Il Francesco di Giotto

Le storie del Santo nella Basilica Superiore di Assisi

Il prossimo 3 ottobre 2026 saranno ottocento anni dalla morte di san Francesco; la Basilica di Assisi, simbolo del nuovo Ordine dei francescani, rappresenta l’eredità e la continuità del la dottrina di san Francesco. Fondata due anni dopo la morte del Santo per volere di papa Gregorio IX, fu consacrata poi nel 1253 da Innocenzo IV. Il cantiere diverrà il centro cruciale degli sviluppi artistici del tardo Duecento convogliando nella città umbra, soprattutto grazie a papa Niccolò IV, primo francescano al soglio pontificio, le più importanti maestranze dell’epoca.

L’inizio dei lavori per l’esecuzione degli affreschi nella Basilica Superiore risale al 1288, data dell’elezione di papa Niccolò IV e di una bolla papale in cui si destinavano le abbondanti elemosine dei pellegrini proprio per le decorazioni della chiesa. La grandiosità degli affreschi, con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento e lo straordinario ciclo delle storie di san Francesco, vide alternarsi nella navata artisti di altissima qualità, eterogenei per cultura e provenienza, tra i quali è possibile riconoscere il giovane Giotto di Bondone.

Definire scrupolosamente tutte le fasi delle varie maestranze è ancora oggi un problema tra i più affascinanti della storia dell’arte italiana. Il ciclo dipinto si articola in ventotto episodi che possono essere raggruppati in tre comparti: i primi sette, dall’inizio fino alla fondazione ufficiale dell’Ordine con la benedizione della Regola da parte di Innocenzo III; dall’ottavo al ventunesimo, con la conclusione terrena di Francesco; dal ventiduesimo alla fine, gli avvenimenti dopo la morte del Santo.
Nei riquadri del ciclo francescano è chiara una rappresentazione coerente dello spazio e in qualità eccezionale la capacità di osservazione e di resa figurativa della realtà: la figura umana viene rappresentata in una serie di variazioni senza precedenti a seconda dell’età, del sesso, della condizione sociale, della situazione; più stupefacente è la capacità di esprimere, mediante i movimenti del corpo, le affezioni dell’animo. Straordinaria la rappresentazione dei tessuti, la veridicità dei costumi, la splendida natura morta della tavola imbandita nella Morte del cavaliere di Celano, la perfezione nella resa delle suppellettili ecclesiastiche, la capacità di comporre le scene giocando con le forme, le linee, le luci e i colori.

È grazie a Giotto che la pittura in Italia si affermò come l’espressione artistica più nuova e carica di futuro, togliendo il primato alla scultura, e il primo decisivo atto di questo capovolgimento è segnato proprio dal ciclo francescano della Basilica Superiore.

Giorgio Chiominto
Architetto

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