L’educazione e la formazione non passano per le scorciatoie
Il calcio vive questi ultimi anni una crisi identitaria e una carenza di successi soprattutto a livello internazionale, come dimostrano anche le mancate qualificazioni ai mondiali della nostra nazionale. E, specialmente il popolo web, sempre più generalista ed esperto, giù a sciorinare chiavi di lettura, cause o soluzioni, come assistiamo sempre più frequentemente anche in altri contesti. Noi cercheremo di evitare in questo frangente di cadere nella categoria “esperto di…” e proveremo a limitarci ad assumere il ruolo di semplici osservatori.
La prima riflessione che ci viene da fare è: perché la crisi è evidente nel calcio più di qualsiasi altro sport? Sì che il calcio è largamente lo sport più diffuso, ma non sarà che è anche il più contaminato intellettualmente, prima ancora che nella pratica, da una serie di fattori sociali? Decenni fa si giocava in strada, in spazi aperti e senza schemi organizzativi, e pochi erano i campioni da emulare, ma si giocava con la consapevolezza che il campione era il campione e i bambini “giocavano” a calcio o a fare i campioni. Ora sembra che ogni genitore sia al tempo stesso allenatore e procuratore del proprio figlio, con la facoltà di giudicarlo ma senza avere il necessario spirito critico, e di pretendere per il bambino il percorso che lui, e non il figlio, giudica il più adatto o il più promettente.
Tutto questo si inserisce in uno scenario profondamente circostanziato: le società che praticano e “insegnano” la disciplina sono divise in “livelli” di competenza, i campionati sono divisi in “categorie”, mentre figure come allenatori e dirigenti sempre più spesso si adoperano come “sensali” di un continuo mercato. Ed ecco che le valutazioni dei “genitori competenti” si concretizzano in una eterna transumanza da una società all’altra per trovare spazio in categorie più alte. Anche le società, a questo punto, giocano il loro ruolo disfattista e promettono realtà irrealizzabili pur di mantenere il loro status privilegiato. Ancora più su in questa piramide immaginaria ci sono la Federazione e la Lega che, con regole obsolete e spesso inadeguate, contribuiscono al caos generale. Dove sia in tutto questo il cortocircuito che porta alla rinuncia di molti alla pratica o alla ricerca della propria crescita non lo sappiamo o, meglio, preferiamo resti una nostra idea piuttosto che esprimerlo e rientrare nella categoria dei tuttologi, ma una riflessione su cosa stiamo trasmettendo ai nostri giovani, e in che misura, vogliamo farla.
Primo: il valore di un traguardo è proporzionato al tempo che impieghi e all’impegno che metti per ottenerlo.
Secondo: non esistono scorciatoie nella crescita personale. Se ti impegni acquisisci competenze, e se acquisisci competenze è probabile che avrai quello che cerchi. Se scegli la scorciatoia, prima o poi ti confronterai con la realtà della tua incompetenza.
Terzo: se incontri qualcuno che prima di te ha raggiunto l’obiettivo, non giudicarlo come un nemico, come un raccomandato (magari lo è) o come uno più fortunato. Prendilo come spunto per capire come correggere (in meglio) il tuo percorso.
E quando alla fine avrai dato il tuo massimo, qualunque sia il tuo traguardo, avrai raggiunto il tuo successo.
Noi, nella pratica quotidiana a Stoza, cerchiamo con lo sport, col calcio, con le regole, di offrire quante più “competenze” possibili ai nostri ragazzi trattando ciascuno di loro, al di là di categorie e campionati, come un campione.
Da undici anni sul territorio, Cori Montilepini dalla parte dei ragazzi sempre.
Fabio Grilli
Presidente Cori Montilepini