Considerazioni inattuali

Il mio incontro (culturale) con Nietzsche. Tra memorie torinesi e politica

Il 25 agosto cadrà il 125o anno dalla morte di Friedrich Nietzsche, intellettuale tra i più influenti nella storia del pensiero, sostanza stessa dell’uomo del Novecento. Ancora ci interroga con domande che non trovano risposta condivisa. La sua opera di filosofo, filologo, scrittore, poeta è poliedrica. Sempre di salute cagionevole, dopo i 45 anni la pazzia lo costrinse ad una vita catatonica, incapace di muoversi, insensibile a stimoli esterni. Ebbe qualche notorietà dopo aver pubblicato La nascita della tragedia, 1871. Poi divenne piuttosto sconosciuto nella sua Germania malgrado studi a Bonn e Lipsia e la presenza nella vita culturale e politica. La fama anche in Germania giunse dopo la morte a Weimar nel 1900. La sua opera interessò il mondo accademico e i lettori per il suo valore letterario. Ho letto molto ma pressoché niente di Nietzsche.

La diffidenza mi veniva dall’essere giovane militante di sinistra. Sapevo che il nazionalsocialismo in Germania e il fascismo in Italia lo eressero a loro precursore favoriti dal lavoro editoriale e di propaganda delle sue opere a tal fine curate e in parte distorte dalla sorella Elisabeth Förster-Nietzsche, attivista antisemita e nazista. Hitler, con i suoi gerarchi, partecipò, a Weimar, al suo funerale nel 1935. Il nazismo finanziò Elisabeth che continuò a far vivere anche l’esistente Nietzsche-Archiv. M’imbattei in Nietzsche quando lavoravo in Piemonte.

Frequentavo l’università di Torino in via Po. Per arrivarci passavo in via Carlo Alberto.
Ogni volta mi colpiva la targa celebrativa di Nietzsche nel palazzo al n. 6 della via. Leggevo la targa, rimuginavo sulle sue idee

il nichilismo per Nietzsche nasce dalla morte di Dio, in esso l’esistenza non ha scopo, è un vuoto da riempire col nichilismo attivo, quello che eleva lo spirito; Dio è morto, l’uomo unico responsabile delle proprie scelte è al centro di tutto, contesta la metafisica fino al suo tempo, le religioni, anzitutto quella cristiana, con i suoi dogmi; la volontà di potenza, ne parla nella seconda parte di Così parlò Zarathustra, fa sviluppare all’infinito il proprio punto di vista, l’uomo non ha limiti né verità assolute; il superuomo, un andare oltre verso un uomo senza catene, valori morali e sociali che ne bloccano la crescita, assai diverso da quello concepito da Hitler fondato sull’esistenza di una razza superiore, quella ariana; l’eterno ritorno, Nietzsche, tra i grandi pensatori, definisce ciclico il tempo fisico, ciò che è avvenuto si ripeterà, l’universo nasce, muore, rinasce in un eterno ritorno.

Saprò che la decisione della Einaudi di non pubblicare Nietzsche fece discutere la Direzione del PCI. Saprò che Elvira Pajetta, mamma di Giancarlo, amata dirigente del PCI piemontese, lesse con cura e profitto l’opera del filosofo. Saprò che fu un comunista importante, Mazzino Montinari, in collaborazione con Giorgio Colli a tradurre e curare l’edizione critica della sua opera.

Nietzsche amò molto Torino. Vi terminerà Ecce Homo, vi curò altre opere. Ci visse dall’aprile 1888 al gennaio 1889 quando i deliri divennero follia. Cadde aggredito da spasmi proprio in via Po. Varie le leggende: cadde dopo aver baciato un cavallo maltrattato dal cocchiere. A Torino, nel suo alloggio, suonava di continuo il piano. Lo aveva studiato sin da bambino a Röcken, città natale. Fu anche compositore, scrisse almeno 70 composizioni. Amò Beethoven, Schubert, Schumann. Fu per anni amico e collaboratore di Richard Wagner.
Si conobbero a Lipsia nel 1868. Wagner più volte l’ospitò nella villa di Lucerna. Nietzsche affidò uno spartito a Cosima Liszt, pianista, moglie di Wagner. Lo suonò per Richard e amici. La musica fu accolta con risa di scherno. Forse anche per questo si ruppe l’amicizia tra i due.

Mi fermo per ragioni di spazio. Ma voglio ancora dire che la prima parte di Così parlò Zarathustra fu ispirata dall’amore, non corrisposto, di Nietzsche per Lou von Salomé (1861-1937) una donna di cui egli si invaghì, personaggio di rilievo della cultura europea. Fu scrittrice e biografa. Tra le tante altre relazioni, fu seguace e amica di Freud, dunque tra le prime donne a praticare la psicanalisi. Lou, più volte chiesta in sposa da Nietzsche, rifiutò creando al filosofo non pochi problemi psichici. Si documenta che Lou, pur famosa come grande seduttrice, consumò l’amore la prima volta a 36 anni con il ventiduenne poeta Rainer Maria Rilke nel 1897. Quand’ero in Piemonte mai avrei pensato che Ignazio Vitelli, primo nipote, si appassionasse tanto di Nietzsche fino a operare per farlo conoscere ai Coresi con il Cenacolo Cantharellus di cui è inventore e anima.

Pietro Vitelli

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