Le differenze di genere sono diritti garantiti dalla Corte di giustizia dell’UE e dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo, ma ogni Stato li applica a modo proprio. E l’Italia si defila dall’educazione affettiva nelle scuole
L’omosessualità o la bisessualità sono una scelta? Questa domanda nasce dalla convinzione che soltanto l’eterosessualità sia un orientamento legittimo e naturale. Nessuna persona sceglie il proprio orientamento sessuale. Si parla impropriamente di “scelta di vita” perché l’unica scelta è se vivere con adesione il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Questa scelta dipende dai pregiudizi e dalle pressioni sociali.
Le persone LGBTQIA+ sono sempre esistite e, secondo recenti studi, sono il 9 % della popolazione. L’OMS descrive l’omosessualità come una variante naturale del comportamento umano. Il 9 % è un indicatore umano: si compone di persone, di cittadini, se si vuole inquadrare il dato ad una percentuale “politica”. La Corte Europea si è consolidata sullo Stato di diritto, ovvero sul principio democratico e pluralistico, sulla certezza del diritto, sul controllo giurisdizionale effettivo, per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali. Tali principi sono riconosciuti dalla Corte di giustizia dell’UE e dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo. Lo stato di diritto garantisce quindi il rispetto dei diritti fondamentali e della democrazia.

Quali sono? I diritti fondamentali possono essere classificati in diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Il Consiglio d’Europa ha elaborato norme, pareri e raccomandazioni per indirizzare la politica a tutela dei diritti di ogni cittadino degli Stati membri. Purtroppo però, i diritti civili sono garantiti a ogni individuo secondo il caso specifico di uno Stato ed ecco perché si distinguono dai diritti umani. In questo spazio si inseriscono le singole politiche nazionali che possono negare i diritti civili, come nel caso italiano, rispetto alla comunità LGBTQIA+. Fino agli anni ’70, in Italia le persone trans venivano mandate al confino perché considerate “pericolose”, come i terroristi o i mafiosi. Tutt’oggi in Italia sono consentite le “terapie di conversione” che sostengono la possibilità di convertire gli omosessuali in eterosessuali attraverso “cure psichiatriche”, le quali includono pratiche definite torture dalle Nazioni Unite: rompere capsule di ammoniaca sotto il naso della persona; far scattare un elastico intorno al polso; far immaginare vomito o urina a chi manifesta un istinto sessuale verso una persona dello stesso sesso… Tali “terapie” sono il frutto dell’elaborazione negli ambienti fondamentalisti cattolici (Opus Dei e Militia Christi) della famosa ideologia gender, durante gli anni ’90. Portata in auge dalla svolta reazionaria delle destre in tutto il mondo, essa sostiene che vi sia un vero e proprio complotto planetario con lo scopo di distruggere la famiglia tradizionale e un supposto ordine naturale su cui fondare la società.
I propugnatori del conservatorismo utilizzano la supposta ideologia gender in modo propagandistico, per opporsi altresì ad ogni forma di progresso civile e culturale: essi sono contro i movimenti femministi, oltre che LGBTQIA+, in opposizione alle lotte per la parità e l’uguaglianza sociale. Anche in base a questa retorica del complotto, il governo Meloni ha impedito l’insegnamento dell’educazione affettiva nelle scuole, che non è “promozione dell’ideologia gender” come affermò il leghista Sasso, che l’ha definita inoltre una porcheria e una nefandezza. Essa è scientificamente “un processo educativo che mira a sviluppare la consapevolezza e la gestione delle proprie emozioni”.
Ecco perché è auspicabile che venga inserita così com’è nelle scuole: per la prevenzione del maschilismo tossico causa di femminicidi e per lo sviluppo dell’empatia e del rispetto del prossimo. La coalizione di centrodestra presso il Parlamento europeo si è spaccata sul voto al regolamento Rafforzamento della sicurezza delle carte d’identità dei cittadini dell’Unione.
Tra le diverse proposte che sono passate con il 56 % ce ne sono alcune che riguardano l’identità di genere e il suo riconoscimento in termini legali. Strasburgo ha votato per il riconoscimento in tutti gli Stati dell’Unione di tutte le persone che compiono una transizione. Ma non solo. Il regolamento prevede che qualora un Paese ammetta il genere tra i dati riportati nella carta di identità allora “dovrebbero essere utilizzate le specifiche ‘Femmina’, ‘Maschio’ o ‘X’”, aprendo così la strada al genere neutro nei documenti. Forza Italia, tranne un astenuto, ha votato a favore. I Pro Vita si sono infuriati. Non riuscirò mai a comprendere perché le minoranze facciano così paura. Come mai un 9 % della popolazione sia una questione imminente da risolvere in termini di negazione della libertà individuale democratica. Si manipola la paura per trasformarla in odio per le diversità che non si è in grado di comprendere. “L’opinione è davvero la forma più bassa di conoscenza umana. Non richiede responsabilità, né comprensione. La forma più alta di conoscenza è l’empatia, perché richiede che sospendiamo i nostri ego e viviamo nel mondo di un altro. Richiede una profonda comprensione di uno scopo più grande del sé” (Platone).
Giuliana Cenci
Dott.ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”