Nel 1968, la Cassa del Mezzogiorno progettò e sostenne economicamente l’apertura dei Centri Sociali che prevedevano biblioteche con lo scopo di stimolare i giovani alla cultura condivisa. A Latina nacque il Centro dei Servizi Culturali guidato da Aurelio Paradiso con nuove sollecitazioni culturali.
Il Centro fu un faro per i giovani che impararono “come fare cultura”. I Centri di Animazione Culturale si diffusero, e tutti dipendevano dal Centro Servizi Culturali di Latina. La casa Einaudi donò migliaia di libri che costituirono il primo patrimonio librario delle future biblioteche comunali. Fu attivata la formazione degli addetti ai lavori tramite corsi nazionali con attestato e qualifica, tenuti da antropologi, sociologi, storici, letterati importanti. Si trattarono vari argomenti che declinarono, in modi diversi, i seguenti principi: 1. Il “libro” non è l’unico veicolo culturale. 2. Il bibliotecario non è un tecnico che scheda-consegna-ritira-mette a posto. 3. Il bibliotecario “sollecita cultura”: guida-motiva-interessa il lettore. 4. La biblioteca è laboratorio culturale, non deposito di libri. In provincia si formò un drappello di bibliotecari che portò la fioritura delle biblioteche con i migliaia di libri Einaudi.
Nel 1968 a Cori nacque il Centro di Animazione Culturale in via delle Colonne; la presidente Fiorella Todini, zia dell’attuale delegato alla cultura Michele, decise di affidarmi la biblioteca ed assegnò incarichi ai presenti. Ritenni opportuno sostenere l’esame di Archivistica e Biblioteconomia all’Università. In breve tempo si formò un gruppo coeso: Nando e Antonio De Cave, Ombretta e Michele Moffa, Franco Calabresi, Adriana Scirman, Tommaso Magliocchi, Pino Manciocchi, Antonietta Cossu, Paola Centra, Tommaso e Pasquale Cupiccia, Luigi Di Meo, Petro Guidi e la sottoscritta, chiedo scusa se ho dimenticato qualcuno. Fiorella si sposò a Gaeta e Nando De Cave divenne presidente. Si attivarono laboratori di fotografia, archeologia e teatro, quest’ultimo guidato da Francesco Luciani, che in gioventù aveva calcato i palcoscenici italiani con successo. Rappresentammo Non ti pago! di Eduardo de Filippo che ci costò caro: pagammo una multa salata alla SIAE! Quanta amarezza! I ragazzi avevano comprato il legno, costruito palco e scene, noi ragazze portavamo a mano secchi, scopettoni, varechina, tutto l’occorrente per pulire una sede mai pulita prima e facevamo le prove fino a mezzanotte.
Durante l’esame di Storia del Teatro raccontai al prof. Doglio l’esperienza con De Filippo, egli mi consigliò di scrivergli chiedendo di perdonarci, eravamo ragazzi! Il Maestro ci rispose più o meno così: – Dovete pagare perché a me è costata fatica scrivere l’opera, voi dilettanti dovete rispettarla –. La sua lettera è rimasta nell’archivio della Biblioteca e l’esperienza teatrale finì lì. In seguito sollecitammo il sindaco Romolo Palombelli e il vice Serafino Marafini, sempre straordinari per accoglienza e partecipazione, a consentire, nella sede di S. Oliva, il corso del Gruppo Archeologico Romano, guidato dagli archeologi Pino Chiarucci e Tamara Gizzi, di ricognizione e restauro di quello che avremmo trovato. I gruppi schedarono il materiale che ora è nel museo. Tra le località Fontana Mannarina e Colle Santi, Chiarucci raccolse una terracotta alta circa 15 cm raffigurante Ercole con la clava, che ora si trova nel museo di Albano.
In biblioteca si tenne il Corso di Archeologia per gli studenti delle Medie con l’archeologa Maria Grazia Granino, pagata dal Comune. I ragazzi non poterono effettuare a Norba la verifica finale del programma del corso durato l’intero anno scolastico. Infatti, pur se autorizzati dai genitori, non poterono recarvisi perché l’Assessora alla Cultura non concesse lo scuolabus comunicandomi: – Tu sei autonoma a livello locale, ma dipendente a livello comunale –. Quella frase sibillina è scolpita nella mia mente: politica e cultura issentivano. Senza chiacchiere l’indomani, mi licenziai come bibliotecaria consegnando le dimissioni all’Ufficio Protocollo. Dopo 54 anni lo comunico qui. Cultura e politica spesso creano polemica o propaganda “aggiustando” qualcosa pro domo sua.


Difatti, riporto da Questo sito “La Biblioteca di Cori nasce nel 1968 come Biblioteca Comunale grazie all’entusiasmo di un gruppo di cittadini e alla prima dotazione della Cassa per il Mezzogiorno che fornì il primo nucleo documentale di circa un migliaio di libri. Dal 1997 è stata intitolata al poeta e concittadino Elio Filippo Accrocca…” Correggo pro domo veritate: i libri furono 3000, schedati da me secondo il Sistema Decimale Dewey; il manifesto è in biblioteca, la targhetta del prestito sulla copertina interna è scritta da me. Sono stata bibliotecaria dal 1968 al 1976. Dal 1972 cominciai a ricevere il compenso di 25 mila lire mensili dal Comune, il servizio precedente fu gratuito. La biblioteca in via delle Colonne fu inaugurata il 14 novembre 1971 alla presenza della Sovrintendente Biblioteche di Roma e Lazio Maria Sciascia, da me invitata, e di Elio Filippo Accrocca, a cui fu dedicata la biblioteca, con il tema: Il libro, veicolo di civiltà. Presenti: il sindaco Romolo Palombelli, il presidente della Provincia Iginio Salvezza, la commissaria Lucia Ployer Mione, il direttore della biblioteca di Latina Filippetti. Quando diedi le dimissioni, lasciai tutti i documenti delle attività svolte e la corrispondenza dal ’68 al ’76.
Chiedo: perché sul sito Internet non si è tenuto conto della documentazione archiviata? Sparita con lo spostamento di due sedi della biblioteca? Rimasta? Ma è rimasta? A me, di quella esperienza, sono rimasti il ricordo, l’entusiasmo di aver imparato molto e qualche sassolino che sto togliendo qui. La data 1997 riportata Qui non è corretta, in più non riconosce pubblicamente che l’Amministrazione Comunale fu presente e collaborò fin dal 1968 anzi, toglie ben 30 anni di collaborazione portata avanti con successo “silenziandola”. Che propaganda “culturale” per un Comune presente in quei 30 anni: un capolavoro di strategia politica che imbavaglia!
Giancarla Sissa