Comunità energetiche rinnovabili: una sfida da cogliere

In un’epoca segnata da crisi climatiche, instabilità geopolitiche e conseguenti rincari energetici, la transizione verso un modello energetico sostenibile non è più una scelta ma una necessità. L’Italia, come molti altri Paesi europei, dipende ancora in larga parte da fonti fossili importate dall’estero, con tutte le vulnerabilità che questo comporta. Ma oggi, grazie all’evoluzione tecnologica e a un quadro normativo finalmente favorevole, è possibile produrre energia pulita localmente, riducendo la dipendenza da fonti esterne e restituendo alle comunità il controllo su questa risorsa strategica.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano una delle risposte più concrete e innovative a questa sfida. Si tratta di associazioni tra cittadini, enti locali, imprese e organizzazioni del terzo settore che decidono di unirsi per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico. Il principio è semplice ma rivoluzionario: l’energia prodotta da un impianto installato, ad esempio, su edifici pubblici o terreni comunali, viene immessa in rete e può essere “virtualmente” condivisa tra i membri della comunità che si trovano nella stessa area di distribuzione elettrica.

Il vantaggio non è solo ambientale, ma anche economico e sociale. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) riconosce un incentivo fino a 13 centesimi di euro per ogni chilowattora condiviso all’interno della comunità. A questo si aggiungono i risparmi diretti in bolletta per chi consuma energia prodotta localmente. Ma il valore più profondo delle CER sta nella loro capacità di promuovere un’economia partecipata, dal basso, in cui l’energia diventa bene comune e strumento di coesione sociale.

Il nuovo Decreto del 16 maggio 2025 ha ampliato significativamente le possibilità di accesso agli incentivi, estendendoli ai comuni fino a 50.000 abitanti. Questo significa che anche realtà di medie dimensioni, come il nostro comune, possono ora beneficiare di contributi a fondo perduto fino al 40 % dell’investimento per impianti destinati all’autoconsumo condiviso. È previsto anche un anticipo fino al 30 % del contributo, per facilitare l’avvio dei progetti e la possibilità di cumulare questi incentivi con altri strumenti di sostegno, senza penalizzazioni. Inoltre, possono partecipare alle CER anche singoli cittadini, cooperative, enti pubblici e organizzazioni del terzo settore, rendendo il modello ancora più inclusivo.

Immaginiamo, ad esempio, di installare un impianto fotovoltaico da 500 kW su edifici pubblici e terreni comunali. Questo impianto potrebbe produrre circa 600.000 kWh all’anno. Se almeno il 60 % di questa energia viene condivisa all’interno della CER, si generano 360.000 kWh incentivabili, per un valore annuo di circa 46.800 euro. In vent’anni, la comunità potrebbe raccogliere oltre 936.000 euro di benefici economici, da reinvestire in servizi pubblici, nuovi impianti o progetti sociali.

Le CER non sono solo un’opportunità tecnica, ma una scelta politica e culturale che restituisce potere alle comunità, promuove la giustizia energetica, crea reti di solidarietà e costruisce un futuro più giusto e sostenibile. Il nostro Comune ha tutte le carte in regola per diventare protagonista di questa rivoluzione dal basso. L’energia condivisa è il primo passo verso una comunità più forte, coesa e consapevole.

Stefano Corsetti
Studio Architetture Sostenibili – Roma

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