Servirebbe una seria cultura e formazione agli affetti
La svolta reazionaria dei governi occidentali ci impone serie riflessioni poiché la società entra nelle coppie, nella famiglia e nell’educazione dei figli. In quanto caratterizzate dal proprio conservatorismo, le destre perpetuano e promuovono stereotipi di genere che garantirebbero, secondo la loro logica, un assetto ordinato e sicuro, così in casa come all’esterno. Abbiamo abbassato la guardia e trascurato la cultura e l’educazione, cosicché il consumismo di massa ha potuto plasmare una società interamente asservita al potere economico e funzionale alla competitività individuale. La stessa competitività che “intossica” i rapporti di ciascun individuo, il quale è assoggettato ai ruoli ed alle aspettative predefinite della società occidentale: della competizione economica, della produzione, dei beni effimeri, delle immagini, della fugacità, dell’immediatezza, della prestazione.
Nell’attuale contesto storico di sovranismo, di “schizofrenia di massa”, di incertezza, la mascolinità è favorita non solo per il suo conservatorismo, ma anche per ciò che può garantire, ovvero la supremazia del suo genere, del suo sistema di valori, l’assoggettamento e la discriminazione delle minoranze. Di tale esclusione farebbero parte le donne, la comunità LGBTQIA+ e gli immigrati poiché non-conformi al ruolo preponderante, non dunque per merito ma per fisiologia e provenienza. Di contro però, la violazione delle norme di genere ha conseguenze più severe per i maschi, infatti la virilità prevederebbe la repressione dell’emotività e problematiche riguardanti il controllo, il potere e la competizione, nei rapporti interpersonali nei vari contesti di vita ma anche in famiglia e nei rapporti di coppia. Secondo i dati di Save the Children, un adolescente su 4 ritiene che il porno sia una rappresentazione realistica della realtà. Anche nella pornografia sono riproposti gli stereotipi di sottomissione della donna rispetto all’uomo. Nei testi delle canzoni, viene proposta la gelosia come segno d’amore; nelle pubblicità viene proposta la figura femminile come oggetto sessuale e come principale o unica figura cui spettano i compiti domestici.

Condanne per violenza domestica
La figura femminile viene continuamente proposta come un individuo di serie B. Attualmente in Italia il sistema dei diritti e delle garanzie, da sempre arretrato, ha subito un ulteriore indebolimento ed un aumento del deficit di protezione sociale; sarebbero quindi maggiormente vulnerabili coloro che lo erano già prima, incluse naturalmente le donne vittime di violenza ed i loro figli. 109 vittime di femminicidio nel 2024; 1/5 delle donne perde il lavoro dopo una gravidanza; il gap salariale con gli uomini è di 8000 €. Per qualcuno di FI bisognerebbe tornare alla “virilità arcaica” per evitare la violenza sulle donne, rafforzando l’idea che il controllo sulle donne sia necessario per la stabilità sociale. Intaccare la legge sull’aborto, ad esempio, priva la donna dell’esercizio di un diritto. Non esercitare un diritto significa essere posti in una condizione di subordinazione rispetto alla società, che la dignità civile rispetto a chiunque altro ha meno peso.
Nella visione misogina delle attuali destre al governo, come sarebbe concepito il ruolo della madre? Posta come angelo del focolare come la voleva Mussolini? Scongiurerei la possibilità che anche dentro la famiglia la donna sia colpevolizzata rispetto ad una eventuale sua incapacità di difendere i figli, di porsi tra il padre-uomo che agisce con violenza e i figli-minori, vittime a loro volta. Il ruolo e le funzioni genitoriali guidano e predispongono ad un armonioso sviluppo psicologico, emotivo, comportamentale, cognitivo, relazionale, sociale del minore. Questo vale per entrambi i genitori. Quello che non si deve perdere di vista è che la donna in questo rapporto è una donna maltrattata che subisce violenza. È una donna che può adempiere serenamente il ruolo di madre? Un agghiacciante parallelismo mi sovviene prendendo in considerazione qualche domanda rivolta alle vittime di stupro durante i processi: si è chiesto alla vittima come fosse vestita il giorno della violenza; cosa ci facesse in giro a quell’ora. La più sconcertante è stata quella di descrivere la posizione del bacino durante lo stupro. Già dal 2023 il governo Meloni aveva tagliato il 70 % dei fondi per la prevenzione della violenza sulle donne, investendo sulla punizione e la repressione, quindi a violenza avvenuta, piuttosto che sulla prevenzione.
La Convenzione di Istanbul indirizzava gli Stati ad investire sulla promozione di cambiamenti culturali che potessero dalla radice intaccare i tradizionali ruoli di genere. Non è stato fatto. Ecco perché la seria battaglia culturale andrebbe impostata sulla formazione delle nuove generazioni attraverso l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Essa, ponendo al centro le emozioni, educherebbe al
riconoscimento delle proprie e di quelle altrui, per poterle esprimere e per essere empatici e solidali, rendendo la società più umana e meno aggressiva. Ma ciò che si vuole è l’indottrinamento misogino, non l’educazione e la formazione, altrimenti i tagli sarebbero stati fatti sulle armi.
Giuliana Cenci
Dott. Ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”