Dedicarsi all’arte oggi è una scelta forte, fatta di solitudine e sacrificio per te e per chi ti sta intorno. Incontro con Edoardo Bernardi
“Cielo e Terra” è il nuovo progetto ideato da PierPaolo Di Mino, Veronica Leffe, Edoardo Bernardi e Fabio Appetito. È un contenitore di eventi, di appuntamenti, di mostre, di performance; spazio d’incontro sarà proprio lo studio di Edoardo, un luogo meraviglioso e stimolante, pieno di quadri, di pennelli, di colori, di lastre pronte ad essere utilizzate. Una vera e propria bottega creativa e poi il tavolo conviviale dove davanti ad un aperitivo o una cena si discuterà di arte, di letteratura e dove verranno allestite mostre.
Come è nata quest’idea e come avverranno gli incontri?
L’idea nasce dall’esigenza di ricreare un rapporto tra le persone, ritrovare quell’intimità che in parte si è persa, gli incontri saranno limitati, sicuramente per lo spazio, ma anche per scelta. Saranno incontri culturali fatti di scambi d’idee, ma anche di opere. Il primo appuntamento sarà l’evento zero con momenti di letture, mentre io e Veronica ci confronteremo con le nostre opere, successivamente a cadenza bimestrale o trimestrale ospiteremo un nuovo artista che avrà la sua personale.

Come riesci a combinare l’attività artistica con il mestiere di grafico?
Non so se è un mio limite, ma credo che le due attività siano in antitesi, o meglio la grafica pubblicitaria è la comunicazione al servizio delle aziende, serve a vendere e quindi ha delle regole ben precise, dettate da un mercato. L’attività artistica non accetta regole (o fa finta di non accettarle), va contro corrente, anche se in qualche modo sono condizionato dalla sensibilità artistica, ad esempio nella scelta stilistica delle composizioni e nei colori. Mi è capitato anche di realizzare etichette “artistiche” per dei vini particolari, pezzi unici, ma quelle etichette sono anomale, non rispettano né esigenze né regole.
Vedo sul tavolo delle bellissime stampe, che metodo utilizzi per realizzarle?
Queste stampe sono realizzate con la tecnica del carborundum, una tecnica moderna che consiste nel lasciare una traccia sulla lastra mediante una resina, incollare una polvere di carburo di silicio che una volta asciutta accoglierà l’inchiostro. Ad apparire sul foglio bianco sarà appunto il segno lasciato in origine con la resina. Queste le ho realizzate lasciando delle tracce di euforbia, una pianta spontanea che troviamo nel nostro territorio. Per me non è più la descrizione dell’oggetto in sé, ma solamente il ricordo di quell’elemento. Ormai un tassello utile alla mia ricerca costante sul tema principale dell’identità. La mia tecnica preferita rimane comunque il carboncino utilizzato su grandi superfici: mi riporta all’essenzialità, elimino le pennellate come filtro tra me e la carta, il colore viene meno e l’idea diventa gestuale e immediata. Il mio lavoro si articola su cicli. Ogni ciclo prevede una serie di opere che dovrebbero aiutare a sviscerare un discorso, ma in realtà si finisce sempre per avere molti più interrogativi di prima.
Cosa significa oggi per te “fare” l’artista?
Dedicarsi all’arte oggi è una scelta forte, fatta di solitudine e sacrificio per te e per chi ti sta intorno.
Hai un tuo riferimento artistico?
Ho capito che il mio percorso sarebbe stato questo a poco più di venti anni, dopo aver conosciuto Angelo Colagrossi, un artista della Scuola Romana che incontrai all’università dove ho studiato Lettere e Filosofia, la sua frequentazione mi ha completamente stravolto. Altri riferimenti sono stati all’epoca Anselm Kiefer e artisti moderni come Jackson Pollock e Mark Rothko, ma mi affascina anche Diego Velasquez. Oggi guardo ad artisti contemporanei, magari sconosciuti al grande pubblico, come anche a Beato Angelico. Da tempo vorrei disintossicarmi dall’arte contemporanea, oggi essa va letta e decontestualizzata in un certo modo, i media hanno facilitato la divulgazione di molti artisti, in giro trovi di tutto. La facilità della comunicazione ha scaturito un’infinità di proposte rendendo difficile discriminare chi ha merito e carattere da chi invece, pur bravo, non produce emozioni. Uno degli artisti che mi affascina da sempre e mi fa emozionare è Mario Schifano. Mi piace la sua libertà pittorica, lo ritengo tra i più bravi pittori del XX secolo. Trovo emozionanti Schifano quanto Michelangelo e Botticelli.

Mi piacerebbe continuare questa nostra conversazione, ma per ragioni di spazio dobbiamo concludere, ritornerei però sul tuo progetto “Cielo e Terra” e sui tuoi programmi futuri.
“Cielo e Terra” sarà una grande opportunità di condivisione culturale, ritornare nello studio dell’artista, respirare l’energia che scaturisce. Credo che il format di questo progetto possa essere stimolante anche per collezionisti che hanno voglia di visitare studi d’artista e avvicinarsi alle nostre proposte. Adesso sto lavorando con la cera e la carta fatta da me. La sperimentazione e la trincea mi danno l’adrenalina giusta permettere in chiaro la nuove idee.
Giorgio Chiominto
Architetto