L’impegno culturale di Polygonal

Palestra di vita e visioni europee.
Dall’idea di un gruppo di giovani sparsi per l’Europa alla costruzione di reti, festival e centri formativi: otto anni di esperienze, sfide e progettazione sociale

A Cori, l’associazione Polygonal è diventata in otto anni un punto di riferimento per chi crede nella cultura come motore di cambiamento sociale. Nata quasi per sfida da un gruppo di ragazzi sparsi per l’Europa, Polygonal ha saputo costruire ponti tra il locale e l’internazionale, tra memoria e innovazione, tra giovani e territorio. Marco De Cave, tra i fondatori del progetto, ci racconta il senso profondo dell’associazionismo oggi, le difficoltà quotidiane, le soddisfazioni inattese, i festival come Visioni e inSania, e l’idea di una “palestra di vita” che educa attraverso il fare, la partecipazione e la coerenza tra pensiero e azione.

Perché il nome Polygonal?
Il nome richiama le mura poligonali, una delle testimonianze più antiche del nostro territorio. Volevamo un’identità che rimandasse a una storia antica, alle diverse sfaccettature della partecipazione civica e dell’educazione e allo stesso tempo facilmente pronunciabile e comprensibile anche a livello internazionale. Polygonal è nata da un gruppo di persone amiche che si era un po’ perse nei meandri della geografia europea – Erasmus, attivismo, esperienze all’estero – e che ha deciso di darsi un anno di slancio per vedere cosa sarebbe successo.

Come fosse un anno di prova?
Esatto. Siamo nel 2025, ormai sono passati otto anni. L’idea iniziale era costruire un’associazione che avesse una propria peculiarità: una via alternativa di partecipazione nel posto in cui viviamo, che si muovesse su tematiche quali educazione, giustizia sociale, cittadinanza attiva, accessibilità, ma anche uno strumento di connessione tra realtà locali. Purtroppo oggi il volontariato è in difficoltà: è più raro vedere le giovani generazioni in attività collettive che creino competenze, relazioni, esperienze concrete, ma noi ci crediamo e anzi abbiamo avviato con altre associazioni del territorio preziose collaborazioni. Consideriamo Polygonal uno spazio di crescita, una “palestra di vita”, un luogo dove impari a risolvere problemi, a essere puntuale, a collaborare. Tutti elementi fondamentali per la vita e il lavoro. Non è un’associazione “per sempre”, ma un passaggio. Alcuni entrano, altri escono, altri ancora diventano parte dello staff. È una comunità in continuo movimento.

Come fate a sostenere tutto questo?
Progettazione europea: Erasmus+, CERV e altri programmi, e in più, tanti caffè e divertimento. Dietro ci sono persone con formazione ed esperienza, che parlano, scrivono in lingue diverse e che portano avanti idee condivise. Questo è stato il nostro principale motore. Da circa tre anni inoltre la gestione della Biblioteca e dell’Archivio storico di Cori ci ha permesso di avvicinarci ancora di più alla realtà locale e di coinvolgere altre persone nelle attività.

Un bilancio di questi anni?
Molti scambi con partner internazionali, molte persone adulte e anziane coinvolte nelle formazioni sul digitale, progetti realizzati sul territorio, collaborazioni, amicizie nuove, tanti ospiti di levatura nazionale e internazionale che hanno attraversato il nostro territorio. Saremmo felici se ci fosse una maggiore partecipazione giovanile. Forse mancano strumenti, forse mancano scuole superiori sul territorio, forse non comunichiamo abbastanza. I giovani si muovono soprattutto se trasportati dalle proprie amicizie. Ci piacerebbe coinvolgerli di più, anche solo per un’ora a settimana, per un progetto Erasmus, un festival, un’attività concreta.

Avete progetti in corso?
Sì, stiamo per inaugurare un centro formativo, il PolisLab, uno spazio dedicato al supporto scolastico specialistico, incontri, coworking, corsi di formazione. In questo momento inoltre stiamo gestendo un progetto di facilitazione digitale nel Comune di Latina e poi ci impegniamo per mantenere tutte le altre attività che già svolgiamo e a cui teniamo tanto.

Come si costruiscono i contatti?
Con coerenza. Facendo ciò che si dice. I contatti non arrivano per parentela o fortuna: si costruiscono nel tempo, dimostrando serietà e qualità. Collaboriamo con chi condivide una visione, e questo porta risultati.

La risposta del territorio?
Buona, in molti casi. Durante eventi come Visioni e inSania abbiamo visto una grande partecipazione, anche giovanile. Il problema è la continuità: eventi molto partecipati, ma la presenza spesso si esaurisce lì. Una risposta grande invece arriva dal Corso di italiano L2 che, insieme a Collettivo Primo Contatto, portiamo avanti da quasi quattro anni nella Biblioteca di Cori. Un impegno necessario in una comunità che cambia e che richiede attenzione e cura.

Dal punto di vista economico come si sostiene tutto ciò?
Quasi tutto si regge sulla progettazione, soprattutto europea. Questo però non è sostenibile nel lungo periodo: la competizione è sempre più alta e linee che tradizionalmente erano dedicate alle associazioni sono ora percorribili anche da enti pubblici e università. Per questo il centro formativo rappresenta anche un investimento instabilità.

Avete incontrato ostacoli?
Sì, qualcuno ci ha ostacolato, anche con ricorsi, ma abbiamo sempre agito nella legalità. In un contesto piccolo, i dissapori possono nascere, ma non li consideriamo un problema strutturale. Le collaborazioni vanno e vengono, è fisiologico.

Guardando indietro, qual è l’evento che sentite più vostro?
Sicuramente i due festival che abbiamo ideato: Visioni, dedicato alla musica elettronica e alla scoperta del territorio, e inSania, che affronta il tema della salute mentale. Quest’ultimo, in collaborazione con varie realtà del territorio, non solo di Cori, è fondamentale per affrontare tematiche delicate in maniera innovativa e profonda. Oltre agli eventi siamo orgogliosi del lavoro di educazione digitale svolto presso i due centri sociali di Cori e Giulianello, dello sportello cittadino Informagiovani, dei centri estivi e chissà quante cose dimentico. Poi, ancora, la collaborazione con l’Ist. Altiero Spinelli e l’intitolazione della sala studio con l’organizzazione di un seminario sull’Europa con giovani da tutta la Regione.

E per il futuro?
Oltre al PolisLab, stiamo lavorando a nuovi eventi e progetti. Omaggeremo figure come Pasolini, nel cinquantesimo dalla morte, Alberto Manzi e Marcello Mastroianni, ma anche l’inaugurazione del Fondo Cesare Dall’Oglio, biblioteca privata donata dalla famiglia all’Archivio Storico di Cori. Il programma è in costruzione, ma ci saranno tante novità. Seguiteci: il meglio deve ancora venire.

Tommaso Guernacci
Docente di Letteratura

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