Orrore a Villa Pamphilj. Si poteva evitare?

Inquietanti interrogativi sull’allucinante vicenda nel cuore di Roma

Il dramma che si è svolto sotto i nostri occhi questa estate in una delle ville più grandi della capitale deve spingerci a tutta una serie di riflessioni che impongono una presa d’atto sociale, politica, psicologica. I fatti: il 7 giugno sono state trovate morte a Roma una donna intorno ai 30 anni e la figlia neonata dalla età apparente di 6/8 mesi. Il 13 giugno, a quasi una settimana dal ritrovamento, viene fermato in Grecia, sull’isola di Skiathos, un uomo, cittadino americano, che si dichiara padre della bimba. La bimba, accerteranno gli inquirenti, è stata strangolata. Quello che accadrà nei giorni seguenti è assurdo, inverosimile, incredibile; se non fosse tutto vero si avrebbe la sensazione di essere precipitati in un film dell’orrore.

La polizia italiana dirama i tatuaggi trovati sul corpo della donna per accelerare la sua identificazione; per molti giorni sui social andrà avanti una sorta di totoscommessa per identificarla, così come è già avvenuto per individuare la causa della sua presunta morte, visto che il suo corpo sembra non avere segni evidenti, così come quello della sua piccina. Nel caso dell’uomo, le notizie invece fanno rabbrividire: cittadino americano, soggetto antisociale con denunce per agiti violenti su suolo americano, girovaga spostandosi tra Malta e Sicilia, prima di approdare a Roma. A Malta incontra la vittima che si scoprirà chiamarsi Anastasija, ma in Italia assumerà il nome Stella; forse lì nasce la piccola Andromeda che qui viene chiamata anche Sara o Lucia, esattamente come lui, il probabile omicida dai mille volti, ha tanti alter ego. Riflessione amara: era un dramma che potevamo evitare questo? Certamente si! Erano due vite che potevamo salvare?

Questo con certezza noi non potremo mai saperlo; di sicuro possiamo dire che avremmo potuto provarci, avremmo potuto non girarci dall’altra parte. Ci ha provato quella cittadina italiana che ha provato a chiamare le Forze dell’Ordine ben due volte segnalando un cittadino straniero ubriaco e barcollante, con una bambina in braccio lungo le strade di Roma e nessuno lo ha identificato. Hanno peccato di egoismo i genitori del presunto colpevole quando, pur di toglierselo di torno, lo hanno cacciato foraggiandolo purché stesse lontano da loro. Ha mostrato negligenza il Ministero della Cultura quando ha erogato fondi cospicui ad una persona che si spaccia come regista senza fare verifiche. In questa estate di orrori, siamo tutti un po’ colpevoli…

Virginia Ciaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione “Mai più violenza infinita”
Consulente/Docente Polizia di Stato

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