La stagione più fredda dell’anno che stiamo vivendo mi ha fatto pensare ad alcune canzoni italiane dedicate appunto all’inverno. Mi vengono in mente Il mare d’inverno, Ma che freddo fa, La nevicata del ’56, Aria di neve, Inverno di Fabrizio De André, e proprio su quest’ultimo brano volevo soffermarmi per analizzarne il testo.
Inverno è una canzone in cui prevalgono le ciclicità della vita, delle stagioni, delle notti che seguono i giorni, con cui De André ci fa vivere situazioni spettrali e malinconiche e dove i ricordi di situazioni passate vengono travolti dall’inesorabile trascorrere del tempo.
Tutto quanto ho appena sintetizzato potrebbe far pensare ad un contesto denso di tristezza, ma il geniale autore genovese lascia sempre uno spiraglio di luce, di positività e di speranza perché “anche la neve morirà domani” dando spazio alla primavera, e dopo periodi bui e malinconici seguono estati, dunque fasi di ritrovato calore e di rinascita, tra la vita e la morte, e vedendo nella morte stessa non una fine senza ritorno ma un momentaneo passaggio. E qui, in De André traspare ciò che poi è un fattore spesso presente nei suoi testi ovvero un atteggiamento sarcastico verso il sacro ed il mistero.
Roberto Bernardi