Vizi privati e pubbliche virtù

Nei tempi che ci è toccato vivere, e in particolare nel Paese dove le leggi più che rispettarle si interpretano e dove abbondano le litanie dei morti, i furbi fanno le cose utili (a sé e ai loro sodali). Essi, per reggersi, dopo aver ottenuto voti collosi nelle urne, hanno bisogno del sudario dei complici e del coro polifonico dei laudatores che fanno cordone sanitario contro tutti coloro che, illusi e stucchevoli, osino rilevare difetti o incoerenze dei furbi: nel segreto delle conventicole pianificano l’aumm’ aumm’, i loro sguardi ammiccano e, tenendo le mani tra le gambe sotto il tavolo, contano il crescere delle loro azioni nella Borsa del finocchio e del cetriolo. Durano poco: il tempo di un lampo che purtroppo abbaglia la gente e talvolta, al pari del fulmine, fa strame d’ogni cosa e persona che si ponga loro di traverso o soltanto voglia ricordare quel che erano e dicevano ieri e ciò che sono e dicono oggi.

Gli Statisti, al contrario, fanno le cose indispensabili al progresso materiale e morale della Comunità e della Nazione. Essi, nella Storia, sono immortali, ma nel tempo della cronaca sono per lo più incompresi e poco amati perché il popolo vuole il leone e il sangue nell’arena e preferisce accodarsi al pifferaio di Hamelin che in ogni epoca assume fattezze di verse: secondo la moda, con lusinghe affabulatorie e smorfiette fascinose. E poi… vi sono i saltimbanchi e i giullari: essi fanno ridere e il riso è sempre o troppo al dente o colla che lega il palato. Sul palcoscenico di una tale Commedia umana abbondano i guitti i quali, credendosi eterni, pervicacemente inchiodati sulla scena, vi restano finché il sipario un giorno caschi loro addosso come sempre accaduto a quelli che furono osannati duci o ninfe indispensabili. E nel giardino di gesso il popolo tace: il volto nascosto tra le mani, guarda e non vede, sente ma non ascolta, ognuno soddisfatto di assistere in estasi davanti ai numi della propria religione atea. Nel loro tempio, a profusione, salgono gli incensi e piovono le acque salmastre degli aspersòri, attinte alle disseccate, aride acquasantiere, presunte assolutorie per peccati mai confessati e men che meno emendati. Questo è il tempo dei chiacchieroni che dicono quel che non pensano e pensano il contrario di ciò che dicono ma pure, quando capita loro di dire qualcosa, si vede da lontano che non pensano mai a quel che dicono.

Augusto Cianfoni

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora