L’EDITORIALE: Nel nome dei Padri

Ha vinto la Costituzione Italiana.
Hanno vinto i Padri e le Madri Costituenti.
I poteri indipendenti dello Stato si possono migliorare, ma non stravolgere.
Il voto è stato politico contro una narrazione che non funziona più.
L’entrata in campo di milioni di giovani.

Abbiamo intitolato questo editoriale “Nel nome dei Padri”; avremmo dovuto aggiungere “e delle Madri” perché sono loro i vincitori primi di questo referendum: i padri e le madri costituenti che, riuniti in una commissione di 75 deputate e deputati, dal 25 giugno 1946 al 22 dicembre 1947, in rappresentanza di 556 membri del Parlamento, diedero vita ad una sintesi magistrale delle diverse sensibilità di appartenenza e, di conseguenza, alla Costituzione più bella del mondo. Con un perfetto equilibrio di Poteri costituito da pesi e contrappesi indipendenti a garantire che i governi democratici non si trasformassero mai in governi autoritari. E che l’Esecutivo di turno non dimenticasse mai che governare non vuol dire comandare.

Gli italiani, nella maggioranza dei votanti, hanno difeso la Carta Costituzionale. L’hanno riconosciuta come identitaria della nostra storia recente e − in una sorta di sacralità laica − hanno ribadito che essa non si tocca.
Certo, si può in alcuni punti aggiornare, rileggerla nell’ottica della contemporaneità, ma con l’accordo di tutti e non certo a colpi di maggioranza. Gli italiani hanno difeso un principio: le Istituzioni si rispettano. Anche quando − e a buon ragione, aggiungiamo noi − si criticano per come funzionano. Ma non si sopprimono: Parlamento, Magistratura, Corte Costituzionale, Corte dei Conti.
Sono queste le articolazioni di quel corpo che si chiama “Democrazia”. Un corpo con qualche acciacco, qualche malanno, ma che proprio per questo deve essere curato.

Già altri hanno provato a manomettere la Carta che tutto il mondo democratico ci invidia fallendo miseramente. Quando la Storia chiama a fare scelte fondamentali, il popolo risponde. Sa da che parte stare, soprattutto ora che questo esecutivo − strambo, confuso e mediocre − tenta la rivincita con una legge elettorale che, dando la maggioranza assoluta a chi supera il 40 %, ricorda la legge truffa del ’53.
Ma i motivi della vittoria del NO sono anche e soprattutto di natura politica. Un voto di protesta contro una narrazione di un Italia che non esiste, raccontata dalla “Bella addormentata nel bosco” che non è quello della nota famiglia, ma è quello di Palazzo Chigi, dove, tra affreschi, stucchi e lampadari, sono riusciti a nascondere la miseria di una proposta politica che persino Confindustria sta criticando. Poi, ma non in ordine di importanza, il ruolo fondamentale dei giovani che a milioni sono andati a votare. Non li avevano visti arrivare. E invece dalle piazze Free-Palestine si sono precipitati alle urne.
Il nostro compito è di onorare quei 75 donne e uomini che con il loro impegno e dedizione ci hanno consentito in questi decenni, e ancora oggi, di essere orgogliosamente cittadini liberi di una Nazione democratica. Siamo tutti fieri figli della Repubblica Italiana.

Emilio Magliano

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