I pionieri della legge 180

Il 25 febbraio del ’73 un evento scosse il manicomio di Trieste.
Dottori, pazienti e personale aprirono i cancelli per protestare contro gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Simbolo di questa mobilitazione Marco Cavallo, scultura collettiva in cartapesta. Ora la lotta è contro i Cpr introdotti dalla legge Turco Napolitano nel 1998

Domenica 25 febbraio 1973 i cancelli del manicomio di Trieste si aprirono per lasciare uscire un corteo rumoroso e colorato di dottori, pazienti, infermieri e volontari che trascinavano un enorme cavallo azzurro di cartapesta, dal nome di Marco Cavallo. Quel corteo fu l’inizio di un lungo processo che il 13 maggio del 1978 sfocerà nell’approvazione della legge 180, che riconosceva alle persone affette da disturbo mentale gli stessi diritti civili di cui godevano i “sani”.

A distanza di cinquant’anni da quel giorno, Marco Cavallo non ha ancora smesso di combattere per i diritti di più fragili e contro ogni forma di contenzione coatta. Dopo il tour nazionale del 2013 per chiedere la chiusura degli OPG, gli ospedali psichiatrici giudiziari, che rappresenta vano un triste residuo del passato e che furono di lì a poco aboliti, Marco Cavallo quest’anno riprende la strada per contestare quel nuovo disumano strumento di coercizione che va sotto il nome di CPR. Istituiti nel 1998 con la legge Turco-Napolitano con il nome di CIE e ribattezzati Centri di Permanenza Temporanea con la successiva legge Bossi-Fini, i CPR sono stati uno strumento di arbitraria contenzione di cui si sono avvalsi tutti i governi avvicendatisi negli ultimi 27 anni in Italia, nessuno escluso. I CPR sono dei veri e propri centri di detenzione dove vengono rinchiuse persone sprovviste di regolari documenti che ne autorizzino la permanenza in Italia. Sono posti dove vengono rinchiusi gli innocenti e dove secondo la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo si registra un tentativo di suicidio ogni due giorni, un “evento critico” ogni 24 ore, con frequenti episodi di autolesionismo e ricorso all’uso di psicofarmaci a scopo contenitivo.

“I Cpr – sottolineano gli organizzatori del Forum per la Salute Mentale – sono l’emblema dell’ingiustizia sociale del nostro tempo: luoghi di detenzione senza colpe, di esclusione senza appello, di violenza istituzionale normalizzata. Tra settembre e ottobre di quest’anno, Marco Cavallo farà tappa a Milano, Roma e Gradisca. Ogni tappa sarà un’occasione per portare alla luce la realtà dei Cpr, per raccontare storie dimenticate, per denunciare l’assenza di diritti e la disumanizzazione di chi vi è rinchiuso. Sarà un viaggio di denuncia, ma anche di speranza e partecipazione”.

Un viaggio che s’intreccia con la campagna ‘180 Bene Comune’, voluta dallo stesso Forum Salute Mentale per ricordare che la legge 180 non riguarda solo la salute mentale, ma “è un presidio di civiltà, un principio di umanità che riguarda tutti. Parla di diritti, di riconoscimento dell’altro, della capacità di convivere con il diverso – dentro e fuori di noi. Oggi, mentre si tenta di smantellare questa legge, mentre i Cpr diventano nuove istituzioni della segregazione e della violenza sociale, è più che mai necessario riaffermare un principio fondamentale: la dignità umana non ha confini”.

Ogni tappa del viaggio sarà accompagnata da performance artistiche, musica, incontri e di battiti, perché la cultura può rompere il silenzio, cambiare la narrazione e creare nuovi spazi di resistenza e solidarietà. Esattamente lo stesso spirito che da sempre anima l’Insaniafest, che anche quest’anno concentrerà il grosso della programmazione a settembre, in concomitanza con l’arrivo di Marco Cavallo al CPR romano di Ponte Galeria: una coincidenza che cercheremo di rendere occasione d’incontro e condivisione di battaglie comuni, contro i CPR e a difesa di vecchie e nuove fragilità.

Carlo Miccio
Insania/Fest

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