Diritti delle donne: Da Aspasia a Lella

Un’iniziativa con il coinvolgimento dei bambini della primaria “Don Silvestro Radicchi” e dei ragazzi della secondaria “Salvatore Marchetti”

L’ 8 marzo è sempre un giorno speciale, non solo perché è la Giornata Internazionale della Donna, ma perché ci ricorda che i diritti, la libertà e il rispetto non sono conquiste da festeggiare una volta l’anno: sono un lavoro quotidiano. Anche quest’anno, nel 2026, mentre il mondo continua a fare i conti con disuguaglianze che non mollano la presa, violenze che purtroppo non spariscono e stereotipi che resistono, la nostra associazione “Chi dice donna” ha voluto fare qualcosa di concreto e partecipato.

Abbiamo scelto di unire due date importanti: l’8 marzo e il 25 novembre, la Giornata contro la violenza sulle donne. A novembre il maltempo ci aveva fermate, impedendoci di tenere la manifestazione prevista, così abbiamo deciso di accorpare tutto in un unico evento potente, proprio l’8 marzo. Insieme alla scuola, alle associazioni del territorio e con il sostegno dell’Amministrazione comunale, abbiamo invitato tutta la cittadinanza a partecipare. È stato un momento di condivisione vera, in cui le due ricorrenze – diverse per origine e focus – si sono intrecciate in un messaggio unico. Entrambe parlano di lotta contro l’oppressione, di autodeterminazione femminile, di riconoscere che la violenza di genere non è un problema che si risolve con una data sul calendario, ma con impegno costante. Quello che ha reso l’evento davvero speciale è stato il coinvolgimento dei bambini della primaria “Don Silvestro Radicchi” e dei ragazzi della secondaria “Salvatore Marchetti”. Come facciamo ogni anno, abbiamo proposto un tema guida: Aspasia, la straordinaria donna dell’antica Atene, intellettuale, oratrice e compagna di Pericle, che con la sua intelligenza e il suo coraggio sfidò i pregiudizi del tempo per affermare che le donne possono essere protagoniste del pensiero e della politica. Da lì i ragazzi e le ragazze hanno allargato lo sguardo ad altre figure incredibili di resistenza femminile. Intanti hanno parlato delle sorelle Mirabal – Patria, Minerva e María Teresa –, le tre attiviste dominicane chiamate “Las Mariposas”, le Farfalle. Simbolo potentissimo contro la dittatura di Rafael Trujillo, assassinate nel 1960 per la loro opposizione coraggiosa, ci ricordano ancora oggi quanto possa essere forte e pericolosa per il potere la determinazione di una donna che dice no.

I bambini della primaria “Don Silvestro Radicchi” hanno partecipato con un entusiasmo contagioso, realizzando splendidi cartelloni coloratissimi e poesie toccanti dedicate alle donne che hanno fatto la storia e a quelle che ogni giorno lottano per i propri diritti. Questi lavori, pieni di creatività, sensibilità e messaggi potenti, hanno impreziosito l’evento e dimostrato quanto anche i più piccoli possano comprendere e fare propri temi così importanti. Un plauso speciale va a loro e ai loro insegnanti che, con semplicità e cuore, hanno saputo trasformare colori, parole e disegni in un vero inno alla libertà e al rispetto.

Un momento toccante e significativo è stato la performance dei ragazzi della scuola secondaria. Hanno letto dei testi fortissimi sul tema del controllo sul corpo femminile: le donne non possono vestirsi come vogliono senza essere subito etichettate, giudicate, colpevolizzate. Parole che denunciano stereotipi ancora diffusissimi, che limitano la libertà e alimentano una cultura del possesso e del giudizio. Poi hanno cantato “Lella”, quel vecchio brano di Edoardo De Angelis (quello che molti ricordano interpretato da Lando Fiorini), una canzone in dialetto romanesco di oltre cinquant’anni fa che racconta uno stupro. All’epoca in cui nacque non c’era ancora la consapevolezza che abbiamo oggi sul consenso, sulla violenza sessuale, sul femminicidio.
Riascoltarla e cantarla insieme, reinterpretata dai ragazzi, è diventato uno strumento di riflessione fenomenale: collega il passato al presente, mostra quanto certi meccanismi di silenzio e violenza siano duraturi, ma anche quanto le nuove generazioni stiano imparando a smascherarli, a parlarne apertamente, a combatterli con la parola e con l’arte. Vederli lì, con gli occhi pieni di emozione e la voce ferma mentre leggevano e cantavano, è stato commovente. Hanno dimostrato non solo di aver capito i messaggi, ma di farli propri, di trasformarli in qualcosa di vivo e personale. È la prova più bella
che l’educazione al rispetto, alla storia delle donne, alla lotta contro la violenza funziona quando è condivisa, quando coinvolge davvero, quando diventa creativa.

L’evento non è stato solo una celebrazione: è stato un piccolo ma importante atto politico e culturale. Ci ha ricordato che dire “donna” significa riconoscere diritti, talenti, sofferenze e resistenze; significa dire no alla violenza, agli stereotipi, alla colpevolizzazione della vittima. Grazie di cuore a tutte le associazioni che hanno collaborato, all’Amministrazione che ha creduto nel progetto, agli insegnanti che hanno preparato i ragazzi con tanta cura e sensibilità, e soprattutto a loro, alle ragazze e ai ragazzi che con il loro impegno hanno dato voce a chi troppo spesso è stata zittita.
Continuiamo così, insieme, non solo l’8 marzo o il 25 novembre, ma tutto l’anno. Perché i diritti delle donne non sono una ricorrenza: sono una conquista quotidiana. “Chi dice donna” continua a dire resistenza, futuro e speranza.

Carla Colla
Associazione “Chi dice donna”

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