e sono ancora più buoni se eleggono Trump, ma erano sempre buoni con Biden, Obama e Clinton. La Nato è buona anche quando bombarda le città, c’è sempre un buon motivo per farlo. Le guerre dei buoni se non sono sante poco ci manca, che poi non sono vere guerre, ma operazioni speciali. I giornalisti dei buoni non fanno domande scomode e raccontano sempre la verità. Buoni si nasce (però dipende da dove nasci), ma spesso si diventa anche per volontà della maggioranza che vota. Il voto è sacro, il voto lava più bianco, qualunque cosa tu abbia fatto se ti votano diventi più buono e pulito, a prescindere. I cattivi stanno dall’altra parte, dalla parte dei cattivi. Le loro ragioni non valgono, perché sono le ragioni dei cattivi. Anche i cattivi fabbricano armi oppure le hanno avute dai buoni ma prima, quando non erano cattivi. I cattivi sono terroristi anche quando si difendono, lanciano missili e si intestardiscono a difendere la loro stessa terra. A volte i cattivi si incazzano ed invadono quando non ne possono più. I cattivi hanno un pessimo carattere. I cattivi non sono sempre stati cattivi. Putin, ad esempio, era buono poi è diventato cattivo. Saddam Hussein e Osama Bin Laden una volta, quando faceva comodo, erano anch’essi buoni, poi sono diventati cattivi, ma non han no fatto in tempo a ravvedersi ed a tornare buoni, son morti cattivi.

Buoni e cattivi hanno una cosa in comune, stanno rigorosamente da una parte o dall’altra. C’è sempre un’altra parte, ci deve essere un confine dove finiscono i buoni e cominciano i cattivi. Il confine talvolta è labile, si sposta, include ed esclude, dipende da cosa conviene. Dall’altra parte della riva è il rivale; al confine è il forestiero che sbuca dalla foresta; è il clandestino che arriva per rosicchiare un poco del nostro benessere, della nostra felicità; è l’estraneo, l’extra che viene dal di fuori; oppure il barbaro che non parla la lingua giusta, la nostra lingua; spesso il miscredente che non onora i nostri dei, le nostre tradizioni; infine il nemico, inimicus, non più amico (la radice è la stessa), basta un niente e si diventa cattivi da buoni o buoni da cattivi!

Cronaca minima degli ultimi anni. L’Iran ed il suo petrolio sono al centro degli interessi del mondo occidentale (Inghilterra-Usa, ma anche Russia) sin dal 1941, quando il paese era dominato dalla millenaria dinastia Pahlavi. Dopo un breve tentativo di nazionalizzazione del primo ministro Mohammad Mossadeq (1951-1953), terminato con un colpo di stato finanziato dagli Usa, le maggiori società petrolifere mondiali ripresero il controllo delle esportazioni del greggio, con il totale appoggio del sovrano Moḥammad Reża Pahlavī. Nel 1979, deposto lo Shah, la rivoluzione islamica dell’Āyatollāh Khomeynī trasformò profondamente lo Stato in senso teocratico. L’anno successivo fu la volta del leader iracheno Saddam Hussein, armato dagli americani, a tentare di rovesciare il regime degli Ayatollah. La guerra Iran-Iraq durò fino al 1988, dissanguando i due paesi. Nessun vinto, nessun vincitore, un milione di morti. Il regime degli Ayatollah reprimerà ogni forma di dissenso interno. l’Iraq, invece, con le armi fornitegli dagli Usa resterà saldamente nelle mani del dittatore Saddam Hussein, fino a che ridiventa cattivo ed occupa il Kuwait. L’Iran resta una spina nel fianco degli interessi dei paesi occidentali che hanno investito sin dal 1948 sulla creazione in quell’area dello stato di Israele. Queste, in breve, le premesse storiche per comprendere, almeno in parte, i motivi di un conflitto perenne e sotto traccia che vede l’Iran appoggiare ogni tipo di organizzazione anti americana e gli Usa tentare in ogni modo di destabilizzare il governo iraniano, anche e soprattutto utilizzando l’appoggio dello stato di Israele.

Cronaca minima degli ultimi giorni. Gli Usa chiedono al governo italiano l’arresto e la conseguente estradizione di un cittadino iraniano, ritenuto un terrorista per il solo fatto di essere al servizio del suo stesso paese. Gli iraniani arrestano, senza alcun motivo, una giornalista italiana, proponendo di fatto uno scambio. La trattativa si conclude con la Meloni che va a chiedere il permesso a Trump e con la liberazione degli ostaggi. Breve considerazione: l’iraniano era accusato dagli americani di aiutare il suo paese, l’Iran, a fabbricare droni ed a venderli anche alla Russia. Gli stessi droni, forse anche più sofisticati, che gli Usa forniscono da sempre ad Israele ed all’Ucraina!

Ettore Benforte

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