La legge sul “fine vita” si sta applicando in alcune regioni.
Finalmente si fanno passi avanti
Morire in pace per porre fine alla propria sofferenza fisica e psicologica non è possibile, in Italia. Infatti non esiste una legge nazionale sul suicidio assistito. Capita spesso in famiglia che, ascoltando una notizia dalla TV oppure un racconto riguardo un incidente stradale che, ad esempio, ha compromesso l’autonomia e le funzioni corporee di qualcuno ormai tenuto in vita da una macchina, abbiamo commentato che se fosse successo a noi avremmo preferito addormentarci per sempre. Se pensassimo un istante a come desidereremmo morire, la maggior parte di noi auspicherebbe fosse durante il sonno. Inaspettatamente e in maniera incosciente. Avere paura della morte è normale ed ha un nome, tanatofobia, dal nome del dio Greco Thanatos, che Omero immaginò fratello nientemeno che di Ipno, Sonno. Il sonno è il riposo del corpo e della mente. Il nostro pensiero si disattiva, non è in grado di percepire, intendere, comprendere. Lo stato di incoscienza durante il sonno, secondo l’immaginario, addolcirebbe anche la temuta morte. Essere altresì coscienti, nella piena capacità di intendere, ma in un corpo non più connesso, ma inerte ed inerme, genera sofferenza e pena a chi ormai non è più in grado di percepirlo.

La percezione è uno degli elementi dell’apprendimento secondo le teorie psicologiche. Abbiamo percezione di noi stessi quando scegliamo un libro da leggere o quando indossiamo un paio di scarpe, quando ci innamoriamo, quando balliamo, quando scegliamo ciò che ci piace o non ci piace. Il corpo è lo strumento della percezione. Se un incidente o una malattia intaccano definitivamente il corpo, noi non abbiamo più la percezione che fino ad allora ci ha fatto vivere la nostra vita, secondo le nostre aspettative, secondo la nostra volontà. Essere consapevoli che l’alternativa alla nostra concezione della vita sia la dipendenza da un macchinario o le cure palliative che alleviano i dolori del corpo, ma non l’angoscia interiore, conduce a rifiutarla.
Le Regioni che hanno intrapreso l’iter per legiferare sul tema del suicidio assistito si rifanno alla sentenza della Corte Costituzionale del 2019, emessa successivamente al caso di Fabiano Antoniani,
conosciuto come Dj Fabo, rimasto tetraplegico in seguito ad un incidente stradale e che Marco Cappato accompagnò nel 2017 in Svizzera, paese in cui decise di morire. La famiglia Englaro, dopo una vicenda giudiziaria lunga 17 anni, riuscì a realizzare la volontà espressa da Eluana. Eluana disse riguardo il caso di incidente stradale di un ragazzo che conosceva e che morì: “Nella disgrazia è stato fortunato a morire subito”. La Consulta nel 2019, dopo essersi espressa sul caso Antoniani, sollecitò il Parlamento a legiferare. Ad oggi c’è soltanto un vuoto legislativo. Rattrista che le famiglie si affannano dietro i loro malati e dietro iter giudiziari infiniti, quando c’è già stata la libera espressione della volontà, mentre la politica resta indietro.
Sotto il governo Gentiloni, nel dicembre 2017, fu approvata la legge 219 sulla propria Dichiarazione Anticipata di Trattamento, ovvero specificare quali cure intraprendere in caso di malattia. Piergiorgio Welby, malato di una rara forma di distrofia muscolare progressiva, era tenuto in vita grazie ad un respiratore dal 1997, morì il 20 dicembre 2006. MicroMega per La Repubblica effettuò un sondaggio: il 64 % del campione intervistato era favorevole all’interruzione delle cure mediche per Welby. Dopo l’approvazione della legge sul suicidio assistito in Toscana, è scoppiato di nuovo il caso. Vescovi che parlano di “deriva legislativa”; la Lega toscana e FI parlano di “fughe in avanti” delle regioni, ed hanno infatti presentato il ricorso al Collegio di Garanzia statutaria per la verifica di conformità. Più che di “fuga in avanti”, si tratta di risoluzione di una impasse imbarazzante con la quale fanno i conti i malati e le loro famiglie. Le cure palliative sono spesso rifiutate dal malato, il quale vorrebbe raggiungere dignitosamente la propria morte, scegliendo secondo coscienza. La legge toscana si rifarebbe sulla sentenza della Consulta del 2019, prevedendo Quattro requisiti, tutti indispensabili: 1. che il richiedente sia in grado di prendere decisioni libere e consapevoli; che abbia una patologia irreversibile; 2. sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili; 3. che abbia espresso il desiderio di morire in modo libero, chiaro e univoco; 4. che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale.
Devono essere presenti tutti i requisiti per accedere alla pratica ed il richiedente deve aver rifiutato ogni soluzione terapeutica alternativa al suicidio assistito. Una commissione incaricata composta da un personale appartenente all’SSN dovrà verificare i requisiti entro 20 giorni, salvo ulteriori verifiche che possono prorogare di altri 5 giorni l’esito della richiesta. Il governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana si è dichiarato favorevole alla legge sul suicidio assistito, andando contro la sua stessa maggioranza ed il partito della sua Regione. Zaia, governatore del Veneto, ha dichiarato che “non si può nascondere la testa sotto la sabbia” e che una legge nazionale sul tema è auspicabile quanto prima per scongiurare 20 leggi regionali, tutte a rischio. La spaccatura sulla questione è interna anche alle destre. Di nuovo Zaia ha dichiarato riguardo il favore degli italiani alla legge: “La politica non dovrebbe tenerne conto?
Su temi etici non dovrebbe prevalere la casacca politica. Vedo in giro un dibattito che non capisco. Un gran festival dell’ipocrisia”. Il 20 settembre del 2002 venne fondata l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica con “lo scopo di promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale auto gestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili”. Josè Saramago si schierò al fianco di Luca Coscioni quando si candidò per i Radicali al Parlamento. Non fu l’unico premio Nobel a farlo. Affermò Luca Coscioni riguardo la propria malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, che fa diminuire l’ossigeno nel sangue e aumentare il tasso di anidride carbonica compromettendo la funzione dei muscoli respiratori: “(…) L’intelletto è l’unica risorsa che può aiutarti. Per quanto riguarda gli esempi pratici, se ne facessi uno, il lettore potrebbe apprezzarlo così come un cieco al quale è stato chiesto cosa prova nel vedere un tramonto”. Il diritto al suicidio assistito è il diritto di poter preservare fino all’ultimo la propria dignità, la propria libertà, dal punto di vista civile ed etico. Parlare di etica e di morale senza salvaguardare la libertà di coscienza è inutile. Pensare e decidere come porre fine alla propria sofferenza per malattia è l’esercizio del libero arbitrio il quale, basato sulla volontà e la libera scelta dell’individuo, esalta proprio la volontà, lasciando fuori ogni forza esterna, sia essa ideologica o religiosa. Un Salto.
Giuliana Cenci
Dott. Ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”