
Aggiornando ricerche familiari tra spazi esplorativi nascosti, ricordo storie intorno a temi sconosciuti per accennare una ri-costruzione antropologica della città tramite fonti locali mai trattate. Nell’anno scolastico 1998-99, il sindaco Pietro Vitelli mi suggerì di lavorare sulle sorgenti di Cori dopo un’escursione scolastica presso la sorgente di Formale Nuovo da lui riscoperta. Accolsi la proposta, il tema era interessante. Programmai il progetto di studio e lo presentai alle famiglie, alla Dirigente scolastica e agli Organi collegiali per l’approvazione. Il progetto fu autorizzato. In quel periodo ero presa dagli studi di Antropologia e preparai degli argomenti affini da inserire nel programma scolastico. Cori è un luogo interessante e per rendere “vive” le discipline da studiare focalizzai le necessità del vivere nel paesaggio storico. Fu questa la base epistemologica, bisognava rispondere alla domanda “Come si vive va qui senza automobili e botteghe?”
Cori, tra mura, fossi e orti, aveva accolto la vita seguendo gli intrecci dei propri bisogni. Gli allievi interrogarono i nonni. Non solo! Si sparsero nel paese intervistando gli anziani. Emersero argomenti mai considerati: leggende e storie strane. Dai racconti degli anziani si scoprirono percorsi sotterranei e grotte, argomento che suscita misteri nel mondo. Solo per dire: Gesù nacque in una grotta, in Palestina ce ne sono tante; Platone fece della grotta un’illuminazione filosofica. Gli allievi riempirono quadernini di interviste e resoconti e trascrissero le ricerche sul computer di casa, quando lo avevano. L’alunna Chiara D’Elia scoprì I piccoli segreti del mio paese quando ascoltò il racconto di tre grotte a Tirinzania chiamate j’Arnale dei Pupazzi, j’Arnale Tabacchino e j’Arnale Céco. Quest’ultimo arriverebbe alla grotta del chiostro di S. Oliva per poi terminare al fosso della Catena. La classe divenne laboratorio dove, a gruppi e a turni, si metteva in pratica il detto: daglio mare èo reportato l’acqua có ’nno canistro sfonnato (dal mare hanno riportato l’acqua con un cesto sfondato, NdR).
La “mappa” delle nostre grotte è stata raccontata da più persone e trascritta dagli allievi. Ne riporto un elenco incompleto: sotto palazzo Vanni, oggi biblioteca, c’è un cunicolo percorso da Pietro Cambugiani, marito della proprietaria del palazzo, che riferì: − Da una parte passa sotto via Ninfina arriva alle Forche e a Fontana del Prato. All’inizio il soffitto è basso, poi si alza quasi a 2 m. Dall’altra parte esce a S. Oliva.
Sotto via delle Colonne c’è la via romana con diverse diramazioni; lì si era perduto un uomo che aveva incontrato un capretto bianco e questo lo accompagnò all’uscita. Per la paura i capelli dell’uomo divennero bianchi. Clara Gattamelata raccontò che anche il marito andò lì sotto dov’erano molti
reperti antichi. Sotto piazza Montagna c’è una grande cisterna con le colonne, piena di acqua. Le vie per accedervi sono due, ma una è stata chiusa. Natale Marafini detto jo Saroccone (82 anni all’epoca) confermò agli alunni di aver percorso il tratto sotterraneo sotto via Pelasga fino a S. Oliva, percorso che aveva “muretti alle pareti”. Grotte ci sono anche sotto S. Maria e palazzo Marchetti; quelle del palazzo Riozzi sono state studiate dagli universitari romani. La piazza davanti al palazzo Fasanella nasconderebbe le terme della Cori romana. Gaetano Di Meo (n. 1902) mi raccontò più volte che da ragazzo andava a portare scodelle di cibo ai barboni che vivevano sotto piazzetta Fasanella, tra colonne, ambienti e vasche piene di acqua che scorreva. Andato in Libia, vide rovine romane, ricordò che erano uguali a quelle viste sotto piazza Fasanella e si chiese se gli ambienti sotto la piazza potessero essere stati le Terme di Cori. Anche a Cori monte esistono camminamenti sotto via Veneto e sotto la Chiesa di S.Pietro fino a piazza Signina sotto la quale c’è raccolta di acqua.
La classe, dunque, divenne un laboratorio: da tutto il materiale raccolto scaturì il libro Oltre le sorgenti, le vie dell’acqua e della consapevolezza, titolo scelto dagli allievi. Fu pubblicato e sponsorizzato gratuitamente dalla Tipografia Vari, mentre Michela Cecinelli, grafica, con perizia, garbo e pazienza, impaginò testi, disegni e foto. A loro va perenne gratitudine!
I bambini vendettero il libro per strada, nei bar, fuori dalla chiesa. Il ricavato fu devoluto in beneficenza dalle famiglie a Save the children. Il libro fu presente alle Fiere del Libro di Torino e di Roma. Per finire, ecco l’ultima storia trovata da un’allieva: si racconta che qui, nei tempi lontani, vivevano le streghe! Accadde che alcuni mariti presero a controllare le mogli perché nelle notti di luna
piena queste uscivano di soppiatto; notarono che le mogli, la sera, si bagnavano con l’acqua di un fiasco e si coricavano, ma durante la notte sparivano. I mariti si organizzarono e decisero di seguirle senza farsene accorgere. Le donne, giunte alle Pietre, si gettarono nel vuoto e iniziarono a volare e i mariti continuarono il pedinamento di nascosto fino al Ponte dei Fraticelli dove c’era il raduno e le mogli ballavano intorno ad una quercia. Uno di questi mariti, che zappava l’orto nel convento francescano, raccontò il fatto ad un frate durante la confessione e questo gli suggerì di sostituire, senza farsi scoprire, l’acqua del fiasco con acqua benedetta che gli diede, acqua che finì nei fiaschi di tutte le persone coinvolte. Alla successiva luna piena, le donne tornarono a bagnarsi con l’acqua, che però era benedetta. I mariti, che vigilavano, le seguirono fino alle Pietre senza far rumore e le donne si gettarono nel vuoto per volare, ma tutte si sfracellarono a terra sotto gli occhi terrorizzati dei mariti nascosti.
Giancarla Sissa