Incontri ravvicinati… di strano tipo

Nel maggio 1971 lessi un articolo sui kinderheim, colonie per i bambini ricchi. Tra gli indirizzi elencati ne scelsi tre e mi proposi come “istitutrice”. Alla fine di maggio il telefonista vicino al Comune mi bussò a casa per dirmi che alle ore 12 una persona doveva parlarmi: all’epoca il telefono in casa era raro. La persona era il professor Teo Fasulo; avevo richiesto di essere istitutrice nel suo kinderheim a Cortina; mi diede l’appuntamento a Roma, dove viveva. Conobbi Fasulo e la moglie, fui accettata: dovevo trovarmi il 22 giugno a Termini alle ore 20. E partii; mai andata al nord, mai viaggiato in cuccetta. Lo sferragliare del treno e lo stupore mi tennero sveglia. La mattina, alla prima luce, guardai fuori e vidi Longarone piena di macerie e la diga del Vajont in piedi. Da Calalzo giungemmo a Cortina con 50 ragazzini. Aria fresca, panorami incantati, case fiorite: mi sembrò di stare in una cartolina. Giungemmo al kinderheim “Ca’ de’ Nani”: una grande baita su un colle, con tennis, palestra, parco. Cominciò il mio lavoro: guidavo dieci ragazzine di 10-15 anni da accompagnare ogni giorno a fare attività sportive: minigolf, pattinaggio sul ghiaccio, danza, piscina. Subito feci i conti col freddo: ero partita con un giacchettino, mai stata a 1400 m. di altezza! La prima escursione fu breve ed arrivai tremante. Ubaldo, capogruppo, campione e cintura nera di Karate, mi fece bere un punch, una delle ragazzine, Guenda Moavero (nipote del futuro ministro, identica a lui), mi chiese perché non avessi il “cheiuei”. Risposi: – Cosa è?

Con mio stupore, dal suo zaino tirò fuori una bustina di plastica che racchiudeva una giacca a vento, me la regalò! Alle 9 uscì il sole, mi riscaldai. Cominciai ad affrontare nelle varie escursioni dolomitiche: altezze, burroni, ponti traballanti, boschi! Visitammo trincee, tunnel della prima guerra mondiale, i passi dolomitici, le tre Cime di Lavaredo, i Laghi di Carezza, Braies, Misurina, Merano, Brunico. Un incanto! Nei boschi c’erano i funghi: porcini e finferli (galletti)… te pare che li lasciavo lì! Raccoglievamo porcini grandi come scodelle, i galletti… e i mirtilli! Mai mangiati, né visti prima! Riportavamo tutto a Ca’ de’ Nani, i cuochi li cucinavano, i mirtilli con la panna chiudevano il pasto. Fasulo e moglie erano stupiti: non era mai accaduto che le ragazzine “facessero la spesa nei boschi”! Ma io ero di Cori, la mia anima casareccia e ortolana venne fuori con tutto quel ben di Dio! Quello era un mondo ricco, che comprava soltanto, ma le ragazzine impararono come il territorio fosse anche fruttuoso. Giunse la fine di agosto, ci salutammo singhiozzando! Sono rimasta in contatto su Facebook con Manuela Bigotto, istitutrice come me, e con Carmela Vincenti, ora attrice, che venne a trovarmi. A Venezia salii sulla Freccia della Laguna. Alle ore 12 mi spostai al vagone ristorante, trovai un posto accanto ad una signora e davanti a due signori; ordinammo il pranzo e nell’attesa ci presentammo, io andavo a Cori, vicino Roma. Il signore davanti a me esclamò: – Cori! Uno dei paesi più antichi del mondo!

Mi stupii, gli chiesi come faceva a saperlo. Mi rispose che aveva visto le sue mura ciclopiche e che proprio il nome Cora raccontava un’antichità perduta nel tempo e diffusa nel globo: tutti i nomi dei luoghi nel mondo che cominciano con Cor-, Car-, Gor- o Gar- appartengono ad un’età lontanissima e Cor-Car nel polinesiano antico significa “Luna anima del sole”. La Polinesia è ciò che rimane del continente Mu. Inoltre Cor, Car, Gor e Gar sono sillabe che hanno anche a che vedere con la pietra. Difatti, in tutto il mondo ci sono luoghi, monti, città che possiedono nomi con questi suoni che parlano di civiltà antidiluviane costruite con pietre enormi.

Stupita pensai: è Peter Kolosimo! Avevo letto tutti i suoi libri. Timidamente chiesi come si chiamasse. Rispose: – Mi chiamo Alberto Perego, sono un console italiano all’estero. Raccontò che con il suo lavoro ebbe contatti con molti ricercatori nel mondo, ed aveva conosciuto persone che incontrarono gli extraterrestri. Un certo Adamski, in California, gli consegnò un messaggio extraterrestre da portare al Vaticano affinché ammonisse il mondo sull’uso dell’energia atomica. Il console fece recapitare la lettera a Giovanni XXIII che nel luglio del 1961 incontrò un personaggio in tuta bianca sceso da una navicella posata sul prato di Castel Gandolfo sotto l’occhio vigile di monsignor Capovilla, segretario del Papa. L’astronave atterrò sul giardino ed uscì qualcuno “assolutamente umano” che parlò con il Papa per alcuni minuti, poi tornò sull’astronave. Roncalli, emozionato, esclamò: – I figli di Dio sono dappertutto. A volte abbiamo difficoltà a riconoscere i nostri fratelli. Capovilla raccontò l’incontro dopo molti anni e la notizia si diffuse. Tornata a casa programmai attività culturali in biblioteca. Ordinai in una libreria due libri di Perego, li ritirai e li lessi. Pensai di proporre al sindaco Romolo Palombelli l’idea di presentare i libri di Perego. Mi ricevette alle ore 14 in una stanzetta affacciata su S. Oliva, era presente anche l’Assessore alla Cultura Cesare Chiominto. Tra le proposte culturali parlai di Perego, avevo i libri con me, chiesi se era il caso di invitarlo. Sapevo che il tema era scottante, ma nell’incoscienza giovanile non mi posi il problema. Loro, straordinari, mi ascoltarono attentamente, sfogliarono i libri. Romolo chiese a Cesare: – Secondo te, Cesare, si può fare? Cesare rispose: – Romolo, se Cori è tra i paesi più antichi nel mondo… Embè, jé jo faciarìa propia venì! Romolo esclamò: – Allora, Giancarla, scrivi al console che noi siamo disponibili ad accoglierlo in biblioteca. Se dice di sì, lo inviterò ufficialmente.

Scrissi a Perego, rispose ringraziandomi, ma rifiutò l’invito poiché il tema, delicato, gli aveva creato moltissimi problemi: il mondo non era ancora pronto! Mi consigliò di non parlarne. La sciai la sua lettera nell’Archivio della Biblioteca e dimenticai tutto. Perché lo ricordo ora? Perché racconta quanto le nostre Amministrazioni siano sempre state guidate da persone aperte, intelligenti. L’antichissimo “significato nuovo” condiviso nel mondo antico del nome “Cora-i”, fece la differenza perché Cesare e Romolo, nell’accogliere la mia spontanea e audace proposta, compresero che io amavo Cori proprio come loro.

Giancarla Sissa

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