L’Europa, il Vaticano, il 25 Aprile

Roma è stata al centro del mondo tra funerali del Papa e relazioni internazionali. In questo clima si è celebrato l’ottantesimo anniversario della Liberazione

I grandi eventi internazionali (prima e dopo la morte di Papa Francesco) dominano la pagina politica di casa nostra.

Prima c’è stata la visita della premier Giorgia Meloni alla Casa Bianca e l’incontro col Presidente Donald Trump: e diciamo subito che, al netto della grancassa orchestrata dai partiti di governo, Fratelli d’Italia in primis (fatta propria in gran parte dalla TV di Stato), e delle contrapposte “gufate” provenienti da sinistra, dove si scommetteva (e si sperava da più parti) sul fiasco della Meloni (e sarebbe stato un fiasco per il nostro Paese), la nostra Presidente del Consiglio – al di là dei toni trionfalistici della destra – non ha demeritato e il ruolo dell’Italia ne è uscito dignitoso e certo
non peggio di come la nostra presenza sullo scenario internazionale si è anche nel passato caratterizzata.

Ho già più volte scritto che sulla politica estera (oggi più che mai così importante e così delicata) il nostro Paese meriterebbe un gentlemen’s agreement tra maggioranza e opposizione, nell’interesse nazionale, al di là di logiche contrappositive, che invece poi prevalgono.
Le velleità di giocare chissà che ruolo sullo scenario internazionale (care alla destra, per marcare la differenza con chi l’ha preceduta) sono al di là della realtà: il ruolo italiano è quello di stare nel quadro dell’azione dell’Unione Europea, pur nell’ambito di un rapporto che si vuole giustamente mantenere con gli Stati Uniti d’America (Trump permettendo), e oggettivamente non abbiamo il peso che altre nazioni come la Francia e la Gran Bretagna da tempo hanno acquisito.

La ricorrenza del 25 aprile, l’ottantesimo anniversario della Liberazione, andava doverosamente commemorata e così è stato, al netto delle parole infauste adoperate da qualche ministro (stavolta Musumeci, che ha chiesto “sobrietà” [!] causa il lutto nazionale per la scomparsa di Papa Francesco) e di qualche episodio periferico.

Le istituzioni hanno celebrato la ricorrenza adoperando le parole giuste (dichiarando apertamente che la liberazione era dal regime nazifascista e che il fascismo ha negato le libertà nel Ventennio), e ciò è valso innanzitutto per la premier Meloni, per i Presidenti di Senato e Camera e per i ministri dell’Interno e della Difesa, in linea con l’impostazione rigorosa data dal Presidente della Repubblica. Le polemiche – dopo 80 anni – le lascerei e punterei più ad evidenziare quel che unisce il popolo italiano su un tema come questo, anche se il governo a guida destra-destra (eredi dell’MSI) diventa il motivo per controvertere su questa data fondamentale della nostra storia, purtroppo divenuta divisiva.

Infine, qualche parola sugli scenari aperti in Vaticano sul dopo Papa Francesco. Sarà difficile replicare una figura così simbolica ed emblematica come l’ultimo pontefice, ed è inutile negare che nella Chiesa ci sono riserve varie e c’è anche una vena di divisione chiara con il fronte più conservatore, in allarme da sempre per le posizioni assunte da Papa Francesco su molti temi sensibili. Mi auguro si sappia trovare una autentica unità di intenti, auspicando così che la scelta cada (con l’aiuto – non dimentichiamolo – dell’opera dello Spirito Santo) su chi – con capacità di mediazione – sappia riprendere i temi cari a Papa Francesco e sappia farli valere e calare nelle logiche interne della Chiesa e nelle sue strutture. Il nuovo Papa sarà chiamato ad affrancarsi dalla Curia e da un certo modo di intendere il governo della Chiesa, prendendo atto che gli ultimi tre pontefici pur diversi ma tutti autorevolissimi, papa Wojtyła, papa Ratzinger e papa Bergoglio, pur nelle diverse sensibilità e concezioni, di fatto non sono riusciti più di tanto ad incidere nelle strutture della Curia. E questa sarà una grande scommessa per il prossimo futuro.

Antonio Belliazzi

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