Le umane attività interagiscono inesorabilmente con vari eco-sistemi.
Serve prudenza per rischi idrogeologici e sociali.
Gli effetti su agricoltura e ambiente.
È un tema davvero importante, centrale ed attuale sul quale anche Papa Francesco ha espresso il suo elevato pensiero, in occasione della “Giornata della Terra e/o dell’Ambiente”, per celebrate appunto l’ambiente ed opportunamente la salvaguardia del Pianeta Terra, oltre che lo straordinario ed affascinante Mondo Vegetale che tutto offre e che coinvolge, peraltro, i frutti della scienza e le conoscenze derivanti, ma senza eludere il senso dell’Amore, la Civiltà e l’Umanità!
I famigerati cambiamenti o fenomeni climatici sono tangibili e possono causare, come noto, veri disastri alluvionali come in Emilia Romagna. S’impone pertanto la impellente necessità di abbattere anidride carbonica e avere maggiore quantità di ossigeno che può derivare dalla peculiare ed importante attività foto-sintetica degli alberi, legata peraltro al concetto di economia circolare o alla tanto citata ed evocata sostenibilità!
Si tratta, per il bene della presente generazione e per non compromettere le future, di incrementare responsabilmente ed opportunamente la piantumazione di specie arboree anche al fine di preservare i diversi territori a rischio nonché per gestire al meglio, in ogni dove, le più importanti risorse forestali, tenendo presente e considerando uno dei principali aspetti che riguarda direttamente l’autentica e tanto anelata sostenibilità, mediante le operazioni forestali.
Tra le operazioni forestali, infatti, è importante annoverare l’abbattimento degli alberi, la suddivisione dell’albero abbattuto negli assortimenti desiderati, come ad es.: i pezzi lunghi un metro circa nel caso di legna da ardere, lo spostamento degli assortimenti dal bosco alla viabilità più vicina (concentramento) ed infine il trasporto degli assortimenti nel sito di imposto (esbosco).
Tutto ciò ovviamente con la necessaria consapevolezza, considerando il bene ed il male, valutando opportunamente i possibili diversi rischi ed i vari problemi idrogeologici e senza sottovalutare l’agricoltura in genere: coltivazioni, produttività, tradizione, cultura e territorio! A tal proposito sembra opportuno evidenziare che nel 1982 il famoso, poliedrico, artista Joseph Beuys venne invitato a partecipare a “Documenta”, che si tiene a Kassel ogni cinque anni, in quell’occasione era Documenta VII, laddove presentò un’opera fondamentale: “Le 7000 QUERCE”; un lavoro che si sviluppa e avviluppa nel tempo, poiché ha una sua semplice complessità. Si deve arrivare al 1987, un anno dopo la sua morte poiché, per comprare e piantare le 7000 querce, Beuys aveva creato una filiera ritualistica, ossia aveva disposto, davanti al Museo Fridericianum della città, 7000 lastre di basalto che venivano adottate da chiunque volesse, e il denaro ricavato serviva a comprare e piantare le querce.

Questa operazione, è risultato l’atto di nascita del più vasto progetto di Beuys che si chiama “Difesa della Natura”. Le “Pietre rituali” furono tutte vendute, così si poté piantare le settemila nuove querce con a fianco le lastre basaltiche, tutta Kassel fu invasa dal bosco di settemila alberi. Per compiere il tutto ci sarebbero voluti circa trecento anni, infatti l’opera di Beuys è ancora in trasformazione, è viva e si modifica giornalmente anno dopo anno, Il BOSCO.
“Niente musei, niente esposizioni, nessuno poteva acquistare niente, era l’atto di nascita di una nuova arte, di un nuovo modo di fare arte, di una nuova presa di coscienza. ‘Settemila querce’ non aveva modo di essere fruita integralmente in senso estetico, in quanto opera sparsa che coinvolgeva una intera città, era una semina, Beuys era un seminatore, come il personaggio del quadro di Millete o di Van Gogh, un contadino sciamano che era rivolto a un futuro raccolto.
L’artista entra nella presa di coscienza naturale e rende imprescindibile il legame tra l’Uomo e la Natura. Non è solo una questione concettuale, si tratta di una presa della Bastiglia, è un atto rivoluzionario, vi è una urgenza in questo mondo di ristabilire il legame spezzato con l’avvento dell’industrializzazione, con la presa di contatto dell’energia elettrica che ha folgorato il tempo naturale dell’avvenimento cardine della vita, quello della semina”.
“Se tutti consapevolmente entriamo nel merito della questione, allora tutti entriamo in quel tempo, ossia nel tempo che non è tempo economico, ma tempo antieconomico, è tempo naturale. È questo il compito del nuovo seminatore, dell’artista che non può più stare negli atelier, nei musei, nelle gallerie, ma entrare nel ciclo vitale e virtuoso della Natura, deve avere nuovi occhi per far vedere, nonché nuove mani per dover seminare! Vale a dire conoscenze per sapere!”
La ricchezza dell’Uomo non è il potere, né i tanti soldi, ma è la difesa e la protezione della Natura, da cui tutto deriva (bellezze per ornamenti, colori, profumi; specifici rimedi medicamentosi ed i numerosi ed importanti alimenti) e di cui siamo parte!
Giovanni Conca
Fitopatologo