La famiglia Giraldi

La ricerca è stata laboriosa. Ringrazio di cuore la famiglia Giraldi che ha egregiamente collaborato fornendomi notizie preziose. Il nome “Giraldo” è di origine longobarda, significa “forte con la lancia”. Nelle ricerche ho trovato che il cavaliere Giraldus de Massilia dalla Francia giunse in Italia al seguito di Carlo d’Angiò, da lui nominato capitaneus dopo la sconfitta di Corradino di Svevia e assegnandogli nel 1269 l’antico castello normanno di Machilone, posto tra Rieti e Narni. (A. Casalboni, Nobiltà di frontiera nell’Abruzzo angioino tra XIII e XIV secolo. Due casi di studio: de Machilone e de Roio, p. 124 in «Archivio storico per le province napoletane», CXXXVII, pp. 73-105.).

A Rieti fu vescovo un Giraldo ed Hennectus de Guerardo fu valletto, familiare regio e «…vicarie terre dominorum et hominum Machilonis et castri Montiscollis [Monticelli] nel 1272». (I A. Casalboni, ibidem.) Gerardo di Marsiglia, dal marzo del 1272, fu nominato castellano di Corfù, forse proprio dopo la nomina di Jean de Clary, trattato sul Corace con la famiglia Chiari. (C. Minieri Riccio, Cenni storici intorno i grandi uffizii del Regno di Sicilia durante il regno di Carlo I d’Angiò, Stabilimento tipografico Partenopeo, Napoli 1872, p. 51). Tre anni dopo Gerardo è castellano di Nicastro. Dal 1279 ricoprì diversi incarichi che lo portarono da provisore delle navi a responsabile della ristrutturazione dei castelli pugliesi, da maresciallo a viceammiraglio. Si distingue tra i milites che firmarono l’accordo tra Carlo I e il re d’Aragona nel 1283. (S. Morelli, Per conservare la pace: i Giustizieri del regno di Sicilia da Carlo I a Carlo II d’Angiò, Liguori, Napoli 2012, pp. 216 e 292.).

La storia dei fatti conta poco senza gli uomini, pertanto è necessario frugare nelle vite per tracciarne lo sviluppo. Nel 1568 si stabilì che Margherita d’Austria, figlia di Carlo V e consorte di Ottaviano Farnese, amministrasse direttamente i suoi possedimenti abruzzesi. Questa, dopo un breve soggiorno a Leonessa, decise di dimorare a Cittaducale, dove si trattenne fino al 1572, per poi trasferirsi Governatrice a L’Aquila. Durante il periodo trascorso a Cittaducale, Margherita diede prova delle sue capacità amministrative, dando impulso all’economia locale e alla cultura e risolvendo delicate questioni territoriali. Si è rinvenuto uno scambio epistolare tra il camerlengo Giraldo Giraldi, uomo di fiducia dei Farnese, in base all’inventario di beni da trasferire a Parma dai suoi possedimenti in loco.

Riporto le parole della famiglia: «Albino da Cittaducale (n. 18-12-1830) giunse a Cori da Velletri, all’in
circa nella metà dell’Ottocento, la famiglia ricorda che aveva i capelli rossi, avvezzo a vicende tumultuose perché fu cacciato e diseredato dal padre Antonio Giraldi (n. il 02-10-1792) molto ricco che donò parte della proprietà agli abitanti di Poggio Giraldo per ingrandire Cittaducale. Lontani racconti riportano che il delegato pontificio sollecitò il Comune di Velletri a restaurare la strada Cori-Velletri… «ridotta in tale stato di ruina che… i pedoni corrono il pericolo di fracassarsi se scampano agli assassini (briganti)». I briganti, infatti, assalivano i viaggiatori e rendevano pericoloso il percorso tanto che il governo di Cori chiese al generale De Courtin una guarnigione militare stabile (deliberazione del 21-06-1866). È appunto in quest’epoca che Albino Giraldi venne a Cori. Subito si accasò qui con due nobili ereditiere: la prima fu M. Aloisia Torrecchia, ricca proprietaria, che morì di parto con il figlio. Successivamente sposò la marchesa Polverosi che aveva proprietà a Cori.

L’Insito era dei Polverosi che avevano anche proprietà a Fossanova e alla Garbatella. Il matrimonio con la Polverosi non riuscì; si raccontava fosse accaduto uno scandalo. Albino Giraldi ebbe un figlio di nome Giulio, non si sa altro. Giulio Giraldi, severo e taciturno, mai parlò del padre, non ricordava quando fosse morto e dove fosse sepolto. Le pochissime notizie pervenute oralmente attraverso i racconti di famiglia sono frammentarie, il tempo affievolisce e confonde i ricordi, difficile indagare fenomeni socio-culturali, personaggi, esperienze che vivono nei documenti da trovare. Tornando ad
Albino e alle sue vicissitudini coresi, già vedovo di Aloisia Torrecchia e della Polverosi (entrambe morte verosimilmente in giovane età), sposa il 28-06-1869 tale Maria Ralli, già vedova di Silvio Mattocci. Anche di questo matrimonio ci fu eventuale discendenza? Non sappiamo nulla.

Successivamente alla morte di Maria Ralli, probabilmente Albino Giraldi ebbe anche altri legami; certamente ebbe poca fortuna con le consorti. Sposò il 05-02-1874 Maria Maddalena Magliocchi, di 16 anni più giovane, da cui inizia la nostra discendenza: dal matrimonio nascerà Giulio, nonno di mio padre che sposerà Giacinta Vitelli. Una simpatica curiosità: si è reperito, presso l’archivio comunale di Cori, dopo lunga ricerca, il certificato di morte di Albino, passato a miglior vita il 09-04-1893 nell’ospedale Santo Spirito di Roma, risulta – incredibilmente – coniugato… «ignorasi con chi».

Giancarla Sissa

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