Assenti nei libri d’arte, ignorate dai musei, silenziose e dimenticate sono state le donne nella storia dell’arte; per molti secoli restano “nascoste” fra le mura di casa o di qualche convento, dedite alle arti cosiddette minori, addirittura nel Medioevo non potevano intraprendere alcun tipo di apprendistato nelle botteghe d’arte. È a partire dal XVI secolo che alcune pittrici riescono a farsi conoscere al di fuori dei confini cittadini. Così accade a Marietta Robusti, la primo genita di Jacopo Robusti noto come il Tintoretto, che lavorò per quindici anni nella bottega paterna dimostrando un’abilità sorprendente “oltre alla bellezza e alla grazia e al saper sonare di gravicembalo, di liuto ed d’altri strumenti, dipinge benissimo, e ha fatto molte bell’opere”, al punto da essere invitata addirittura dal re spagnolo Filippo II, senza che il padre però le concedesse di recarsi in terra straniera. Fu Sofonisba Anguissola di Cremona ad esercitare, alla corte di Spagna, la funzione di ritrattista ufficiale dal 1559 al 1580 perché suo padre glielo consentì, essendo un uomo liberale e grande appassionato di pittura. Nello stesso periodo la miniaturista fiamminga Levina Teerline lavora al servizio dei sovrani inglesi Edoardo VI, Maria Tudor ed Elisabetta I, affermandosi come artista di prim’ordine al punto da guadagnare cifre ragguardevoli e superiori a molti famosi pittori (maschi) del suo tempo. Oltre a Barbara Longhi, figlia del grande pittore manierista Luca, un caso straordinario di precocità artistica fu quello della bolognese Elisabetta Sirani che a soli 17 anni era già considerata maestro.

Nel corso del Seicento si afferma, soprattutto nel nord Europa, una ricca borghesia che vuole arredare le proprie case con soggetti decorativi: si diffonde il genere della natura morta. Al nuovo genere si dedica Fede Galizia alla quale si deve una natura morta risalente olio su tela – 1556 al 1602, forse la prima della nostra storia artistica. La pittura del XIX secolo verrà profondamente rinnovata, negli ultimi decenni, dall’impressionismo di cui fecero parte quattro donne: Mary Cassat, Berthe Morisot, Suzanne Valadon ed Eva Gonzales. Libera e spregiudicata fu Suzanne Valadon, modella e amante di Toulouse-Lautrec; Eva Gonzales, d’origini spagnole era pittrice e modella di Manet.
Il primo Novecento si caratterizza per il rinnovamento radicale della pittura attraverso la diffusione delle avanguardie storiche a cui partecipano molte artiste di talento, sebbene abbiano spesso il ruolo marginale di compagne o muse ispiratrici di grandi maestri, come Frida Kahlo per Diego Rivera e Jeanne Hébuterne per Modigliani. Nel periodo tra le due guerre possiamo ricordare l’astrattismo di Sonia Delaunay e l’art Deco di Tamara de Lempicka, che diventa famosa per i ritratti femminili.
Un discorso a parte andrebbe fatto per Artemisia Gentileschi, forse la più famosa e la più intrigante tra le artiste; essa fu ammessa, unica donna, all’Accademia Europea del Disegno sorta a Firenze nel 1562. I suoi sono dei capolavori indiscutibili paragonati spesso ai dipinti di Caravaggio. Ebbe una vita travagliata; fu violentata a diciotto anni da Agostino Tassi, amico e collaboratore del padre, il famoso pittore Orazio Gentileschi; ne seguì un processo per stupro, scandaloso per l’epoca, da cui Artemisia, anche se con molta sofferenza, uscì vittoriosa. Nel dipinto Giuditta che decapita Oloferne si può cogliere tutto il rancore delle donne violentate nei secoli. Come molte altre artiste, anch’ella subì la sorte di essere dimenticata dopo la morte avvenuta nel 1652. Fu riscoperta solo nel XX secolo da Roberto Longhi, grande storico dell’arte, che con un suo studio del 1916 fece un primo tentativo serio di analisi della sua produzione artistica nel più vasto contesto del caravaggismo e, soprattutto, una prima accurata distinzione delle sue opere rispetto a quelle del padre.
Tra le tante artiste contemporanee che andrebbero ricordate voglio citarne due. La prima è Benedetta Cappa Marinetti, allieva di Giacomo Balla. È proprio frequentando la casa del maestro che incontra Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento Futurista, che sposa nel 1923 anche se i due hanno più di venti anni di differenza. È a contatto con l’incontenibile energia di Marinetti che Benedetta raggiunge la piena maturità artistica, e negli anni trascorsi accanto a lui darà vita a tutta la sua produzione pittorica e letteraria.
La seconda è Ketti La Rocca, morta nel 1976 a soli 38 anni. Fu una delle più importanti artiste italiane a misurarsi con la Body art, e la sua ricerca si alimenta di una profonda riflessione sull’universo della comunicazione.
Giorgio Chiominto
Architetto