La narrazione del “popolo eletto”

Il sionismo israeliano, sin dalla nascita, ha inventato e fatta sua la storia del “ritorno nella terra dei padri”, nonostante l’opposizione di molti ebrei

Nel corso della storia ritroviamo spesso riferimenti a popoli che si sono autodefiniti “eletti” in virtù di una presunta investitura da parte di un principio o di un’autorità soprannaturale. “Dio lo vuole”, gridavano i crociati in Terrasanta. “Gott mit uns”, Dio è con noi, urlavano le armate tedesche invadendo la Russia. “La nostra razza è superiore” così gli europei giustificavano massacri e deportazioni forzate nelle Americhe ed in Africa. “Make America Great Again” e “America first”, così oggi Trump: l’America (cioè gli Stati Uniti d’America) al primo posto, gli altri dietro!

Il mito del popolo eletto ha informato di sé numerose nazioni nel corso della storia e giustificato le peggiori atrocità. L’ultima, e forse la più tragica incarnazione, è rappresentata dal conflitto ebraico-palestinese che affonda le sue radici nel fondamentalismo biblico, benché sia stato dimostrato che gli attuali israeliani ben poco abbiano a che vedere con gli antichi ebrei della diaspora, cosa che ribadisce l’assurdità del mito sionista nelle terre in realtà rubate ai palestinesi. Il sionismo israeliano, sin dalla nascita, ha inventato e fatta sua la storia del “ritorno nella terra dei padri”, nonostante l’opposizione di molti ebrei (i Neturei Karta) che partecipano regolarmente alle manifestazioni contro l’occupazione israeliana.

In gran parte del mondo occidentale, grazie ad un’informazione supinamente schierata con Israele, è anche passata la narrazione tossica per cui chi si oppone, anche con una semplice protesta, alla politica di Israele sia classificato come antisemita, sorvolando sul fatto che gli stessi arabi palestinesi sono di origine semitica! Il sionismo israeliano ed Hamas, a mio parere, sono due facce della stessa medaglia. Come dimostrato dagli stessi media americani, Hamas, sin dai primi anni ’90, è stato finanziato dal governo israeliano in funzione anti-ANP (autorità nazionale palestinese), organismo da anni già depotenziato, infiltrato e lontano dagli interessi del suo stesso popolo. Quindi Hamas, sempre a mio parere, è paradossalmente uno strumento del disegno di “genocidio per distruzione” del popolo palestinese ed il 7 ottobre del 2023 è stato solo un tragico pretesto per invadere Gaza, cosa già programmata da tempo. Del resto la stessa creazione dello Stato di Israele fu il frutto marcio della Seconda Guerra Mondiale. La Nakba (disastro), l’espulsione forzata dei palestinesi che nel corso di una notte dovettero lasciare le loro case assegnate arbitrariamente agli ebrei, scatenò in successione la Guerra dei sei giorni, la Guerra del Kippur e le lunghe tragiche tappe di una crisi oggi ben lungi dall’essere risolta.

L’entità sionista denominata Israele è l’emblema di come uno Stato, fondato su presupposti religiosi di matrice fondamentalista, razzista e coloniale, non possa per sua stessa natura sperare in un futuro di pace con altri popoli. Oggi nessuno degli obiettivi di Israele a Gaza è stato raggiunto e la distruzione della città ed il martirio dei palestinesi nelle così dette colonie continua senza sosta, nel silenzio complice della comunità internazionale. Poi l’attacco all’Iran, colpevole di costruire la sua atomica mentre gli arsenali mai dichiarati di Israele ne contano più di cento. E dopo ancora sarà la Siria, poi il Libano e magari la Giordania per il sogno malato di un paese che non avrà mai un futuro di pace. I miopi governanti di Israele, con la complicità degli USA e degli stati europei, stanno condannando i loro cittadini al perpetuarsi della memoria di un abominio ben peggiore di quello a cui sono andati incontro i loro nonni ad Auschwitz.

Per assurdo, proprio la creazione di un unico Stato laico, multietnico e multiconfessionale nel quale possano convivere pacificamente cristiani, ebrei e musulmani potrebbe essere la strada da percorrere. Un nuovo stato di Palestina che rinunci all’ideologia sionista, all’idea di una supremazia razziale come quella nazista che oggi pervade i governanti di Israele e trova la sponda dall’altra parte dell’Atlantico negli USA di Trump. Ma temo che tra qualche anno i giovani palestinesi, se avranno avuto la “fortuna” di sopravvivere a questo genocidio, confluiranno nelle schiere di un nuovo terrorismo mediorientale e si avvererà, inevitabilmente, la previsione di Giulio Andreotti: “Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento profughi e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista”.

Ettore Benforte

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