Da Urbino alla città eterna protagonista incontrastato della scena artistica romana
Nel Rinascimento la corte diventa un riferimento costante: Ferrara, Mantova, Milano, Urbino sono dei veri e propri microcosmi dentro i quali si è sviluppato un tipo di cultura, di pensiero, di produzione artistica, scientifica e politica tipica e particolare.
La corte è un universo dove tutto ciò che accade assume le sembianze di un vero e proprio laboratorio e la corte di Urbino nella seconda metà del Quattrocento assume un’importanza straordinaria; è qui che opera uno dei maggiori intellettuali dell’epoca: Giovanni Santi, il padre di Raffaello Sanzio, il principe dei pittori. Raffaele Santi, questo è il suo vero nome, nasce ad Urbino nel 1483; fin da piccolo, guidato dal padre, intraprende la strada dell’artista, diventa scolaro e collaboratore del Perugino e nello Sposalizio della Vergine, che dipinge a soli 21 anni, è chiara l’influenza peruginesca. Lo schema compositivo è quello della Consegna delle chiavi che il Perugino dipinge nella Cappella Sistina; uno schieramento di figure in primo piano, un vasto spazio prospettico nel fondo; in posizione centrale, un tempietto rotondo di stile bramantesco.

Raffaello, avendo maturato la congiunzione e l’esperienza nella corte di Urbino, approda a Roma alla corte papale e là realizza il sogno del padre: diviene l’artista che plasma il funzionamento, il comportamento, la cultura e l’arte della corte stessa. Dopo essere stato il pittore di Giulio II (Giuliano della Rovere), raggiunge il culmine con Leone X, il figlio di Lorenzo il Magnifico, il papa Medici.
Con la morte del Bramante nel 1514 e la partenza di Michelangelo per Firenze nel 1516, il protagonista incontrastato della scena artistica romana divenne Raffaello; Leone X gli affidò la direzione dei cantieri della Basilica e del palazzo in Vaticano e lo nominò “Praefectus” delle antichità di Roma.
Aveva appena venticinque anni e, già celebre per le sue Madonne e i suoi ritratti, ricevette da Papa Giulio II la commissione per dipingere ad affresco le pareti del suo appartamento, più conosciuto come “Le Stanze”.
Gli affreschi della più famosa Stanza della Segnatura sono un capolavoro di antropologia culturale cattolica trasmettono un messaggio straordinario per liberà mentale, per lucidità e modernità di visione.
Le due grandi figurazioni: La Scuola di Atene approfondisce ed amplifica la magnifica armonia tra geometria spaziale e figure umane in dialogo fra loro, già ideata da Leonardo da Vinci venti anni prima per L’ultima Cena.
Si può dire che l’affresco leonardesco a Milano e La Scuola di Atene a Roma costituiscano l’inizio e la fine del momento di massima realizzazione del classicismo rinascimentale e con la cosiddetta Disputa del Sacramento dimostrano la continuità ideale tra pensiero antico e pensiero cristiano.

Nelle lunette le allegorie del Bello (Il Parnaso) e del Bene (Le Virtù) a dimostrazione di come da quella continuità discende tutto ciò che è buono e bello e quanto necessitano uno dell’altro.
Tra il 1511 e il 1514 seguono gli affreschi della Stanza di Eliodoro con La cacciata di Eliodoro dal Tempio, La Messa di Bolsena e La liberazione di San Pietro e fino al 1520, aiutato dai suoi collaboratori, le altre due stanze.
Peccato che il tempo della sua vita sia stato molto breve: morì di una “febbre continua e acuta” il 6 aprile del 1520, a soli trentasette anni, consegnando al mondo il suo universale messaggio. Attraverso Giulio Romano, Annibale Carracci e Guido Reni, attraverso Poussin, David, Ingres e Canova, il suo spirito è arrivato fino a Picasso; e ancora oggi rimane vivo e fecondo ogni volta che un artista guarda il mondo sotto il segno della felicità, dell’ordine, dello splendore.
Giorgio Chiominto
Architetto