Sono tornate a crescere le malattie sessualmente trasmissibili (MST) tra i giovani
+400% di casi di sifilide tra i giovani nella fascia d’età 18 24 anni; +10 % di nuove diagnosi di HIV nel Lazio tra i giovani sotto i 25 anni. Aumentano anche casi di clamidia e gonorrea. “I ragazzi si avvicinano presto al sesso, anche grazie ai social, ma senza ricevere un’adeguata educazione sessuale. Molti non conoscono le infezioni sessualmente trasmissibili, le loro conseguenze o gli strumenti di prevenzione, la consapevolezza è ancora bassa. A scuola si parla poco di questi temi e le campagne non sempre raggiungono i più giovani nel modo giusto”. Questa dichiarazione non è di nessun politico dell’opposizione, né di nessun “hippie”, ma della dottoressa Valentina Mazzotta, responsabile dell’Ambulatorio Counseling Test e Profilassi HIV e IST allo Spallanzani di Roma.
Emergono diversi dati dalla dichiarazione. La prima informazione è sicuramente l’aumento delle malattie sessualmente trasmissibili tra i più giovani. Non solo: i ragazzi contraggono malattie facendo sesso senza sapere che le hanno contratte facendo sesso non protetto! Non utilizzano il preservativo e quindi non sanno autotutelarsi. Sono privi di consapevolezza e di informazioni adeguate. Sono spesso incapaci di attingere informazioni dalle fonti giuste. Sono in balia degli oceani impervi di internet e dei social, senza nessun filtro, senza spiegazione o mediazione rispetto ai contenuti dei video delle immagini digitali. Sono esposti ad una valanga di informazioni distorte ed alterate, contenenti messaggi tossici e dannosi, che hanno su di loro un effetto devastante e pericoloso. I ragazzi credono che la pornografia sia attinente alla realtà. Ripropongono quindi nella vita reale i modelli proposti che spesso si traducono nella sottomissione della donna rispetto all’uomo, molto esplicita attraverso posizioni ed atteggiamenti; “simbolica”, tanto da categorizzare un genere di donne che “sottomette” l’uomo durante l’atto sessuale, per esempio. Non esiste scambio nel dare e ricevere piacere, ma controllo e sottomissione.

Quei modelli vengono assorbiti perpetuando modelli tossici e discriminatori già nelle coppie in età giovanissima. I ragazzi non discernono il “consenso” dal dissenso; le ragazze considerano normale l’atteggiamento possessivo dei partner.
Tornando all’atto sessuale nei film porno, esso viene proposto senza precauzioni e le penetrazioni avvengono senza nessuna precauzione. Anche questo modello viene riproposto nella realtà. Tanti modelli provenienti dal porno hanno influenzato la vita “vera”: dalla lingerie più audace alla ceretta integrale sia per le donne che per gli uomini (un effetto ottico per le proporzioni).
L’Oréal ha scelto un’attrice porno statunitense per la pubblicità del make-up. Emerge l’importanza di educare, nel senso più profondo della sua accezione. Dal latino ex ducere, “tirare fuori, guidare”. Infatti, già durante l’infanzia, i bambini costruiscono attivamente la loro conoscenza attraverso il gioco e l’esplorazione, sviluppando abilità cognitive, sociali, emotive. Si gettano le basi per l’autoregolazione, l’autogestione, l’autocorrezione.
La scuola come agenzia educante in corresponsabilità con la famiglia, avrebbe il compito di educare, cioè formare i ragazzi in termini di acquisizione di “competenze” raggiunte o da raggiungere, finalizzate alla consapevolezza di sé, sia dal punto di vista individuale ed intrapersonale, sia del “sé” rispetto all’altro. L’ente educativo per eccellenza si trova in una situazione di omissione educativa ed inadempimento civile e morale rispetto ai ragazzi. Con l’appropriata gradualità rispetto ai gradi scolastici, l’educazione sessuale ed affettiva avrebbe la capacità di aumentare la consapevolezza della sessualità come dimensione globale della persona, nei vari aspetti: biologico-riproduttivo, psico-affettivo e socio-relazionale. Si avrebbe quindi una duplice utilità: 1) contrastare i fenomeni di violenza di genere, stereotipi e discriminazioni, e 2) educare alla consapevolezza fin dalla tenera età, evitando la diffusione di malattie. Si dovrebbe pretendere che si faccia educazione sessuale ed affettiva nelle scuole, così da tutelare le figlie, le sorelle, le nipoti dalla violenza di genere e tutti i figli dalle malattie. Il sesso, in quanto irrazionale, non deve avere dignità, secondo quello che è il pensiero dominante nella società occidentale. Si continua a condannarlo e screditarlo socialmente. Mentre il pensiero, l’ideologia e la credenza avrebbero le loro ragioni. Ma quando la morale è dannosa, essa deve essere condannata; quando ci fa regredire, combattuta.
Giuliana Cenci
Dott.ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”
Docente di Lettere