Excursus nelle fondamenta capitalistiche della sanità: sempre più privatizzazioni, sempre meno servizio pubblico
Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione italiana con l’articolo 32 nel quale si legge alla seconda parte: “(…) garantisce cure gratuite agli indigenti.” Noi occidentali viviamo secondo il Capitalismo Liberale, che è stato in grado di affermarsi grazie all’assoggettamento di milioni di americani ed europei ai consumi di massa, facendo leva sulla seduzione dei beni materiali e quindi sulla necessità del soddisfacimento di bisogni indotti. Victoria de Grazia qualche anno fa scrisse L’Impero irresistibile, sottolineando la capacità americana di imporre il proprio modello culturale informalmente e basato sul consenso, “o impero dello svago”. Gli USA hanno cominciato ad esportare la società civile di pari passo con i loro beni, plasmando il Vecchio Continente distrutto dalla Seconda Guerra, ambizioso di migliori condizioni di vita. Iniziò così, lo “sfoggio di un’etica della democrazia come uguaglianza consumistica nei confronti dello standard”.

Gli Stati Uniti sono l’unico Paese sviluppato a non avere un Sistema di copertura Sanitaria universale, ed in cui il sistema sanitario è basato su un mix di programmi pubblici ed assicurazioni private, in cui quest’ultimo aspetto risulta essere prevalente. In Italia la strada intrapresa dagli anni ’90 sia stata quella della privatizzazione sanitaria. Le facoltà universitarie di Medicina e Chirurgia erano tutte statali capaci di riservarsi un ruolo di eccellenza nel settore. Dal Covid, il ricorso alle prestazioni di sanità privata è cresciuto ed in crescita. La tendenza alla privatizzazione ha natura politico-ideologica. Le logiche della destra liberista, considerano la salute un “bene” al quale il cittadino deve provvedere da sé e farsene carico in proprio. La salute sarebbe un bene equiparabile ai beni materiali prodotti dal Capitalismo, i quali propriamente sono effimeri. Pertanto un governo di destra favorisce il settore privato, contenendo gli investimenti nel settore pubblico.
Attualmente il pensiero liberale può avvalersi di un governo accondiscendente alla politica di privatizzazione della salute: essi possono puntare alla possibilità di abbassare la pressione fiscale, ufficialmente al 42,5%, tagliando i costi per la spesa sanitaria, già tra le più basse in Europa. In questo scompenso tra Stato e sanità l’imprenditoria con i fondi assicurativi integrativi (Jobs Act) ha reso accessibili le cure sanitarie. Secondo il report Osservatorio sulla Sanità Privata dell’Università “Bocconi”, “in seguito alle riforme del SSN, iniziate negli anni Novanta, le aziende sanitarie private hanno visto una significativa modificazione del proprio ruolo che, da integrativo rispetto agli erogatori pubblici e regolato da convenzioni, è diventato più concorrenziale e governato dai sistemi regionali di accreditamento e di finanziamento. A seguito del processo di regionalizzazione, peraltro, il ruolo attuale e prospettico del privato accreditato risulta significativamente differente da regione a regione”. La diversità regionale sarà la variabile determinante per il prossimo decennio: infatti il Nord avrà un incremento della popolazione giovane, grazie alle maggiori opportunità, che determinerà un investimento delle risorse per la sanità di circa il 2%, a scapito del Sud che le perderà progressivamente. Sempre secondo l’OCSE, la metà degli investimenti servirebbe a migliorare le condizioni lavorative del personale sanitario, le quali attualmente, sono degradanti, con ritmi di lavoro incessanti. Sono proprio loro che optano per lavorare nel settore privato in grado di offrire turni di lavoro sostenibili ed un ambiente di lavoro più sicuro.
I Governi di destra o di sinistra hanno causato il deterioramento del SSN, favorendo lo sviluppo della sanità privata regionale per l’assenza voluta e volontaria di una politica di programmazione sanitaria nazionale. “Al fine di ridurre i tempi di attesa, aumenta il limite di spesa per le Regioni nell’acquisto di prestazioni dal privato accreditato dello 0,5% per l’anno 2025 (61,5 milioni di euro) e dell’1% a decorre re dall’anno 2026 (123 milioni di euro annui)”. (Fonte M.d.S.) La Legge di Bilancio continua sull’affidamento alla soluzione privata. Arriveranno nel 2025 880 milioni e non 3 miliardi previsti invece per il 2026. Intanto faremo i conti con l’aumento del costo della vita e sempre più italiani rinunceranno alle cure, poiché differenziare l’assistenza sanitaria in base alle capacità economiche è la strada scelta fino ad ora. Il malato, inquadrato come cliente dal Capitalismo, risponderebbe ad una logica di produzione dell’offerta dei servizi e non secondo il godimento di un diritto. Il Capitalismo deve assicurarsi un profitto, mentre il godimento del diritto alla salute è anche partecipazione politica e non economica.
Giuliana Cenci
Dott. Ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”