Il Fascismo e l’herpes zoster

La testimonianza è un dovere, il silenzio un crimine

Il fascismo somiglia all’herpes zoster, una malattia per la quale non ci sono cure definitive. Si ripropone sempre, si incista nel corpo e resta silenzioso fino a quando le difese immunitarie di un individuo si abbassano. Allora esplode sotto forma di Fuoco di Sant’Antonio, la cintura del Diavolo!

Ecco cos’è il fascismo: una malattia latente nel corpo apparentemente sano di una nazione. Un demone che si risveglia quando il sistema democratico si indebolisce ed i cittadini, distratti o immemori di un passato di sofferenze, non hanno più la percezione del pericolo cui vanno incontro. Un partito o movimento assume il governo del paese, anche attraverso libere elezioni, ma poco per volta inizia a scardinare dall’interno i sistemi di bilanciamento dei poteri. La Magistratura ed il Parlamento asserviti all’Esecutivo, l’informazione imbavagliata, le libertà individuali ristrette, la repressione di ogni pensiero critico ed il ricorso alla forza per contenere il dissenso. Il fascismo presenta sempre gli stessi caratteri distintivi, qualunque sia il colore di cui si ammanta. Un corpo sano, però, possiede le difese per tenersi al riparo da questa sventura ed una di queste è il dovere della testimonianza.

Non ero ancora nato quel 25 aprile del ’45 ma, da docente di storia, sento il bisogno di ricordare quel movimento popolare di ribellione al nazifascismo che fu la matrice storica della nostra Costituzione: la Resistenza. Senza la lotta partigiana, l’ostinata rivolta di un popolo solo apparentemente sconfitto, ed il sangue versato da migliaia di cittadine e cittadini italiani, la nostra Costituzione mai avrebbe potuto essere scritta. La Resistenza, nata ufficialmente l’otto settembre del 1943, rappresentò il riscatto dopo anni di dittatura e sovversione delle regole democratiche. A partire da quella data, uomini e donne di tutte le classi sociali, di tutti gli orientamenti politici contrari al fascismo, seppero fare la scelta giusta, pagando con il sangue e con infinite sofferenze l’impari lotta con le truppe di occupazione naziste e con i fascisti repubblichini di Salò, loro alleati subalterni. Il sacrificio non fu vano, anche se parole come “Resistenza” e “lotta partigiana” vengono oggi irrise da chi, manifestando una profonda ignoranza della Storia, ne disconosce il valore.

Qual è allora il messaggio della Resistenza ed il significato di questo del 25 aprile? La risposta è semplice: resistere ed opporsi a coloro i quali cercano di far ripiombare il nostro paese in un nuovo fascismo del terzo millennio. Una “democratura”, una democrazia solo apparente, con una classe politica al governo che mette in discussione la separazione dei poteri dello Stato e spinge per l’asservimento dei magistrati e del Parlamento al potere esecutivo. Un pericolo lo svilimento della sanità pubblica a favore di quella privata, un dramma i tagli alla scuola statale rispetto a quella confessionale ed una iattura l’appiattimento dell’informazione alle direttive del governo con il discredito del giornalismo d’inchiesta. Doveroso allora resistere a coloro che ci vogliono far credere che i fratelli più sventurati sono una minaccia e non una risorsa in un paese destinato al decremento demografico ed all’invecchiamento della popolazione. Necessario, infine, opporsi al dramma di avere una politica estera incapace di fare proposte per la soluzione dei conflitti internazionali, preferendo investire in armamenti che altrimenti andrebbero ad ingrassare le industrie della morte.

Ecco cosa significa oggi essere partigiani. Partigiani dalla parte dei cittadini onesti che hanno il diritto di avere una classe dirigente seria e preparata, non corrotta ed avvinghiata ai privilegi del potere. Ora e sempre resistenza. Mai consegnarsi al qualunquismo ed alla spicciola convenienza personale, perché l risveglio dal sonno della ragione sarebbe troppo crudele!

Ettore Benforte

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