La guerra infinita in Colombia

Evento dedicato alla memoria di Antonio Cupiccia
Un’iniziativa dell’associazione Zerocento e sala di lettura G. Canale

Sono i conflitti dimenticati, quelli che, pur essendo ancora in corso, non ricevono la giusta attenzione mediatica e di conseguenza la loro esistenza e gravità viene sottovalutata. Esempi potrebbero essere la guerra civile in Myanmar, il conflitto nel Maghreb, la guerra civile in Sudan o la guerra silenziosa in Colombia, la guerra infinita che dura da decenni. Stato, esercito, partiti di estrema destra, paramilitari e servizi segreti sono i protagonisti della guerra che si sta consumando in Colombia contro un solo nemico: il popolo. Un conflitto storico fatto di uccisioni, sparizioni, deportazioni e violazioni continue dei diritti umani. Dietro tutto questo c’è il denaro dei proprietari terrieri che non vogliono redistribuire fra i contadini le terre incolte, ci sono i narcotrafficanti e un groviglio spaventoso di rapporti fra la politica e i grandi criminali, interessati a mantenere la Colombia in uno stato di caos.

È partendo da queste riflessioni che domenica 15 giugno, presso il RistoPub Nu’ di Giulianello, davanti a un pubblico attento, ha avuto luogo la presentazione del libro I morti non parlano. La guerra infinita in Colombia di Flavia Famà. La presentazione del libro è stata organizzata dall’Associazione Zerocento e dalla Sala di lettura G. Canale nell’ambito dell’appuntamento letterario Parole al tramonto. Hanno partecipato alla presentazione molti cittadini e gran parte delle associazioni del territorio. L’evento è stato dedicato ad Antonio Cupiccia, recentemente scomparso. Domenico Bilà dell’Associazione Zerocento lo ha ricordato con parole di affetto, sottolineando la sua straordinaria empatia, sensibilità e impegno politico. Il dibattito è stato coordinato da Giuliana Cenci, vicepresidente dell’Associazione Mariposa APS, con l’intervento del Presidente dell’Associazione Zerocento Aristide Proietti e supportato musicalmente dal polistrumentista Gianluca Spirito.

Il libro I morti non parlano di Flavia Famà è un’opera importante che getta luce sulla drammatica realtà della Colombia e sulla lotta per i diritti umani. La presentazione del libro è stata un’occasione per riflettere sulla situazione colombiana e sui motivi che portano alle guerre. La Colombia è un paese che ha vissuto oltre 60 anni di conflitto armato, con una violenza che sembra non avere mai fine. “Ogni famiglia colombiana ha vissuto in prima persona l’orrore della guerra, con almeno un componente che ne è stato parte attiva o vittima”. Da questa considerazione nasce l’interesse dell’autrice per la Colombia, maturato grazie a un viaggio realizzato con l’associazione Libera nel 2014.


Il libro analizza in modo dettagliato gli attori di questa guerra, dai movimenti contadini, indigeni, ambientalisti e sindacali, spesso vittime di violenza, ai gruppi guerriglieri, dai paramilitari ai gruppi del narcotraffico fino alle forze armate legali. Flavia Famà indaga sulla nascita dei gruppi guerriglieri, sui molteplici colloqui di pace spesso naufragati, compresi gli ultimi promossi dall’allora presidente Santos. Un punto chiave individuato dall’autrice è l’omicidio di Jorge Eliécer Gaitán, il candidato alle presidenziali e sostenitore della riforma agraria, ucciso il 9 aprile 1948, che diede origine al Bogotazo, periodo di proteste, disordini e repressioni che si ebbe nel centro di Bogotá, capitale della Colombia. Dietro all’uccisione di Gaitán potrebbero esserci stati addirittura gli Stati Uniti, che hanno ricoperto un ruolo significativo nella politica colombiana.

Il libro denuncia con forza il caso dei “falsos positivos”, scoppiato nel 2008. I “falsi positivi” sono ragazzi innocenti, completamente estranei a qualsiasi gruppo criminale armato, che sono stati avvicinati con una proposta di lavoro e poi torturati, uccisi e travestiti da guerriglieri. L’esercito colombiano si rese responsabile dell’uccisione di questi civili, spacciati per guerriglieri eliminati in combattimento. Tali uccisioni avevano lo scopo di esaltare i risultati repressivi dell’esercito per ottenerne benefici, promozioni e riconoscimenti. L’intento del saggio è quello di dar voce a tutte le persone che hanno subito queste torture e sparizioni forzate. Nel libro ci sono circa una decina di interviste, due delle quali anonime perché gli intervistati hanno paura di ritorsioni. Durante una di queste interviste, l’autrice ha chiesto all’intervistato se sarebbe stato disposto a raccontare tutto ciò che aveva subito al Tribunale speciale per la Pace, alle Nazioni Unite; la risposta è stata NO perché in Colombia c’è un detto: I morti non parlano, e se avesse parlato sarebbe stata una persona morta. Questa risposta è un’amara testimonianza della paura e della violenza che ancora permeano la società colombiana, e della difficoltà di trovare giustizia e verità in un contesto di guerra e repressione.

La guerra è un fenomeno complesso che richiede una riflessione approfondita. Solo attraverso l’amore e l’empatia verso le vittime e i loro familiari possiamo costruire un mondo più pacifico e armonioso. È importante riconoscere la dignità e il valore di ogni vita umana, indipendentemente dalla sua origine o dalla sua posizione geografica. La speranza per un futuro migliore viene dalle voci di coloro che resistono non violentemente e lottano per i diritti umani. Purtroppo, la Colombia non è un caso isolato. Ci sono molte guerre nel mondo, ognuna con le sue caratteristiche e le sue conseguenze. Alcune sono più visibili di altre, altre sono più silenziose, ma tutte hanno un impatto devastante sulle popolazioni coinvolte.

Carla Colla
Associazione “Chi dice donna”

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