La felicità è l’arte che produce bellezza

Omaggio al maestro Francesco Porcari nell’ottavo anniversario della sua scomparsa. Intervista tratta dalla rivista Quaderni coresi del 2015

Tra pennelli, tavolozze e quadri il maestro Francesco Porcari ci dice la sua sul tema che inaugura i Quaderni e sul quadro che ha scelto come copertina: “È un dipinto ricco di metafore: rappresenta la figura di un uomo che parla a due giovani che sembrano non ascoltarlo troppo; hanno deciso di volare alto per nuovi orizzonti. Il drago rappresenta l’istinto mentre sulla sinistra c’è Pegaso che rappresenta il sogno. Quel sogno, la cui energia è data dal drappo rosso, è la felicità”. Chiunque la mattina, in orario non troppo tardo, passi per “le Pietre”, e sbirci nel portoncino verde, può osservare il Maestro al lavoro in quel piccolo variopinto mondo che è il suo studio: la luce si fa strada in una lieve fessura e se si è fortunata e si acchiappa il raggio di sole giusto, Francesco, con la sua figura smilza e longilinea appare anch’egli surreale come gran parte delle sue opere.

phVincenzoPacifici

“A mezza via fra De Chirico e Caravaggio” Porcari è artista poliedrico, ma sempre dentro, come ha notato Anna Maria Fallongo in una sua recensione: “Ad una rappresentazione intesa come volontà di spogliare della loro fisicità le cose per evidenziarne l’essenza”. Non potevamo non chiedere a lui di inaugurare il nostro bimestrale con una sua opera; nè si poteva avviare una rubrica di incontri con coresi doc senza partire dal Maestro che ha con la sua terra natia un rapporto intenso e fecondo. Gli chiediamo perché la felicita è sogno, attenti a non precipitare la domanda nella vulgata marzulliana de “La vita è un sogno?”, ma la risposta si appoggia alle ali del suo Pegaso e si innalza: “La felicità è un sogno perché è un volo, un volo della mente”. E dove conduce questo volo? “Porta direttamente alla bellezza. Le cose che ci circondano, ( il mondo oggettuale, quello fuori di noi) vivono di un alone di mistero che le rende animate. E dove c’è anima ci sta bellezza. I petali non sono mai solo petali, ma velluto; i profumi non sono solo olfatto ma sensazioni delicate e intense”. E nel mondo del soggetto? Nell’essere umano? “Lì la bellezza e quindi la felicità si presenta nel corpo della donna, che è pure madre terra. La donna è metafora di tutto: sogno, bellezza, felicità e pensiero perché l’artista per dipingere una donna e caricarla di significati deve prima di tutto pensarla”. Una operazione concettuale? “Non solo, soprattutto metafisica: il bello è onirico, in qualche modo è trascendentale”. L’artista è felice? “L’arte è bellezza, e quindi felicità, ma produrre arte è anche sofferenza in quanto l’artista è inquieto; il suo mondo interiore è proteso all’assoluto, o forse all’ambizione. Vedere una felicità collettiva, anche per un artista, è molto difficile… posso parlare dei miei momenti felici.

E tra i piu belli le serate con Cesare Chiominto all’osteria da Checchino, la “bibloteca” come lui la chiamava. Ricordo che una volta feci una domanda a Cesare, mentre si parlava e si beveva del buon vino. “Cesare, ma secondo te per questo mondo annacquato cosa si può fare? ”E lui mi rispose: “Il poeta lo salverà”. La poesia può salvare il mondo? “Sì, come la bellezza. E la bellezza è arte e salverà il mondo annacquato”.

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