Sal Da Vinci: Polemiche astiose su un bel brano melodico

Il festival di Sanremo è dal 1951 uno dei riti nazional-popolari del nostro paese. Dal primo festival di Sanremo, il sogno/obiettivo di ogni partecipante alla kermesse canora è stato quello di fare canticchiare il proprio brano da tutta Italia e non solo.

Il brano vincitore di quest’anno ha centrato pienamente l’obiettivo perché Per sempre sì di Sal Da Vinci è diventato rapidamente così virale da essere rivisitato in giapponese, in francese, in portoghese/brasiliano, persino in latino ed altre lingue; viene ballato nelle tv nazionali, nelle chiese, nei centri anziani e negli ambienti più disparati. Ha creato una infinità di polemiche che spaziano dal patriarcato all’amore tossico, che sia adatto come colonna sonora dei matrimoni, in particolare quelli della camorra, e a decine di altre considerazioni di questo livello.
Le mie considerazioni sono che, al di là che il brano mi piaccia o no, trovo aberrante la sistematicità con cui si trasforma ogni occasione di ascolto collettivo in un processo e trovo altresì allucinante la cattiveria, il livore e l’odio che trasformano una melodia in una colpa ed un sentimento in un crimine.
Il mio augurio è che Sal Da Vinci lasci un segno anche al prossimo Eurovision Song Contest. Trovo davvero singolare che alcuni dei colleghi di Sal Da Vinci lo critichino dall’alto dei loro brani di spessore quando poi, ad analizzare bene molti brani del loro repertorio, di spessore non hanno davvero nulla.

Roberto Bernardi

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