Una sera − il tramonto bruciava le colline intorno − entro l’odore degli ulivi intenso, e c’erano tanti tanti papaveri rossi sui prati e margherite gialle e bianche e il piccolo trifoglio, un contadino mi disse: quest’anno sono in fiore anche i tronchi.
L’ antichità della famiglia Ricii o Ricij, Ricci, si trova nei Regesta Chartarum, vol. I, p. 108, dove si nomina il giudice Leone d’Alatri procuratore di Joannis Ricii milite e Giordano, che vende i loro possessi per 2000 fiorini d’oro. Se Joannis è milite significa che è nobile. Nel 1293, il popolo di Nepi vende città e beni al cardinale Giacomo Colonna e nomina due ambasciatori alla presenza del notaio Jacobo Ricii. Sfogliando i Regesta, si trovano altri Ricci in Terra di Lavoro e a Napoli dove i Riccio, anche Rizzo e Ritij, erano nobili. Padre Santhe, nell’Historia Corana, afferma: «Certamente niente sappiamo di nuovo su questa famiglia, se non che è antica. Infatti nel 1347 un Ioannes Blasij Ricci viveva qui come risulta da una copia di testamento della moglie Maria figlia di Matthei Agonis al tempo di Clemente VI, stipulato dal notaio corano Stephanum Ioannis Ricci». Tale copia fu estratta dal Protocollo dello stesso Stefano nel 1345; nel 1391 fu sottoscritta à Jacobo Angeli Joannis Augustini et Angelo Cole Rentij Notarijs Coranus.


Da ricordare che questa è la prova ulteriore che conferma l’origine corese di Cola di Rienzo, in quanto Angelo era figlio del tribuno e si trasferì a Cori come notaio. (Historia Corana, pp. 109r-110v). Padre Santhe continua la genealogia dei Ricci coresi con Iacobus Riccius, altro Jacobo, 1500 circa, che dalla moglie Antonella generò Luca e Leonardo. Leonardo ebbe Antonio, Agostino, Angelo, Crescenza, Caterina. Angelo sposò una fanciulla della Progenie Vitellorum dalla quale nacquero figli e figlie che elenca: Luca generò Stefano, che generò Nuntiato, che procreò Catharina, che sposò Jacobo Pallone. Nunziato, dalla moglie Alessandra de Nardoccis, sorella del notaio Antonio, generò Nicola, Stefano e Pietro. Nicola, a sua volta, dalla figlia di Antonio Pellegrini degli altri Landis − i Landi avevano più rami familiari − generò Giovanbattista, presbitero nella chiesa di S. Maria della Pietà, e Maria, moglie di Agostino Giordani, e Costanza, moglie di Pietro de Cave. Pietro si unì con Claudia Morsa e Cinzia con Agostino Morsa procreò. Stefano sposò Magdalena de’ Macari e nacquero Pompeo, Nunziato, Angelo, Emilio e Persia che sposò Marcotullio Rosechino, Caterina sposò Paolo Cecinella e Giulia sposò Ioanni Quattro. Nunziato, dal primo matrimonio con Pompilia de Pellacchis, generò Marzio. Dal secondo matrimonio con Lavinia de’ Romanis ebbe Settimia, che sposò Loreto Brunetti; Marzio sposò Laura figlia di Pietro Manciocchi e da lei generò figli e figlie.
Angelo da Porzia de’ Rosechini procreò Stefano, Marcotullio, Carlo, Giovanbattista, Carlo secondo, Giovanfelice chierico; Maddalena sposò Silvio Morroni e nacque Prudentia. Stefano fu Castellano di Torrecchia, piccolo borgo ora diruto. Dal primo matrimonio con Ortensia figlia di Bonifacio Capretti ebbe Camillo, Angelo, Camillo secondo che con Faustina, figlia di Giovanni Catalli, ebbe Tiberio, Claudia e Angela. Per concludere, appare chiaro che i Ricci s’imparentarono con tutta Cori, i vari rami fiorirono tra il monte e la valle. Ricordo Nazzareno Gattamelata, nato nel 1915, la cui madre era una Ricci, fu pittore e architetto insigne, docente all’Università, e la poetessa Adele Ricci, le cui poesie, intense e sconosciute ai più, sono piccoli capolavori illustrati dall’artista Omiccioli. Il nostro poeta Elio Filippo Accrocca, nell’ottobre 1988, presenta così la nuova raccolta di poesie di Adele, Silenzio sulla pianura: «La Ricci mostra una poesia che si lascia cogliere (o leggere) come un frutto maturo, colorito dai riflessi di un sole nascosto… e racchiuso tra foglie di silenzioso respiro esistenziale: come un dono da assaporare, come un fiore che trova asilo e coltivazione, pure tra i cardi che non mancano mai nella vita».