I celibi involontari e la teoria della pillola rossa

La diffusione della misoginia in rete

Che la globalizzazione economica portasse all’omologazione sociale potevamo dedurlo dalla storia recente: il Piano Marshall portò con sé il consumo di massa, il bisogno e l’esigenza di estinguere bisogni materiali, oltre che nuovi costumi, abitudini e valori. Far parte di un sistema economico vuol dire anche far parte di un sistema valoriale. La società che viviamo è la società dell’interconnessione che soffre allo stesso tempo dello sfibramento dei rapporti umani. Le insicurezze si acuiscono, i dubbi aumentano e le incertezze trovano risposta in falsi miti ed ideologie perverse e pericolose. La costruzione del sé da parte di giovani uomini e giovani donne in questo contesto è una maratona corsa sui carboni ardenti. I social sono un coacervo di idealità spesso nocive, modelli tossici, stereotipi di genere e modelli disfunzionali. Accade infatti che l’anticamera di un comportamento violento derivi proprio da una pagina di Instagram o di un altro social. Umberto Eco affermò, e non a torto: “Con i social parola a legioni di imbecilli (…)” poiché l’eco che può raggiungere qualsiasi idea, ideale o mito, in rete, indipendentemente dalla propria fondatezza, risuona intensamente. Avere delle risposte a ciò che non si controlla consapevolmente è un bisogno innato. I giovani ricercano modelli, ma non solo loro.

Un esempio sono gli uomini adulti che cercano in rete la risposta al proprio celibato. Continua a diffondersi anche in Italia infatti l’ideologia radicale degli incel, celibi involontari. Questi fanno riferimento alla cosiddetta manosfera, una rete di siti web apertamente maschilisti. Gli incel lamentano la loro difficoltà nell’avere rapporti sessuali con le donne; scelgono di isolarsi vivendo rapporti interpersonali soprattutto lontani dal loro nemico numero 1, le donne. Queste ultime, secondo l’interpretazione degli incel, hanno corrotto la società con le loro rivendicazioni, insieme alle persone queer, nere e di altre minoranze, rompendo quindi un equilibrio. I rapporti umani, sbilanciati in favore delle donne, consentono che queste ultime scelgano gli uomini secondo un indice preciso, l’LMS ovvero Look-money-status, aspetto-soldi-status, che escluderebbe una ampia fetta di uomini, costringendoli ad un celibato involontario. Tra i protagonisti all’interno della community spiccano i pick-up artists ovvero gli “artisti del rimorchio”, che impartiscono lezioni su tecniche di seduzione pericolosamente manipolatorie.

La teoria della red pill, la più caratterizzante della manosfera in cui si riconoscono gli incel, è una ampia community antifemminista che si occupa di diritti maschili. Già il nome della teoria dovrebbe rimandare la mente al film Matrix, in cui la scelta della pillola rossa avrebbe consentito un viaggio nella conoscenza del mondo. Di più: nella consapevolezza dei retroscena delle cose e della loro reale natura. La teoria Red Pill ha dato a
molti uomini la risposta alle loro frustrazioni, che però nella realtà non dipendono dalle battaglie femministe. Anche in questo caso, l’individuazione di un capro espiatorio è la spiegazione a ben più complesse ragioni che qualcuno ha ricercato nella continua crisi economica, che metterebbe in crisi il modello del “male bread-winner” ovvero il modello in cui l’unico “procacciatore” e sostentatore economico della famiglia con il suo unico salario era l’uomo, mentre alla donna e moglie spettava il ruolo domestico e di madre. Il nostro angelo del focolare fascista insomma. In alcuni forum online si arriva a parlare apertamente di femminicidio. I vuoti educativi e le frustrazioni personali confluiscono all’interno di questi serbatoi d’odio, in cui si fomentano e spalleggiano uomini di ogni età, ma sempre più giovani.

Sempre più adolescenti sono risucchiati da queste community, come è ben emerso dalla serie tv Adolescence di Netflix. Il ruolo dei genitori è messo alla prova perché in parte inconsapevoli dei mondi frequentati dai propri figli. È indispensabile informarsi ed interagire. La prevenzione dovrebbe essere radicale e capillare nelle scuole dalla giovanissima età, poiché ancora più sconcertante è che anche le adolescenti credono che nel rapporto di coppia sia normale la violenza, sia psicologica che fisica. Quando diventerà prassi non correre ai ripari e ricostruire sulle macerie?

Giuliana Cenci
Dott.ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa"

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