La segretaria Dem non demorde dal campo largo ma è stretta dalle pressioni dei “riformisti” e l’invito di Prodi a non trascurare i moderati e cattolici
Poniamo l’attenzione su quel che succede sul fronte dell’opposizione, del cosiddetto centro-sinistra o, meglio, sul “campo largo” o “larghissimo”.
Le mozioni sulla politica estera e sulla difesa di pochi giorni fa in Parlamento fotografano il reale stato di come le cose vanno a destra – ci sono divisioni e attriti ma poi, a stringere, una mozione e un voto comune – e di come vanno nel cosiddetto campo largo del centrosinistra: cinque mozioni e cinque voti, con l’ala riformista del PD e i centristi di Renzi e di +Europa che votano in adesione alle scelte dell’Unione Europea, AVS e Movimento 5 Stelle che, invece, si spingono ad dirittura su posizioni anti-Nato e anti-Occidente, e Elly Schlein, segretaria del PD, in mezzo ai due estremi a tentare una sintesi impossibile.
Le regionali sono un’altra partita, e lì ci sono regioni che vanno e andranno chiaramente a destra (come è stato per Calabria e Marche e avverrà per il Veneto) e altre chiaramente appannaggio del centrosinistra, almeno come pronostico: dopo la Toscana, dovrebbero confermarsi anche Puglia e Campania; ma l’incidenza nazionale è minima, e alle regionali contano molto i rapporti tra politici e territori, e lì chi detiene il potere elargisce, occupa spazi, è ben presente ogni giorno.
Il voto politico nazionale è cosa diversa e, mai come nei nostri giorni, è legato – inutile dirlo – agli scenari della politica internazionale e alle posizioni che si esprimono sui conflitti in atto e sulla spesa militare, che hanno una centralità mai vista dal dopoguerra.
Un focus sul centrosinistra non può non partire dalla forte contraddizione del campo largo e larghissimo (dal quale intanto si è sottratto Calenda con la sua Azione), che è il tema centrale di discussione per questo schieramento. Non a caso, c’è gran movimento per indirizzare le scelte dell’opposizione. Da una parte, sul fronte riformista, l’opposizione come progetto di potenziale, reale governo alternativo al centrodestra. A tale proposito, è di qualche giorno fa un interessante convegno con personalità del PD che, essendo dichiara connotazione riformista, nutrono il timore che la linea dell’opposizione radicale lasci spazi enormi alla destra e garantisca a Meloni il voto dei moderati e dei centristi. Dall’altra parte, l’opposizione attestata su una forte mobilitazione continua e identitaria della sinistra-sinistra, con conseguente radicalizzazione dello scontro col governo e con la premier Giorgia Meloni, come attestano le continue mobilitazioni di piazza e la saldatura ormai avvenuta con la CGIL di Landini. Su questa dicotomia, questo doppio binario, il centrosinistra dovrà fare chiarezza, e dovrà farlo soprattutto il perno di qualunque alleanza di questa area: il Partito Democratico. Le carte sono in mano ad Elly Schlein che, certamente sino ad oggi, ha consolidato il consenso attorno al suo partito, ed a lei va il merito di credere davvero alla politica del tenere tutti dentro, da Renzi ai 5 Stelle, ma che, di conseguenza, è chiamata a mantenere davvero tutti dentro a un progetto complessivo cui il Paese possa guardare seriamente come a un’alternativa concreta e possibile al centrodestra di governo, e di questo governo in particolare.
E non sarà facile, anche perché il principale alleato (il Movimento 5 Stelle di Conte) agisce secondo schemi tattici e svicola spesso, sullo sfondo di una battaglia per la premiership dove tutti sappiamo che Giuseppe Conte – forte della sua esperienza maturata a Palazzo Chigi – farà di tutto per cercare di strappare la candidatura ad una Elly Schlein non considerata all’unanimità adatta per quel ruolo, né risulta realistico pensare ad un’altra candidatura in casa Pd. Il nome di Silvia Salis, attuale sindaco di Genova, appare infatti più una boutade proveniente soprattutto da Renzi che una reale possibilità.
Antonio Belliazzi