L’EDITORIALE: Cambio di passo

Allarme astensionismo e sfiducia. Riaprire un dialogo tra amministrazione e cittadini. Pensare a nuove leve e programmi per il futuro. C’è un deficit serio di partecipazione. Il nodo del conflitto d’interesse. Il rischio di una politica autoreferenziale. Serve in questo finale di legislatura un…

Nella primavera del 2027, quando i cittadini di Cori torneranno alle urne per eleggere il Sindaco e il nuovo Consiglio comunale, saranno trascorsi venti anni da quando il centro-sinistra è tornato a governare il paese, dopo la parentesi storica del governo del centro-destra. Venti anni di sinistra-centro dapprima e poi di centro-sinistra sono un periodo piuttosto lungo che può essere definito un ciclo. Un caso unico in provincia di Latina in questi tempi. E i cicli, si sa, come tutte le esperienze umane, prima o poi sono destinati a finire. I lunghi periodi di permanenza al potere possono logorare oppure possono logorare coloro che il potere non ce l’hanno, come diceva un vecchio protagonista della politica italiana; ed infatti in questa fase potrebbe sembrare che la stanchezza riguardi tanto l’opposizione quanto la maggioranza. Tuttavia si avverte da qualche tempo un certo distacco, una certa distanza, se non un aperto dissenso, della popolazione nei confronti dell’azione amministrativa.

Non so chi abbia ancora ambizione di concorrere a quella carica che scalda il culo agli elefanti, come mi disse uno storico sindaco di Cori, ma sarebbe cosa buona e giusta che chiunque lo voglia fare riaprisse una fase di dialogo con le comunità di Cori e Giulianello, un dialogo partecipato in cui si discuta e si proponga alla cittadinanza una strada, una linea politico-amministrativa, un
programma. Il paese ne ha bisogno, se ne avverte l’esigenza. E ne avverte l’esigenza anche quel popolo di centro-sinistra che per venti anni ha concesso la fiducia per guidare il paese. Mi sembra di poter dire con un minimo margine di errore che l’ultima fase programmatica vera, a cui parteciparono un numero consistente di cittadini e militanti sia stata quella delle elezioni del 2007. Dopodiché il centro-sinistra ha navigato sull’onda del consenso, della tradizione del paese e della stabilità di governo, nonché sul logoramento dell’opposizione che dopo le elezioni del 2012 non ha più saputo proporre una valida alternativa di governo. Ci sono nel paese giovani validi, associazioni, forze vive da cui si può trarre alimento di conoscenza e di programma per il futuro.

Li si coinvolga, li si chiami, li si solleciti. Non possiamo più permetterci di andare al voto a scatola chiusa, come ci è accaduto con la vicenda del Borgo Protetto. Quell’opera importante da realizzarsi da terzi estranei all’amministrazione, di cui qui non discuto nel merito e che potrebbe avere anche una sua validità, non faceva parte del programma politico della maggioranza che si è trovata a votarlo, e questo potrebbe aver aperto un distacco nei rapporti tra i cittadini e la maggioranza che governa la città, oltre che qualche dissidio interno. Così come un deficit di partecipazione ha generato l’abbandono di una delega che nel primo periodo del ciclo politico era emersa come una piacevole novità, la delega alla partecipazione. Penso che nessuno abbia più voglia, tra i cittadini di qualsiasi appartenenza politica o ideale, sempre più stanchi di una politica autoreferenziale ed asfittica, nei confronti della quale si astengono perfino dal voto, di votare senza partecipare e senza saper per cosa votano.

Nelle ultime elezioni amministrative del 2022 a Cori si è recato a votare il 56 per cento degli elettori
che, rispetto all’81 per cento del 2007, sembra segnare un tracollo partecipativo. È in realtà anche il prodotto di processi sociali importanti nel frattempo sopravvenuti, quali l’invecchiamento della popolazione, le nuove povertà emergenti, la pandemia e la sensazione che la politica non si interessi più ai problemi reali delle persone. Per cui spero che l’obiettivo di un nuovo schieramento di centro-sinistra sia anche quello di riportare alle urne il numero più alto possibile di persone. Questo lo possono fare solo una nuova passione, un nuovo entusiasmo, una nuova voglia di partecipazione. Colui che si assume il compito di voler continuare il ciclo oppure di interromperlo deve saper fare questo, suscitare una nuova passione.

Diceva il Piccolo Principe: se vuoi far navigare la gente non devi costruire una nave, ma suscitare la curiosità di solcare il mare aperto e infinito. L’amministrazione di solito non appassiona perché è fatta di un lungo e lento lavoro, di procedure burocratiche, per cui trovare una leva che susciti entusiasmo non è facile. Può essere utile far capire che l’amministrazione dovrebbe essere governata da un principio costituzionale di imparzialità, secondo il quale i cittadini vengono trattati tutti allo stesso modo, sarebbe un messaggio importante. Tutti allo stesso modo significa a partire da quelli che sono i rappresentanti. Il Sindaco, i Consiglieri, il Presidente del Consiglio comunale. Per cui, la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche sembrare onesta. La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto. Un Consigliere comunale si trova in conflitto di interessi quando i suoi interessi personali o quelli di un suo stretto familiare potrebbero influenzare negativamente le sue decisioni o l’imparzialità dell’azione amministrativa.

Se gli uffici del Comune emettono un ordine di demolizione in materia di abusivismo edilizio e il Comune non si costituisce in giudizio per difendere il proprio operato, la cosa può destare perplessità oppure essere frutto di una scelta amministrativa uguale per tutti. Ma, se quell’ordine di demolizione entra in conflitto con gli interessi di un Consigliere comunale o del Presidente del consiglio, allora la cosa desta sospetto. Bisogna ricominciare da qualche parte, la partecipazione e la voglia di suscitare una nuova passione può essere un punto importante. Così come il rispetto dei principi fondamentali dell’amministrare, tra cui l’imparzialità.

Tommaso Conti

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