L’urgenza del trascurabile

Ormai è già qualche giorno che siamo tornati, quasi tutti, al lavoro. Sembra un giorno che si è andati in ferie. Un giorno a volte lungo, a volte corto, cortissimo. Appena arrivato, i saluti di rito, stancamente si accende il PC che cerca di sincronizzare tutte le mail non lette. Troppe per leggerle, meglio archiviarle. La cassetta è vuota adesso. Passa qualche minuto ed eccone ancora un’infinità. Non si erano tutte scaricate? Primo sollecito, secondo sollecito, terzo sollecito. In vertà stanno tutte arrivando adesso, sembrano in tempo reale. Che cosa può essere successo? Non erano tutti in ferie. Chi è che scrive? O meglio ancora chi è che già sollecita? Mi irrigidisco e cerco di leggere qualcosa. Drin… Drin… il telefono squilla all’impazzata. Perché? Che è mai successo? Una, due, tre chiamate ed il filo conduttore era sempre lo stesso. Si sinceravano che fossi tornato da “lunghissime vacanze” e se avessi letto le mail urgenti. Si, quelle urgenti. Da un lato mi scende un velo di tristezza, dall’altro, devo capire cosa stia accadendo. Non mi posso fermare! Ci sono delle urgenze, troppe urgenze. Ogni mail richiama urgentemente una mail urgente in cui si sottolineava che c’era un problema urgente. Che fare? Non so. Perché ci sono sempre urgenze? Mail urgenti, telefonate urgent i, chat urgenti, riunioni urgenti. Riunioni per capire come gestire le urgenze, riunioni su come dare la giusta priorità alle urgenze. Un caffè urgente e la giornata volge al termine. Abbiamo quasi definito come mettere in sequenza tutte le urgenze. Una rapida passeggiata, una rapida cena, una rapida notte, un rapido risveglio. Un rapido caffè. Bene, adesso si è pronti per cominciare ad aggredire le urgenze messe in fila ieri. Drin… Drin… “Hai letto la mail di ieri sera?” “No.” “E’ Urgente” “Come le altre?” “No, di più”. Forse c’è qualcosa che mi sfugge, forse ci sono troppe urgenze, forse si è tutti stanchi delle ferie. Eppure si è tutti lì ad urgenziare qualcosa di cui forse non si ha cognizione. Forse bisogna cambiare approccio, forse bisogna agire con più calma e meno stress. Beh, in fondo se quelle urgenze ci sono da tempo e non gli si è dato la giusta importanza, è solo perché forse non sono vere urgenze. Possono stare li. Comunque le guardiamo, le curiamo. Periodicamente controlliamo che siano sempre li e che non siano disgraziatamente andate via. Passa qualche altro giorno, cerco di rilassarmi un po’ negli intervalli tra un’urgenza e l’altra. Una passeggiata, un libro, un film, il giardino, l’orto. Si ho capito che bisogna darci un taglio a tutte queste storie. Bisogna riposare, pensare, agire. Con il giusto ordine! Ad un tratto mi torni in mente tu, i tuoi occhi, i tuoi capelli e la passione per il tuo orto. L’orto delle soddisfazioni e delle passioni. Non trascuriamolo. Ricordati sempre che per raccogliere i frutti, devi colt ivare le piante.

Antonio Moroni 

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