Il colonialismo israeliano in Cisgiordania
Mentre il colonialismo classico si basa sullo sfruttamento e sul controllo delle popolazioni indigene, il colonialismo di insediamento si basa sul loro allontanamento o sulla loro eliminazione. I colonizzatori europei sfruttavano gli indigeni per ottenere risorse naturali ed umane per indirizzarle verso la madre patria. Un esempio classico è il dominio britannico dell’India, dove il lavoro e la fatica dei locali arricchivano le casse dello Stato britannico.
Lo sfruttamento richiedeva una sottomissione violenta, ma le potenze coloniali non avevano interesse a portare gli indigeni sull’orlo dell’annientamento. Al contrario, i colonizzatori di insediamento desiderano sostituire la popolazione indigena ed infliggono violenze che ne riducono drasticamente il numero. Questo è stato il caso del colonialismo inglese in Australia e del colonialismo sionista oggi in Palestina e spiega, di là da ogni ragionevole dubbio, gli atti di pulizia etnica e la ricerca di una superiorità demografica, attraverso l’emigrazione “volontaria” o forzata del popolo palestinese. Per meglio attuare questa politica di sostituzione etnica attraverso l’eliminazione o l’allontanamento di quello che si ritiene l’occupante di quella terra che le Sacre Scritture hanno assegnato al popolo eletto, occorre compiere un’opera di disumanizzazione. Nel 1935 in Germania Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista, insegnò ai giovani tedeschi a chiamare “ratti” gli ebrei. Chi potrebbe amare un ratto, un animale immondo che ci sottrae cibo e distrugge i nostri raccolti? Oggi, i giovani coloni sionisti chiamano “insetti” i palestinesi e gli arabi in generale. E gli insetti si schiacciano o si allontanano dalle case e dalle terre che i coloni, provenienti da più parti del mondo e senza alcun legame storico con quella terra, ritengono dover abitare, assegnate loro per diritto divino.
L’esempio della Cisgiordania
La Cisgiordania si trova sul lato occidentale del fiume Giordano, da cui deriva il suo nome, ed ha una superficie di 5860 chilometri quadrati, poco più della Liguria, ed una popolazione di circa tre milioni di abitanti palestinesi (mentre la Striscia di Gaza copre un’area di circa 360 chilometri quadrati, un’estensione pari ai comuni di Aprilia e Cisterna di Latina con una popolazione di circa 1 800 000 abitanti). La Cisgiordania confina a ovest, nord e sud con Israele, a est, oltre il fiume Giordano, con la Giordania e il Mar Morto. La valle del Giordano costituisce il 30 % della Cisgiordania e metà delle sue ricche terre agricole. La Cisgiordania è divisa in 11 governatorati, le principali città sono: Hebron, Gerusalemme, Nablus, Ramallah, el-Bireh e Jenin. Sono circa 400 000 i coloni israeliani che vivono in Cisgiordania lungo la barriera israeliana (altri 200 000 vivono a Gerusalemme est). Le colonie israeliane presenti su quel territorio sono composte da comunità armate che hanno costruito abusivamente, secondo la Convenzione di Ginevra, insediamenti illegali su terra palestinese.
Dal 2002 Israele ha costruito un muro che si estende per più di 700 chilometri, addentrandosi in profondità nel territorio palestinese, per collegare le sue colonie. Israele ha anche realizzato centinaia di posti di blocco, limitando severamente la libertà di movimento dei palestinesi della Cisgiordania. Mentre i palestinesi possono restare per ore in attesa in questi posti di blocco e viaggiare solo lungo reti stradali segregate, gli israeliani viaggiano liberamente sulle loro “strade di circonvallazione” che sono state costruite su terra palestinese per collegare le colonie illegali israeliane alle principali aree metropolitane all’interno di Israele.
Gerusalemme, città sacra per musulmani, cristiani ed ebrei, è divisa in due parti con Gerusalemme ovest, a maggioranza ebraica, sotto controllo israeliano dal 1948. Gerusalemme est, compresa la città vecchia, è sotto occupazione israeliana dal 1967 ed è per lo più abitata da palestinesi. Dall’annessione avvenuta nel 1980, Israele ha considerato l’intera città di Gerusalemme come parte del suo territorio, cosa che non ha mai ottenuto il riconoscimento internazionale. Per questo motivo, le mappe israeliane non mostrano Gerusalemme est come parte della Cisgiordania occupata. La Cisgiordania ospita almeno 870 000 rifugiati palestinesi, di cui circa il 25 % vive in 19 campi profughi istituiti dopo la Nakba (la cacciata dai loro territori nel 1948).
Dal 1967, Israele ha mantenuto un’occupazione militare della Cisgiordania, che comporta arresti, posti di blocco, occupazioni abusive di case, demolizioni e frequenti incursioni e assalti. Negli ultimi 15 anni, Israele ha demolito almeno 11 500 strutture di proprietà palestinese. Una delle strategie utilizzate dalle istituzioni israeliane per occupare nuovi territori in Cisgiordania è la ridefinizione dei terreni. La più frequente è la trasformazione in aree di addestramento per l’esercito israeliano (Idf). L’appropriazione del territorio per l’utilizzo militare diventa un pretesto per fare posto a nuovi insediamenti israeliani. Il meccanismo è semplice: il governo rilascia dei documenti che individuano una zona come buona per diventare un campo di addestramento per l’esercito israeliano. Queste sono spesso aree in cui comunità palestinesi hanno vissuto per secoli, dalle quali tutto ad un tratto si trovano costrette ad andarsene, e dopo lo sfratto vi si trasferiscono i coloni. Se la ridefinizione di un territorio come area di addestramento è una strategia utilizzata dalle istituzioni israeliane, il furto di animali e di raccolti è invece una pratica violenta impiegata dai coloni armati che si fanno scudo della protezione dell’esercito.
Infine, in Cisgiordania i coloni e le autorità israeliane utilizzano anche il controllo dell’acqua come un’arma. Il risultato è che, ad oggi, Israele controlla circa l’80 % delle riserve idriche in Cisgiordania. A fine maggio 2025, il ministro della difesa Israel Katz ha annunciato l’approvazione di 22 nuovi insediamenti in Cisgiordania, dicendo che questi ultimi «si collocano tutti all’interno di una visione strategica di lungo periodo, il cui obiettivo è quello di rafforzare la presa israeliana sul territorio, evitare la creazione di uno Stato palestinese e creare le basi per un futuro sviluppo degli insediamenti nei prossimi decenni».
Fonte: ISPI, Irpi-Media, Dieci mappe per capire la Cisgiordania occupata
Ettore Benforte