La poetica della luce di Beato Angelico

Illuminare il rapporto tra dimensione umana e quella divina.
Un protagonista del primo Rinascimento

Beato Angelico, prima di abbracciare lo stato ecclesiastico ed entrare a far parte dell’ordine Domenicano nel convento di san Domenico con il nome di Fra Giovanni da Fiesole, si era chiamato Guidolino di Pietro o Piero, nato negli ultimi anni del Trecento a San Michele a Ripecanina, località Moriano, presso Vicchio del Mugello in provincia di Firenze e nel 1417, anno a cui risale la prima menzione che lo riguarda era già attivo come “dipintore”. In tutte le sue opere eseguite a partire dagli anni Trenta c’è un dettaglio immutabile: la luce, che spesso si materializza in raggi dorati e altre volte in una luce diffusa; questa luce altro non è che la visione di un frate che nelle sue opere artistiche, compiendo un estremo tentativo, cerca di trascrivere la visione di Dio e rendere visibile il suo concetto di bellezza che San Tommaso aveva espresso nella Summa Theologiae come l’unione tra proporzione, perfezione e splendore.

Madonna in trono col bambino e santi
Firenze Museo di San Marco

Maestro della luce dunque, questa la caratteristica del frate-pittore, un autentico protagonista del primo Rinascimento nella Firenze di Ghilberti, Brunelleschi, Masaccio, Donatello, Pollaiolo, Paolo Uccello. Non è un mistico fuori del mondo, un nostalgico del Tardogotico, ma un uomo del suo tempo di cui coglie la riscoperta dello spazio, del corpo e della storia. La sua arte è fortemente originale e suggestiona molti artisti della sua epoca, da Piero della Francesca a Michelangelo. La luce per il Beato Angelico non è solo un mezzo per illuminare le scene, ma un elemento che trasforma la realtà e assegna un valore simbolico e spirituale, è il legame fra la dimensione umana e quella divina.

Questo concetto lo ritroviamo anche in molte opere di artisti moderni come Morandi, Mondrian e Rothko. Il Beato Angelico sa cogliere l’azione provvidenziale che c’è dietro e sotto le vicende umane; egli contempla la Verità che è Bellezza assoluta e unica, parla un linguaggio trasparente e riesce ad infondere un flusso di pace nelle sue opere. Le sue scene sacre non sono altro che momenti di una vicenda spirituale ed umana che riveste ogni episodio di un senso di trascendimento della realtà. Ha saputo esprimere tutte le tonalità e le sfumature della sua complessa poetica: malinconica, drammatica, lirica e spirituale, attraverso un linguaggio che, se da una parte rende difficile classificarlo in maniera univoca e definitiva, dall’altra esalta la libertà espressiva di un artista intelligente e pieno d’amore, un maestro che ha sempre ricercato l’unità fra la dimensione celeste e quella terrena. L’appellativo di “beato” gli fu dato a suo tempo per la coerenza che caratterizzava le sue scelte di vita oltre che per lo splendore della sua arte. È patrono degli artisti e ufficialmente dichiarato beato da Giovanni Paolo II nel 1984. Morì a Roma il 18 febbraio 1455 all’età di quasi sessant’anni e fu sepolto in Santa Maria sopra Minerva, dove era impegnato nei suoi ultimi lavori per il cardinale Torquemada. La sua immagine giacente fu scolpita sulla lastra terragna posta nella cappella di San Tommaso, “lungo l’entrata del fianco appresso la sagrestia”, dove segnala ancora oggi la sua sepoltura.

Annunciazione
Corridoio nord del Convento di San Marco a Firenze.

Nell’iscrizione riportata dal Vasari, si legge questo epitaffio: “NON MIHI SIT LAUDI, QUOD ERAM VELUT ALTER APELLES, / SED QUOD LUCRA TUIS OMNIA, CHRISTA, DABAM: / ALTERA NAM TERRIS OPERA EXTANT, ALTERA CAELO. / URBS ME JOANNEM FLOS TULIT ETRURIAE / MCCCCLV”.
(Non mi si ascriva a lode ch’io fui come un secondo Apelle, / ma che diedi tutti i miei beni, o Cristo, ai tuoi: / e alcune mie opere, infatti stanno in terra, altre in cielo. / Me, Giovanni, ha generato la città, fiore dell’Etruria / MCCCCLV).
L’iscrizione sepolcrale che si intravvede scolpita sulla lastra tombale è molto semplice e nella traduzione dal latino suona: “QUI GIACE IL VENERABILE PITTORE FRA GIOVANNI DA FIRENZE, DELL’ORDINE DEI PREDICATORI”.

Giorgio Chiominto
Architetto

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