Riprendo il percorso per ricordare altre botteghe: Albertini abbigliamento a via Accrocca e a via Roma (quest’ultimo ora a Piazza della Pace); al Piglione, parrucchiere Alba e Carmela, abbigliamento bambini Emma Pezzoli; Via Laurienti, sartoria Carosi, macelleria Augusto Marafini, calzature Otello Zaralli, alimentari Gino Serangeli, frutta e verdura Bruna, ssediaro e fabbro Spartaco Cioeta, Righetto Jo Lanaro, calzolaio Michele Lenzini, falegnameria Tognini, frutta e verdura Luciana Bravo, macelleria Scarnicchia.
Cori Monte. Per saperne di più su Cori Monte, Piero doveva contattare Attilio Moriconi, che però è morto! Infatti, il suo elenco delle botteghe montanare è esiguo e ho chiesto aiuto a Caterina Capogrossi del Monte. La ringrazio di cuore: mi ha elencato le botteghe che ricorda.
Subito emerge che Cori monte aveva molte botteghe in più rispetto a Cori valle. Dal Comune per le Pietre: parrucchiere Umbertino, antennista V. Catinelli, Leontina alimentari, sartoria, mmastaro (cinte, borse, selle). Via della Repubblica: dentista Salus Gattamelata, sarti da uomo (due), elettrodomestici di Mario Pistilli, macelleria Bernardi, armeria dei Carucci, scarpe Ciuffa, alimentari Fioravante, emporio Ercole (sigarette, lacci), calzolaio Remiggiotto, tintoria, frutteria Zaracheglio, di fronte: emporio, articoli casa e alimentari (orzo, caffè, zucchero pasta…) Peppe Meddio, falegname Caracchione e Peppe Nasca, macelleria Tizzone Porcari, gelateria Il Corace, barbiere Umberto, calzolaio Valentino e Peppe Uccio. Salita per Tempio d’Ercole: tabacchi Bauco, bar, barbiere, banca. Piazza della Pace: albergo Marafini, latteria Richetto Ciardi, alimentari Marafini Tommaso, sarti Livio Ciuffa Bacolini e Otello Corsetti, albergo La Pace e ristorante, parrucchiere Gigi, cinema Arena, Nasone, forno Altavilla vicino a Cencio jo barbiere, frantoio, falegnameria Catullo, macelleria di Mario Bernardi, un altro sarto, Jole la lattara, tempio d’Ercole, Omero stagnaro. Per Monte Pio: Monastero, emporio, macelleria. Piazza Tempio d’Ercole: ex Palazzo Marchetti, macellaio, alimentari, un sarto, un sediaro. Piazza Signina: bar Jo Strammaro, alimentari Cobbilla, benzinaio Dardano Scala, ferramenta Peppe Lana o Ruggero Bianchi?, albergo-ristorante Lepini, bar Ddea, dopolavoro, barbiere Jo Prefetto, banca. Da piazza Signina a via S. Nicola: baretto con tavoli di Andrea e Domenico cane rajato, edilizia Ciavardini, i Vitelli sediari. Via Fontanelle: Osteria Zampi. Salita Soccorso: bar dei Cacciatori, forno Sorghino.

Da questo elenco-mappatura, che sicuramente non è completo e può contenere qualche inesattezza del ricordo, emerge però una Cori economicamente socializzata tra il “via vai” continuo di persone, merci, automobili, e con tutto il necessario per soddisfare i bisogni quotidiani. Le attività presentate, per lo più artigianali, hanno consentito relazioni tra famiglie, negozi, materie prime in uno scambio economico vitale che appare movimentato ed equilibrato. I bottegai dovevano fare i conti tra il comprare, il vendere e il ricavare per le necessità familiari. Nessuno aveva la sicurezza di arrivare a fine mese e ci si arrangiava come poteva. Ad esempio, a Via Pelasga Pio Trocchi, detto Piuccio, aveva un negozio con casse di legno compensato che si aprivano e chiudevano, dentro le quali c’erano farina e pasta. Lo zucchero si trovava sugli scaffali. Piuccio aveva tre belle e brave figliole che doveva dotare per accasarle, il reddito non era brillante. La moglie, per sostenere la famiglia, s’inventò un nuovo lavoro: allevare galline ovaiole sul terrazzo di casa a piazza Ninfina! Le galline vecchie che non facevano più uova le vendeva a buon prezzo ed andavano a ruba! Ogni giorno raccoglieva uova e poi, con la sua giardinetta, girava dentro e fuori dal paese per venderle.
La clientela era assicurata e lei contribuì a far studiare e ben accasare le figlie. Si racconta che, negli anni ’50, Padre Pio andò a Roma per sottoporsi ai controlli del Sant’Uffizio perché faceva troppi miracoli… la Chiesa lo controllava. Fu ospite al Convento di S. Francesco. Padre Sergio Trattoria I Lepini – p.zza Signina – Cori foto dal gruppo FB Sei di Cori Se Mecocci mi confermò che vi si fermò più ancora
senza che nessuno lo sapesse. La prima volta che venne qui però la voce si sparse e molti si recarono al convento per vedere Padre Pio, ci andò pure Piuccio Trocchi. La saletta a disposizione del Frate si trovava a destra della porta della Chiesa che porta al Chiostro. Lì Padre Pio accolse i fedeli con Padre Guardiano e un altro frate dietro un tavolo lungo rettangolare. Le sedie erano tante, si riempirono presto, molti restarono in piedi. Padre Pio con i suoi occhi penetranti scrutava tutti, incuteva timore e… speranza. Piuccio arrivò tardi e dovette rimanere in fondo, schiacciato tra la porta e l’angolo del muro, in piedi. Si fece piccolo piccolo. Padre Pio, con voce potente, cominciò a indrizzare peccati, dolori, lampi e furmini, fiamme dell’Inferno! La paura dei presenti cresceva così tanto che si poteva tagliare a fette! Poi alzò il dito della mano destra indicando, uno per volta con “tu”, peccatori e peccati davanti a
tutti! Sarv’ognuno… ’n ze sarvé nisciuno.
Piuccio tremava, i denti battevano forte; chissà se li sentì Padre Pio? Forse sì perché dal tavolo lo indicò. – Tu, non ti vergogni di rubare grammi di farina e non fare il peso giusto? Sì, proprio tu che stai appiccicato a quel muro! – Tutti si girarono; Piuccio, voleva sparire per la vergogna, lì davanti a tutti. Il Frate continuò: – Ti aspetterà il fuoco dell’Inferno se non rimedi al male fatto, la pesatura della merce deve essere giusta al prezzo giusto! Tu sarai arrostito per l’eternità insieme a farina e pasta che hai rubato ai tuoi clienti! – Piuccio tornò alla bottega contrito, bastonato, impaurito. (Pare anche che se la fece sotto per la paura e i frati gli prestarono un grembiule.) La cosa si diffuse e da quel giorno pasta, farina, zucchero ebbero il peso giusto! Negli anni successivi le botteghe cominciarono a chiudere, a spostarsi dove erano parcheggi per scaricare le merci male automobili aumentarono e i parcheggi diminuirono. Anche a Cori aprirono i supermercati, le botteghe al centro sparirono.
Giancarla Sissa