Merce, consumo ed autoalimentazione
Lo stesso Mussolini definì la riforma della scuola di Gentile “la più Fascista delle riforme”. Essa rispecchiava l’ordine costituito della società, divisa tra borghesi proprietari e popolo proletario che si doveva continuare a perpetuare. Aumentò sì l’obbligo scolastico fino a 14 anni, ma soprattutto accentuò la separazione tra il percorso liceale, più adatto ai figli della borghesia e gli istituti tecnici, per chi avrebbe dovuto intraprendere il lavoro. L’ambiente sociale ha sempre influenzato i comportamenti umani, fornendo modelli di imitazione ed anche continuazione.
Nel ’67 usciva “Lettere ad una professoressa” di Don Lorenzo Milani e i ragazzi di Barbiana. La questione era basata sulla riproduzione dell’immobilità sociale riproposta nella scuola che dal 1923, data della riforma di Gentile, al 1967 non si era evoluta, nonostante la guerra e la Repubblica. “La media vecchia era classista (…) Resta una scuola tagliata su misura dei ricchi. Di quelli che la cultura l’hanno in casa e vanno a scuola solo per mietere diplomi.” Emergevano le differenze tra chi viveva in un ambiente predisposto all’apprendimento degli studi, in previsione di intraprendere il mestiere dei padri, e chi invece, proveniente da un ambiente culturalmente povero, aveva maggiori impedimenti per cambiare il proprio destino. “(…) Tentiamo invece di educare i ragazzi a più ambizione”. L’istituzione scolastica ha sempre plasmato le generazioni di giovani donne e giovani uomini, non solo nel rapporto con lo studio delle materie, ma sulla percezione di sé, sugli obiettivi e le aspirazioni personali. L’ideologia antifascista prima e poi le idee “rivoluzionarie” degli anni ’70 influenzarono il mondo dell’istruzione che, attraverso nuove generazioni di insegnanti e riforme ministeriali, modificarono l’insegnamento. Le masse ebbero forse la loro rivincita.

Filosofo e Ministro della Cultura durante il regime fascista
Tutte le forme di istituzione politica si sono interessate alla scuola, dal fascismo che la utilizzò in funzione dell’indottrinamento finalizzato all’obbedienza, al post-fascismo e la Repubblica che voleva renderla forse più democratica. Nello stesso momento però che si stava ricostruendo la scuola, si stava costruendo la società post-bellica che diventerà di lì a poco la società dei consumi. Quindi la TV, la musica, il cinema hollywoodiano divennero non solo elementi di svago, ma allo stesso tempo distrattori e plasmatori di sogni e personalità. Nell’ambiente di apprendimento, i fattori che lo influenzano sono molteplici e sfaccettati. Tutti concorrono a fornire risposte alle nostre esigenze. Che c’entra questo con la scuola? Le riforme scolastiche negli ultimi 25 anni tentano di inquadrare gli alunni come impiegati prestazionali di una grande azienda. Come tale, un’azienda è finalizzata al profitto ed al capitale, che nel caso specifico della scuola è capitale umano. Secondo tale logica, il mondo della scuola è sempre più orientato alla prestazione e alla produttività. Le riforme educative, come ad esempio la Buona Scuola del 2015 di Renzi, si ispirano alle logiche neoliberiste – dai sistemi di valutazione standardizzati alle competenze “spendibili” sul mercato – e hanno trasformato l’apprendimento in un percorso lineare verso l’occupazione anziché verso la crescita integrale della persona.
La scuola diventerebbe così un dispositivo che misura la capacità di orientarsi a ritmi produttivi, in cui l’obiettivo finale non è il sapere critico, ma la prestazione lavorativa che alimenta il ciclo di produzione-consumo: il valore dell’individuo è sempre legato alla sua capacità di generare reddito e spendere. Lavorare non è più un mezzo per vivere ma per accumulare capitale destinato all’acquisto che illude di soddisfare bisogni sempre nuovi. “Educare i ragazzi a più ambizione” voleva dire, per Don Milani , emanciparsi dallo stato di costrizione che la scuola classista imponeva, emanciparsi dal controllo e dall’influenza che tale istituzione poteva avere sulla vita dei giovani. Ora il sistema prepara giovani “consumatori” ad alimentare un sistema che si autoalimenta: si studia per lavorare, si lavora per consumare, si consuma per sostenere il mercato. L’interesse e l’esaltazione delle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), a scapito delle discipline umanistiche nel nome dell’innovazione e dell’eccellenza, veicolano paradigmi culturali incentrati su competitività e successo economico.
La scuola sarebbe quindi soltanto un ingranaggio nel meccanismo economico globale. In questo meccanismo, è bene non essere in grado di porci delle domande, di essere critici, di ragionare (analfabetismo funzionale). Essere capaci di analizzare i fatti, andare alla radice di un problema, ricercarne la causa, sono tutte abilità che probabilmente è meglio non acquisire, se non in funzione produttiva e non umana. Il capitale umano come merce per la produzione e del consumo è stato il più diabolico ed eccellente piano mai realizzato, il quale, autoalimentandosi, è destinato a durare ed evolversi ancora.
Giuliana Cenci
Dott.ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”