I Frangipane, Dante Alighieri e Ninfa

Quando la storia divenne leggenda,
fu la leggenda a cantare la storia
dei secoli bui senza la pace,
con miracoli di Fede e Luce.

Continuo a soffermarmi sui secoli XI-XIV considerando i passaggi di persone nel territorio come tasselli per costruire i momenti di vita in singoli spazi nei quali i confini tra il fuori e il dentro consentono relazioni sociali. I documenti sono esigui eppure consentono una narrazione. «…il Medioevo è vicino e lontano insieme… per gli storici la storia si fa sempre in uno spazio, la natura del luogo è essenziale per la comprensione dei fenomeni che vi si svolgono». (J. LE GOFF, Centro/periferia, in Dizionario dell’Occidente medievale I, Torino 2004, p. 180.) In riferimento al nostro territorio, dopo le famiglie Conti di Segni e Annibaldi della Molara, tratterò i Frangipane che discendono dalla gens Anicia come Severino Boetio e l’imperatore Olibrio, nobiltà che risale a tempi lontani. Si racconta che Petrus Anicio nel 1599, durante un’alluvione del Tevere, fece cuocere molto pane che il figlio caricò in barca per distribuirlo al popolo che chiedeva: “Frange nobis panem”.

Frangipane deriverebbe da frangere panem, spezzare il pane. (F. ZAZZERA, Della famiglia Frangipani tratta della seconda parte della nobiltà dell’Italia del signor don Francesco Zazzera d’Aragonia napoletano. All’illustriss. Et reuerendiss. signor abbate Roberto Frangipane, Napoli, Pestini, appresso Costantino Vitale, 1617.) Frangipane Eliseo da Roma si stabilì a Firenze e cambiò il cognome in Elisei, da questo discese Cacciaguida che sposò una Aldighieri, il figlio Aldighiero trasmise il cognome divenuto Alighieri. (G. BOCCACCIO, Trattatello in laude di Dante. I grandi libri Garzanti, Garzanti 1995.

Dante stesso convalida la provenienza romana nei versi espressi da Brunetto Latini (Divina Commedia, Inferno, XV vv 76-78) e dall’antenato Cacciaguida: (Ivi, Paradiso, XV v136). Della famiglia Frangipane ricordo due donne volitive e coraggiose: Altruda e Jacopa. Altruda sposò Rainerio nobile di Bertinoro nel 1142, se i loro figli fossero morti e senza eredi, il papato avrebbe rivendicato la proprietà. Nel 1143 Altruda aveva un figlio ed era in attesa di un altro, il marito morì, vedova, governò la contea confinante con le terre pontificie, controllate dalla Chiesa. Fu dama gentile, saggia, guerriera, insegnò l’arte della guerra alle sue dame. Nel 1173 guidò il suo esercito femminile contro le truppe imperiali del Barbarossa; queste, alla vista di donne armate a cavallo, si sparpagliarono senza prendere Ancona. Altruda si alleò invece con l’imperatore bizantino Comneno la cui nipote Eudocia sposò il parente Oddone Frangipane, unica famiglia nobile italiana ad imparentarsi con l’imperatore di Bisanzio.

    Per l’arcivescovo di Tessalonica Eustazio, Altruda fu migliore della biblica Giuditta. Jacopa Frangipane de’ Settesoli, di forte carattere, vedova con due figli, ospitò Francesco (Assisi, 1181?-1226), giunto a Roma con i frati per chiedere ad Innocenzo III Conti l’approvazione della sua Regola. Ella partecipò alle riunioni francescane; nonostante fosse donna, era chiamata “fratel Jacopa” per la sua fermezza.
    Quando Francesco stava per morire, l’invocò chiedendole di andare a trovarlo portando i mostaccioli che a lui piacevano tanto. Jacopa sentì il richiamo e con i figli si mise in viaggio per Assisi. Portò i dolcetti, una veste e un cuscino di seta rossa ricamati da lei con i quali Frate Francesco fu deposto nella bara. Anche Jacopa è sepolta ad Assisi. Intorno al 1222 Francesco, in viaggio per imbarcarsi verso la Terra Santa, si fermò a salutare Pietro Annibaldi a Tuscolo e il vescovo Ugolino Conti a Velletri, qui fece due miracoli. Seppe che sui monti di Cori c’era un’abbazia benedettina, volle recarsi lì. La salita era ripida, incontrò un vetturale con il mulo, gli chiese di portarlo fin lassù. Il vetturale apparteneva alla progenie Tartarorum. (S. LAURIENTI, Historia Corana, vv 26 r-v). Il mulo lo portò a destinazione.

    Dopo la morte di Francesco, il vetturale si ammalò; aveva una gamba gonfia e rossa; lo invocò chiedendogli aiuto. La notte sognò Francesco che toccò la gamba dolorante con la sua TAU di legno. La mattina seguente l’uomo era guarito, trovò impresso sulla gamba lo stampo del TAU. (Tommaso da Celano, Trattato dei miracoli). Nel 1228, il vescovo Ugolino Conti divenuto Gregorio IX lo canonizzò con queste ispirate parole: «Come la stella del mattino tra le nubi, e come splende la luna nel plenilunio, e come sole raggiante, così egli rifulse nel tempio di Dio». Torno a Dante e ai Frangipane, anni fa studiai su una pubblicazione universitaria che il poeta aveva scritto il Canto XXI dell’Inferno a Ninfa. La notizia è appuntata a margine della pagina, non ricordo se fu scritta da Pietro o da Jacopo, figli di Dante, solo loro potevano saperlo. Essi furono vicini al padre, ne onorarono la memoria curando e salvaguardando la sua produzione letteraria.

    Non ho più i libri universitari, ma lo ricordo bene. Ho provato a ritrovare in rete dove fosse quella nota e mi sono smarrita nella selva oscura dantesca tra libri, studiosi; impossibile leggere tutto, perché Dante (1265-1321) è l’autore più studiato al mondo, il suo linguaggio criptico trasmette più significati da interpretare: «O voi che avete gl’intelletti sani/mirate la dottrina che s’asconde/sotto il velame delli versi strani!» Quando Dante venne a Ninfa? Nel 1300 fu a Roma per il Giubileo indetto da Bonifacio VIII Caetani (1230-1303) eletto nel 1294; nel 1297 Nimpha fu comprata da Pietro Caetani. Dante non mostra simpatia per Bonifacio VIII, anzi lo colloca all’Inferno nelle Malebolge tra i commercianti del Sacro! Nel 1289 nella località «castello di Bolocto» (Tivera?), per definire i confini tra Cori e Ninfa, s’incontrarono: «Johanne Cataldi syndico comunis Core et Matheo de Florentia syndico comunis Nimphe, con popolo di Cori e Ninfa». (REGESTA CHARTARUM, vol. l, c. 59).

    Ninfa aveva un sindaco e mercanti fiorentini, potrebbe Dante essere giunto con loro? La panoramica presentata delinea il profilo del nostro territorio con passaggi, momenti di vite, contatti sociali, documenti essenziali, tutto racconta che qui la grande storia ha incontrato la piccola storia.

    Giancarla Sissa

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