Ogni 25 novembre si ripete lo stesso copione: levate di scudi, passerelle, convegni e manifestazioni che fanno sì che improvvisamente si cada dal pero e ci si accorga che le donne inesorabilmente diventano vittime di un maschio arcaico e primitivo che prima le sfianca, togliendo loro ogni tipo di energie, e poi, nel peggiore dei modi, le uccide in modo bieco e crudele. Ogni anno ci chiediamo: cosa fare? Come arginare questo fenomeno che inesorabile non smette di colpire? Lo strumento per eccellenza è la prevenzione! Prevenire la violenza vuol dire combattere le sue radici culturali e le sue cause. Per questo diventa fondamentale che le Istituzioni investano in strategie politiche mirate all’educazione, alla sensibilizzazione, al riconoscimento e alla realizzazione delle pari opportunità in ogni ambito della vita pubblica e privata.
Il focus è uno e solo uno: combattere le discriminazioni e gli stereotipi legati ai ruoli di genere e al sessismo che amplificano quel substrato tossico di cui si nutre la violenza maschile sulle donne. Spesso, nei consessi dove sono invitata a parlare, mi si chiede: quando cominciare e con chi?
Presto!, occorre cominciare dai banchi di scuola, poiché ci siamo resi conto che non abbiamo salvato le nuove generazioni che, crudeli quanti gli uomini adulti, riversano la loro aggressività nelle relazioni affettive.

Le linee guida sostenute dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri parlano in modo chiaro. Focus imprescindibile su:
aumentare il livello di consapevolezza nella pubblica opinione sulle radici strutturali, sulle cause e sulle conseguenze della violenza maschile sulle donne;
rafforzare il sistema scolastico migliorando la capacità operativa delle/gli insegnanti e del personale della scuola in merito a come intercettare, prevenire, far emergere e gestire situazioni di violenza, compresa la violenza assistita;
promuovere nell’offerta formativa della scuola l’educazione alla parità tra i sessi, per il superamento dei ruoli e degli stereotipi di genere, anche attraverso la revisione della didattica e dei libri di testo e la formazione del corpo docente di ogni ordine e grado;
formare le operatrici e gli operatori del settore pubblico e del privato sociale su fenomenologia, intercettazione, emersione, presa in carico, valutazione e gestione dei casi di violenza contro le donne inclusi quelli che riguardano le donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo;
rafforzare l’impegno preventivo contro la recidiva attraverso percorsi di rieducazione degli uomini autori di violenza e di reati relativi alla violenza maschile contro le donne;
sensibilizzare il settore privato e i mass media sull’influenza della comunicazione e della pubblicità su temi quali stereotipi di genere e sessismo e sui loro effetti sulla fenomenologia della violenza maschile contro le donne.
Viste le tristi notizie quotidiane, vi chiedo e mi chiedo: lo stiamo facendo? Ci stiamo attenendo a supportare questi preziosi consigli? Le cronache, purtroppo, ci restituiscono, come in un bollettino di guerra, un massacro che non vuole fermarsi… E allora buon 25 novembre a tutte noi, e tu ritenta, forse sarai più fortunata!
Virginia CIaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione “Mai più violenza infinita”
Consulente/Docente Polizia di Stato